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pubblicato il 05/giu/2013 12:00

Immigrati/ Santa Sede: Non chiudere le frontiere ai rifugiati

Vegliò: Governi rigidi, opinione pubblica sempre più diffidente

Immigrati/ Santa Sede: Non chiudere le frontiere ai rifugiati

Città del Vaticano, 5 giu. (askanews) - La "risposta corretta" al problema dei profughi e degli sfollati "non sta nella chiusura delle frontiere. I Paesi dovrebbero garantire i diritti dei rifugiati e agire secondo lo spirito della Convenzione del 1951, andando incontro a chi è nel bisogno, accogliendolo e trattandolo come si farebbe con cittadini autoctoni". Lo scrive il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, che anticipa sull''Osservatore romano' i contenuti del documento 'Accogliere Cristo nei rifugiati e nelle persone forzatamente sradicate' che viene presentato domani in Vaticano. Il testo "riflette la situazione di rifugiati, sfollati, apolidi e vittime delle diverse forme di traffico di esseri umani", spiega il porporato. "Questo titolo già indica che la natura della migrazione forzata è cambiata. Uomini, donne e bambini sono costretti a lasciare le loro case per molte ragioni diverse, per cui è diventata meno evidente la differenza tra migrazione forzata e migrazione volontaria per motivi di lavoro. Nello stesso tempo, l'atteggiamento di molti governi si è fatto più rigido. E questo impone una riflessione, dato che apparentemente al centro delle decisioni politiche le misure di deterrenza hanno preso il sopravvento sugli incentivi per il benessere delle persone. Sembra che la priorità sia data alle strategie per tenere lontani profughi e sfollati. La sola presenza di rifugiati o di persone deportate è sentita come problema, invece di tener conto delle ragioni per cui sono stati costretti a fuggire. Di pari passo, inoltre, troviamo anche un'opinione pubblica sempre più diffidente e tutto questo sta minacciando lo spazio di protezione". Il card. Vegliò si sofferma, in particolare, sulla situazione della Siria. Secondo i dati dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur) riportati dal porporato vi sono più di 1,6 milioni di rifugiati siriani in Libano, Giordania e Turchia. "I Paesi limitrofi - afferma Vegliò - hanno dischiuso generosamente i loro confini, li hanno tenuti aperti e hanno accolto i rifugiati. Questo è esattamente ciò che chiedeva la Convenzione sui rifugiati del 1951. Altrove, invece, vi sono Paesi, e purtroppo non sono esclusi quelli Europei, che chiudono la frontiera di fronte ai disperati che fuggono, senza curarsi della loro domanda di protezione. L'accesso alla procedura d'asilo, infatti, deve ancora essere garantita".

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