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pubblicato il 04/ott/2013 11:37

Immigrati: Kyenge, piu' Ue e politiche accoglienza. Oltre la Bossi-Fini

Immigrati: Kyenge, piu' Ue e politiche accoglienza. Oltre la Bossi-Fini

(ASCA) - Roma, 4 ott - L'Ue non trascuri le frontiere italiane, ma l'Italia rafforzi le sue politiche di accoglienza superando la sola lotta all'immigrazione clandestina, messa in campo dalla Bossi-Fini, con un approccio che dia risposte ad ampio raggio al fenomeno migratorio.

Questa la ricetta per evitare nuove tragedie come il naufragio di ieri a Lampedusa proposta, ai microfoni di Agora', dal ministro per l'Integrazione, Cecile Kyenge. Anche sulla base della sua esperienza personale che, pur senza sconfinare nella clandestinita', conobbe le molte difficolta' legate ''all'assenza di una rete'' di accoglienza.

''Non dobbiamo perdere la calma, dobbiamo capire di cosa stiamo parlando perche' si e' fatta troppa confusione. Stiamo parlando di persone che fuggono dalla guerra e bisogna distinguere tra chi chiede asilo e chi scappa dal suo Paese per motivi economici'', ha premesso Kyenge.

''Noi - ha proseguito il ministro - dobbiamo parlare con un'unica voce e far capire che le nostre frontiere sono anche porte dell'Europa. Le frontiere non appartengono a un unico paese ma appartengono all'Europa intera. Questo non vuol dire che le responsabilita' non devono essere addossate tutte all'Europa ma ognuno di noi, a livello diverso, deve fare la sua parte. Per quanto riguarda l'Italia si tratta di rafforzare le nostre politiche dell'accoglienza''. La Legge Boss-Fini? ''Il punto non e' cambiarla. Va cambiato - sostiene Kyenge - l'approccio con cui si fa una legge. Vanno date risposte al 100 per 100 di un fenomeno migratorio che riguarda studenti, ricercatori. Non parliamo solo di lotta all'immigrazione clandestina ma vanno date risposte al fenomeno migratorio''. A tal proposito il ministro ricorda come, una volta sfumata la borsa di studio che la condusse in Italia, pur senza entrare in clandestinita', venne ''salvata'' esclusivamente da ''la cultura e i valori della solidarieta' italiana, ma non c'era una rete. Era tutto affidato al singolo, al volontariato. Se sono riuscita ad andare avanti - ricorda ancora Kyenge - lo devo a moltissime persone, tra le quali un sacerdote ungherese, rifugiato politico. Oggi siamo davanti a un fenomeno che non e' piu' transitorio ma stabile'', ha sottolineato il ministro per l'Integrazione.

com-stt/rus

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