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pubblicato il 27/gen/2012 15:53

Immigrati/Fini: Cittadinanza ineludibile, Parlamento batta colpo

Materia divide, dibattito sarà serrato ma mi auguro si intervenga

Immigrati/Fini: Cittadinanza ineludibile, Parlamento batta colpo

Roma, 27 gen. (askanews) - "Mi auguro che il Parlamento batta un colpo". Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in una intervista a Repubblica Tv, torna a sollecitare una modifica della legge sulla cittadinanza. Essere cittadini italiani, spiega la terza carica dello Stato, "significa amare la propria patria anche se non è la terra dei propri padri, conoscere la Costituzione, rispettarne le leggi, sentire anche il piccolo privilegio di essere italiani visto che secondo l'Unesco nel nostro paese c'è il 60% del patrimonio culturale dell'umanità: mi auguro che in questa legislatura il Parlamento intervenga sulla legge che regola la cittadinanza. Non è una questione da tutti condivisa, ci sarà un dibattito abbastanza serrato". "Nell'epoca della globalizzazione, in un'epoca in cui l'Italia si confronta per la prima volta col tema dell'integrazione degli immigrati - sottolinea Fini - la questione della cittadinanza è ineludibile anche perché non è vero che si diventa cittadini italiani a 18 anni, bensì a 20-21 per la burocrazia. Bisogna rendere possibile diventare cittadini a chi nasce in Italia e frequenta almeno un ciclo di studi. Io ho dubbi sulla cittadinanza automatica data se soltanto si nasce in Italia e poi non ci si vive neanche 15 giorni della vita. La cittadinanza va riconosciuta a chi nasce in Italia, impara la nostra lingua, si inserisce nella nostra società. E' giusto consentire loro di diventare cittadini senza attendere i 18 anni". Secondo il leader di Fli si potrebbe concedere la cittadinanza già a 11 anni: "Per ciclo di studi intendo l'inizio della frequentazione della scuola dell'obbligo. Non vedo perché si dovrebbe attendere ulteriormente, ovviemente sempre a condizione che la famiglia o chi esercita la patria potestà stia in Italia. Si tratta di bambini che parlano non solo italiano ma anche dialetto, tifano per le nostre squadre di calcio, sono perfettamente simili ai nostri figli o nipoti, se non per il colore della pelle o perché professano un'altra religione. Quando hanno l'età di 12-13 anni, l'età delicata dello sviluppo, farli sentire diversi e stranieri in patria, farli sentire in una condizione che non è quella dei loro compagni di gioco significa esporli a dei rischi". Fini riconosce infine al governo Monti "una grande sensibilità" perché "è stato il primo governo nella storia della Repubblica che ha attribuito una responsabilità ministeriale per l'integrazione". Ma "giustamente" il presidente del Consiglio "non ha inserito il tema della cittadinanza nel suo programma: mi auguro che il Parlamento batta un colpo".

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