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pubblicato il 23/nov/2012 21:17

Il 'dinosauro' è Forza Italia,si accorciano tempi per lista Cav

Annuncio forse settimana prossima. Nuova riunione da Berlusconi

Il 'dinosauro' è Forza Italia,si accorciano tempi per lista Cav

Roma, 23 nov. (askanews) - Il ghigno, più di ogni altra cosa. Quando appare sul viso di Silvio Berlusconi, vuol dire quasi sempre una cosa: che c'è un pensiero che gli frulla per la testa, che non dovrebbe dirlo, ma che non riesce proprio a trattenersi. Ed è esattamente con quel ghigno che - chiacchierando con i giornalisti - ha fatto capire che il famoso dinosauro che ha annunciato di voler estrarre dal cilindro altri non è se non lui. In versione 'dimagrita', si capisce. Di più il Cavaliere non vuole aggiungere. Anzi, la premessa è che gli si può chiedere qualsiasi cosa sul Milan, ma sulla politica meglio di no. Insomma, più facile farlo parlare di Pato e del fatto che sia diventato un "problema" per la squadra pur essendo il fidanzato di sua figlia, che fargli confessare in pubblico quello che pensa del Pdl e dell'insistenza di Angelino Alfano a voler tenere le primarie il 16 dicembre. Di certo però il Cavaliere lascia Roma nel pomeriggio e vola a Milano per presiedere una riunione, l'ennessima delle ultime settimane, dedicate a un solo obiettivo: la nascita della sua nuova lista. Lui la chiama 'Forza Italia'. Perchè è quel tipo di progetto, e di struttura, che ha in mente. Niente di più lontano - nella sua testa - da ciò che è diventato il Pdl. Cioè, un vecchio partito, pesante, in una parola: nomenclatura. Alla quale - il Cavaliere non se ne capacita - il giovane segretario ha deciso di legarsi mani e piedi. E allora il ragionamento è più o meno questo: se le facciano pure le primarie, tanto poi a guastare la festa ci penserà il 'dinosauro'. Non tutti gli aspetti del progetto della nuova Forza Italia sono ancora stati messi a punto. Nelle ultime ore, soprattutto dopo la decisione di fare le primarie a metà dicembre, Berlusconi ha però imposto una nuova accelerazione. A sentirlo ieri, quando sbottava a destra e manca, sembrava quasi questione di ore. Poi - ha riferito a chi è andato a trovarlo - ha passato la notte a pensarci e ripensarci. A valutare modi, metodi e tempi. I tempi, appunto. Quasi certamente nulla accadrà prima che si siano chiuse le urne delle primarie Pd. Se Bersani dovesse vincere al primo turno, l'annuncio potrebbe arrivare già all'inizio della settimana prossima. E comunque al massimo - spiega chi è conoscenza degli step del progetto - ci vorrà una decina di giorni. Quasi nessuno comunque pare disposto a scommettere che il Cavaliere lascerà che le primarie del suo (ex) partito si svolgano in pace. Berlusconi - viene tra l'altro raccontato - possiede già un elenco di nomi potenziali da inserire in lista. Alcuni vengono dall'esterno, altri sono coloro che considera 'salvabili' all'interno del Pdl. Che la pratica sia in stato avanzato, d'altra parte, lo dimostra il fatto che nelle ultime ore si sono moltiplicate le dichiarazioni di candidati alle primarie (vedi Santanché, Biancofiore e Samorì) che si dicono pronti a mollare la gara se Berlusconi dovesse lasciare il Pdl. Chi ha già ufficializzato il suo ritiro è Vittorio Sgarbi. Una scelta fatta - spiega in una nota - in aperto dissenso verso Angelino Alfano. Perchè ad agitare il partito oggi non c'è stata solo l'attesa per le prossime mosse del Cavaliere. In nome del partito degli onesti, infatti, il segretario ha pensato bene di annunciare di essere pronto a ritirarsi dalle primarie se tra i suoi concorrenti ci saranno degli indagati. Una mossa fatta per prendere le distanze dai profili di un paio di competitor, ma che ha finito per trasformarsi in uno scivolone. Perché il Pdl è un partito 'geneticamente' garantista, perché ha parlato di indagati e non di inquisiti e soprattutto perché - come è chiaro - una frase del genere non può essere pronunciata facendo finta che i processi dell'ex premier non esistano. Tanto che a sera l'ex Guardasigilli è costretto a correggere il tiro: Silvio Berlusconi - dice - è un perseguitato dalla giustizia, gli altri non possono dire altrettanto.

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