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pubblicato il 11/gen/2012 20:34

Immigrati/ Riccardi rilancia su permessi di lavoro, Lega attacca

Distinguo da Pdl, plauso da Pd, Udc, Fli sindacati e Acli

Immigrati/ Riccardi rilancia su permessi di lavoro, Lega attacca

Roma, 11 gen. (askanews) - Immigrati atto terzo. Dopo le polemiche dei giorni scorsi sulla cittadinanza ai minori figli di stranieri che risiedono in Italia e quelle sulla rimodulazione della tassa sui permessi di soggiorno, il ministro Andrea Riccardi torna a parlare della sua materia - questa volta sui permessi per la ricerca di lavoro - e va in scena lo stesso spettacolo: la Lega va compatta all'attacco, dal Pdl si levano perplessità e distinguo, mentre Pd, Fli e Udc plaudono al fondatore della comunità di Sant'Egidio. Riccardi interviene ad un'audizione davanti alla commissione Affari costituzionali, alla Camera, per esporre le linee-guida del suo ministero all'Integrazione e alla Cooperazione internazionale. "Sono un ministro acerbo e, data la durata di questo governo, credo che non diventerò mai un ministro maturo", si schermisce. Dalle polemiche pregresse si tiene lontano. Sulla tassa sui permessi si limita a dire che ci sta lavorando con il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri. Sulla cittadinanza ai figli degli stranieri ribadisce che il Governo "non può che sostenere e appoggiare quello che maturerà all'interno del Parlamento". E comunque spiega ai deputati di non essere un "patito che brucia incenso al multiculturalismo" e che non punta né allo 'ius soli' né allo 'ius sanguinis', ma allo 'ius culturae', più adatto alla cultura italiana. Poi Riccardi formula alcune proposte nuove. La Rai, spiega, può tornare a insegnare italiano agli immigrati come fece il mitico maestro Alberto Manzi per alfabetizzare gli italiani negli anni 60 con la trasmissione 'Non è mai troppo tardi'. "Ne ho parlato con Lorenza Lei", spiega. Poi affronta il tema del lavoro che manca. "La Caritas - spiega - stima che 600 mila soggiorni di lavoro sono scaduti. Mettiamo che una parte di queste persone sono tornate nel loro paese, ma una cifra che si stima di 350mila persone rischia di finire nel circuito dell'irregolarità. In questa situazione i lavoratori stranieri possono perdere il posto di lavoro, ma come permanere nel paese per trovare una nuova occupazione se è scaduto il permesso di sei mesi?". Da qui la proposta di "prolungare il periodo di ricerca di un nuovo lavoro almeno a un anno". Riccardi spiega: "La mia preoccupazione maggiore è perdere uomini, donne, lavoratori che già hanno fatto un pezzo di percorso di integrazione". Non solo: "E' necessario pensare a meccanismi per cui i lavoratori adeguatamente formati tramite la cooperazione allo sviluppo siano svincolati dalle quote fissati nei decreti, purché ci siano richieste del mercato del lavoro".

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