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pubblicato il 02/ott/2013 15:07

Immigrati: Cgil, 1,2 mln sofferenti, 1 su 2 tentato da lasciare Italia

Immigrati: Cgil, 1,2 mln sofferenti, 1 su 2 tentato da lasciare Italia

(ASCA) - Roma, 2 ott - Oltre 1,2 mln lavoratori immigrati vivono nell'area della sofferenza e del disagio occupazionale per effetto della crisi che si e' abbattuta con violenza sul loro lavoro e, piu' in generale, sulla loro vita. Sono i dati che emergono dalla ricerca presentata oggi e promossa dall'Associazione Trentin-Isf-Ires e dalla Cgil Nazionale, dal titolo 'Qualita' del lavoro e impatto della crisi tra i lavoratori immigrati'. Uno studio che da un lato calcola la platea di lavoratori immigrati 'parcheggiati' in quell'area definita della sofferenza e nell'area del 'disagio occupazionale; e dall'altro riporta i risultati di un'indagine, condotta su oltre mille migranti intervistati, per conoscere gli effetti della crisi, sia sul piano lavorativo che su quello legato alla vita sociale e ai processi d'integrazione. Per il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, ''mette i lavoratori e le lavoratrici migranti pagano gli effetti della crisi in maniera pesante: sono piu' disoccupati, piu' sottopagati e sfruttati, piu' irregolari''.

Cosi' sulla stessa linea l'intervento del presidente dell'Associazione Trentin, Fulvio Fammoni, secondo cui ''peggiorano sensibilmente nella crisi le condizioni in cui versano i lavoratori migranti''. I lavoratori immigrati rappresentano il 10,2% del totale degli occupati e si concentrano soprattutto in settori come servizi collettivi e alla persona (37,4%) e le costruzioni (18,9%).

La ricerca Trentin-Isf-Ires e Cgil riporta che tra il 2011 e il 2012, il tasso di occupazione degli stranieri e' diminuito del -1,7%, il tasso di attivita' e' rimasto sostanzialmente invariato, mentre quello di disoccupazione e' aumentato del +2%, passando dal 12,1% del 2011 al 14,1% del 2012.

Lo studio misura la consistenza reale del non lavoro, contando gli esclusi dal mondo del lavoro attraverso l'area della sofferenza: gli immigrati in 'sofferenza' sono oltre 527 mila (13,7%) e gli italiani quasi 3 milioni e 800 mila (10,6%). Rispetto al 2011 i primi sono cresciuti di 101 mila unita' e i secondi di 670 mila. In termini di valore assoluto gli immigrati in eta' da lavoro in 'disagio' sono oltre 706 mila (18,4%) e rispetto all'anno precedente sono cresciuti di 90 mila unita' (+14,5%.) mentre gli autoctoni sono oltre 3 milioni e 400 mila (9,5%) e sono aumentati di 220 mila unita' (+6,9%). Secondo Lamonica, ''la presenza dei lavoratori migranti in Italia e' diventata negli anni un fenomeno assolutamente strutturale che ha coperto alcune delle domande del nostro sistema produttivo e di welfare, basti pensare alla grande presenza del lavoro domestico e di cura, cosi' come ha contribuito al finanziamento del nostro sistema fiscale e di protezione sociale avendo in cambio molto poco in termini di diritti e tutele''. Per l'85% degli intervistati la crisi ha apportato dei peggioramenti nella condizione lavorativa. La risposta piu' frequente alla domanda 'quali sono stati gli effetti della crisi sul tuo lavoro?' e' stata che le retribuzioni si sono abbassate (31,5%), immediatamente dopo che sono diminuite le giornate di lavoro (25,5%). Ma se da una parte il lavoro sta diventando meno retribuito e piu' discontinuo, dall'altra le condizioni di lavoro si fanno piu' rischiose (19,1%) e gli orari piu' lunghi (22,2%). Inoltre una parte degli intervistati sente che la crisi sta provocando una piu' generale perdita dei diritti (12,8%) mentre aumenta il ricorso al lavoro irregolare (12,1%).

Per il 94% degli intervistati, la crisi ha cambiato il modo di vivere riducendo i consumi (62,3%) e aumentando il bisogno di chiedere un prestito (14%).

Inoltre, quasi un immigrato su due pensa di dover affrontare una nuova migrazione. Preso atto dello stato in cui versano gli immigrati, le prospettive non sembrano essere migliori.

Solo il 2,3% degli intervistati ha dichiarato che non e' spaventato dalla crisi, vittime della grande paura di perdere o non trovare lavoro (80%). Numeri che mettono da parte il tema dei diritti e dell'integrazione. Circa il 10% delle risposte riguarda il timore di diventare piu' ricattabili e quindi far valer meno i propri diritti, cosi' come poco meno del 10% delle risposte indicano il timore di una recrudescenza del razzismo o della xenofobia.

''Questi dati non solo sono gravi e significativi per quanto riguarda la condizione dei migranti - ha detto Fammoni - ma anche perche' in controluce mostrano un sistema produttivo arretrato''. Uscire da questo ''scivolamento inesorabile verso ulteriore poverta''', per Lamonica, e' possibile attraverso ''politiche generali che affrontino davvero il tema del lavoro e dell'occupazione e la necessita' di avviare una riflessione generale su come intervenire anche dal punto di vista normativo per impedire che cresca ulteriormente il campo dell'economia sommersa e che gli effetti della crisi ci consegnino un paese privo di ogni speranza di futuro positivo''.

red/rus

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