sabato 25 febbraio | 21:48
pubblicato il 29/ott/2012 14:15

Immigrati/ Papa: Non emigrare è diritto umano come emigrare

Cattolici rifuggano mero assistenzialismo.Serve integrazione vera

Immigrati/ Papa: Non emigrare è diritto umano come emigrare

Città del Vaticano, 29 ott. (askanews) - "Ogni Stato ha il diritto di regolare i flussi migratori e di attuare politiche dettate dalle esigenze generali del bene comune, assicurando sempre il rispetto della dignità di ogni persona umana". Ma "nel contesto socio-politico attuale, prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Lo ha sottolineato, fra l'altro, Papa Benedetto XVI, nel messaggio scritto in occasione della novantanovesima 'Giornata mondiale del Rifugiato' che ricorrerà il prossimo 13 gennaio 2013, presentato oggi in Vaticano. "'Diritto primario dell'uomo - ha ammonito Ratzinger facendo sue le stesse parole usate nel 1988 da Giovanni Paolo II nel suo discorso in occasione del Congresso mondiale delle Migrazioni - è quello a vivere nella propria patria: diritto che però diventa effettivo solo se si tengono costantemente sotto controllo i fattori che spingono all'emigrazione'". E "oggi infatti vediamo che molte migrazioni - ha ammonito papa Benedetto - sono conseguenza di precarietà economica, di mancanza dei beni essenziali, di calamità naturali, di guerre e disordini sociali". Fermo restando che "il diritto della persona ad emigrare - ha ripetuto ancora una volta il Pontefice - è iscritto tra i diritti umani fondamentali, con facoltà per ciascuno di stabilirsi dove crede più opportuno per una migliore realizzazione delle sue capacità e aspirazioni e dei suoi progetti', come ricorda anche la Costituzione conciliare 'Gaudium et spes'". Inoltre, fissato il pari 'diritto umano' a emigrare e non emigrare, "la Chiesa e le varie realtà che ad essa si ispirano sono chiamate nei confronti di migranti e rifugiati, - ha messo nero su bianco il Papa teologo-, ad evitare il rischio del mero assistenzialismo, per favorire l'autentica integrazione, in una società dove tutti siano membri attivi e responsabili ciascuno del benessere dell'altro, generosi nell'assicurare apporti originali, con pieno diritto di cittadinanza e partecipazione ai medesimi diritti e doveri". (segue)

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