martedì 24 gennaio | 20:53
pubblicato il 17/nov/2011 18:45

Il programma di Monti: Equità, crescita e riequilibrio fisco

Premier cerca "unità" partiti: 'Se falliamo la crisi peggiorerà'

Il programma di Monti: Equità, crescita e riequilibrio fisco

Roma, 17 nov. (askanews) - Equità e crescita, riforme del fisco, delle pensioni e del mercato del lavoro, lotta all'evasione fiscale e ripensamento sull'Ici rispetto alle decisioni del governo Berlusconi. Mario Monti spiega di voler illustrare alle Camere solo gli "aspetti essenziali" del suo programma, ma quella che espone a palazzo Madama è una rivoluzione che investe tutti gli ambiti della gestione della cosa pubblica. Con un avvertimento ai parlamentari che saranno chiamati a sostenere il suo esecutivo: "Se falliremo, se non troveremo la necessaria unità di intenti" la crisi finanziaria morderà ancora di più. Una missione "non facilissima", meglio: "Un tentativo difficilissimo". Ma del resto "altrimenti avrei il sospetto che non sarei qui...", ci scherza su il Professore chiamato a difendere l'Italia dall'attacco dei mercati. Un compito che il neo premier ritiene impossibile da svolgere senza l'apporto dei partiti, ai quali promette un approccio 'bipartisan' nella scelta delle misure necessariamente impopolare: "I sacrifici necessari dovranno essere equi, maggiore equità ci sarà più saranno accettabili i provvedimenti e più ampia la maggioranza che riterrà di poterli sostenere" in Parlamento. Forse anche per questo se il Pdl dovrà accettare la reintroduzione dell'Ici - fiore all'occhiello del Berlusconi quater - il Pd dovrà trovare un equilibrio tra le sue varie anime su mercato del lavoro e pensioni. Quello che invece dovrebbe mettere tutti d'accordo è l'impegno sulla riduzione dei costi degli organi elettivi, e l'annunciata rimodulazione del carico fiscale: meno tasse su lavoro e attività produttive, aumento del prelievo su consumi e proprietà. In attesa che la spending review produca i risultati sperati e che sia possibile "una graduale riduzione" della pressione fiscale, la "composizione del prelievo fiscale può essere modificata in modo da renderla più favorevole alla crescita". Perchè crescita rimane l'imperativo. Oltre alla gestione dell'emergenza, bisognerà infatti gettare le basi per il lavoro dei governi che verranno e rendere strutturale la crescita italiana. Lo scarso incremento del Pil italiano nell'ultimo decennio, ricorda il Professore, "ha vanificato" i sacrifici fatti negli ultimi vent'anni per ridurre il debito, e dunque solo tornando a crescere l'Italia potrà essere "credibile" nel perseguimento degli obiettivi "ambiziosi" sul pareggio di bilancio e sul rapporto debito-pil. Per riuscirci, non servirà un grande sforzo di fantasia: "Nei documenti ricevuti dalle istituzioni europee non c'è nessuna originalità su ciò che l'Italia deve fare per crescere di più". Servono dunque provvedimenti volti "a rendere meno ingessata l'economia, a facilitare la nascita di nuove imprese, a migliorare l'efficienza dei servizi, a favorire l'ingresso nel mondo del lavoro di giovani e donne, due grandi risorse sprecate nel nostro paese". Riforme che magari avranno effetti non immediati sul Pil ma che "influenzano le aspettative degli investitori e possono portare a una riduzione immediata dei tassi di interesse". Ecco allora la spending review per ridurre strutturalmente la spesa pubblica; la riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali per superare il sistema "duale" in cui alcuni sono fin troppo tutelati e altri totalmente privi di tutele in caso di disoccupazione" ma che non toccherà i rapporti regolari in essere; l'intervento sul sistema previdenziale che seppur "tra i più sostenibili" rimane caratterizzato "da ampie disparità di trattamento tra generazioni e categorie, con aree di ingiusti privilegi". E ancora, vanno "rimossi gli ostacoli alla crescita": stimolo alla concorrenza, anche con il riordino delle professioni affrontando le "chiusure corporative"; migliore regolazione normativa del project financing per rilanciare le infrastrutture; raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda digitale Ue e la diffusione della banda larga; riduzione dei tempi della giustizia civile anche riducendo le sedi giudiziarie; incentivi alla crescita delle imprese; e soprattutto "valorizzazione del capitale umano" attraverso l'inclusione dei grandi esclusi: giovani e donne. Questi gli "aspetti essenziali", toccherà ai vari ministri entrare nei dettagli incontrando le commissioni competenti nei prossimi giorni. Lì si inizierà a capire se la "necessaria unità d'intenti" auspicata dal nuovo premier sarà davvero possibile.

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