martedì 24 gennaio | 01:01
pubblicato il 29/gen/2011 05:10

Il videomessaggio n.4 di Berlusconi: Reagirò ad assalto toghe

Non fuggo giudici, ma mi presenterò solo a Tribunale ministri

Il videomessaggio n.4 di Berlusconi: Reagirò ad assalto toghe

Roma, 29 gen. (askanews) - Pronto a presentarsi dai giudici, perché lui mica li ha mai fuggiti. Ma, ovviamente, purché non siano quelli di Milano, ossia quel 'soccorso rosso' che si mette all'opera ogni volta che arriva la chiamata delle forze di opposizione che nulla hanno in comune se non il desiderio di tornare al potere. Videomessaggio n.4 di Silvio Berlusconi da quando è indagato per il caso Ruby. Registrato per i Promotori ma destinato alle redazioni - e dunque ai cittadini - perchè il concetto arrivasse chiaro e tondo e senza contraddittorio: E' in atto una nuova "offensiva" dei giudici politicizzati, ma "sarà respinta". Alla fine pare che la prevista manifestazione che si doveva tenere a Milano il 13 febbraio contro le toghe non si farà. A pesare sulla decisione, viene spiegato, sarebbe stata anche la preoccupazione fatta filtrare dal Quirinale per il nuovo inasprimento dei toni. Ma da qui a chiedere al Cavaliere di non prendersela con i pm, ce ne corre. Tanto per cominciare, però, il Cavaliere mette in chiaro che il "governo va avanti" perché lui mica è "un premier per caso", visto che il suo governo ha avuto, con Regionali ed Europee, una "continua legittimazione popolare" e che ancora adesso i suoi amati sondaggi danno la coalizione sopra il 45%. E forte di questo consenso, dice Berlusconi, il governo andrà avanti con le riforme. Prima tra tutte, ca va sans dire, quella della giustizia che è stata "bloccata da Fini", con tanto di separazione dei poteri. E poi - dice sventolando una cornetta telefonica - bisogna anche risolvere la questione dell'abuso delle intercettazioni che non è da "Paese libero". Ma Berlusconi assicura anche di essere pronto, tra una riforma e l'altra, a trovare il tempo per farsi giudicare visto che - dice - non ha "nessun timore". "Davanti ai magistrati - insiste - non sono mai fuggito, e la montagna di fango delle accuse più grottesche e inverosimili in 17 anni di persecuzione giudiziaria non ha partorito nemmeno un topolino". Il tempo, però, è pronto a trovarlo solo per il Tribunale dei ministri, perché è quello il giudice "assegnato dalla Costituzione". Quegli altri, quelli di Milano, per Berlusconi lavorano in combutta con i suoi "irresponsabili" avversari, gli stessi che hanno provato a farlo fuori "anche fisicamente". I giudici del 'soccorso rosso', insiste il premier, si rifanno vivi ogni volta che bisogna dare una mano a chi ha "tradito" gli elettori, a "quelli che nella Prima Repubblica erano fra loro nemici" e che si sono messi tutti insieme" nella "vana speranza di mandarci a casa" perché "non hanno in comune alcun valore" se non l'obiettivo di "conquistare il potere e far fuori Berlusconi". Il presidente del Consiglio non lo dice, ma in cima alla sua lista nera, ex equo con i giudici, c'è Gianfranco Fini. Ma in fondo basta lo sfogo avuto in mattinata con i suoi ministri: Un capo partito - ha detto - non può fare il presidente della Camera.

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