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pubblicato il 16/feb/2016 10:14

"I mille morti di Palermo": Antonio Calabrò racconta la mafia

A trent'anni dal maxi processo

"I mille morti di Palermo": Antonio Calabrò racconta la mafia

Roma, (askanews) - Si chiama "I mille morti di Palermo" ed è un racconto della mattanza di mafia fra il 1979 e il 1986 nel capoluogo siciliano: è il nuovo libro di Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, che visse quegli anni personalmente come cronista de L'ora di Palermo. Il libro esce nel trentennale del maxi processo contro la Mafia, aperto a Palermo il 10 febbraio del 1986. Cosa successe in quegli anni?

"Successero sostanzialmente tre cose" spiega Calabrò. "La prima: un tentativo di rinnovamento della politica, grazie a un accordo fra DC, PCI e PSI fu infranto a colpi di pistola: l'omicidio di Michele Reina, segretario della Democrazia cristiana e uomo di Salvo Lima; poi l'omicidio di Piersanti Mattarella, presidente della Regione, l'uomo del governo con le carte in regola e la trasparenza; e ancora omicidi di altri magistrati, poliziotti, uomini delle istituzioni: il capo dell'opposizione Pio La Torre, il generale Dalla Chiesa e così via. QUindi un tentativo di bloccare il rinnovamento politico e, secondo tema, di bloccare anche un'azione più incisiva delle forze dell'ordine e della magistratura. Terzo fatto: la guerra scatenata all'interno delle cosche mafiose dalla banda dei Corleonesi, che avevano un forte riferimento politico in Vito Ciancimino, contro tutto il resto della mafia tradizionale. Dunque la politica, il legame con gli affari, il blocco del rinnovamento e la strage per l'egemonia dei Corleonesi. Da qui si arriva appunto ai mille morti: cinquecento per strada e cinquecento come si diceva nel dialetto all'epoca 'fatti scomparsi', cioé rapiti e uccisi".

Fra gli altri "morti eccellenti" c'è "un magistrato, Cesare Terranova; e dopo di lui Gaetano Costa il procuratore che ha avuto il coraggio di firmare una serie di ordini di cattura contro una potente cosca; viene assassinato nell'agosto del 1980 mentre sta guardando dei libri antichi su una bancarella a Palermo. Poi c'è la strage in cui muore Rocco Chinnici, l'uomo che ha dato a Giovanni Falcone l'incarico di proseguire le indagini di Costa e aveva avuto l'intuizione di formare il pool antimafia. In mezzo Boris Giuliano, Emanuele Basile e così via continuando. Ci sono "cadaveri eccellenti", ma è un brutto modo di dire perché non rende loro giustizia. Ci sono morti nelle istituzione e moltissimi morti per strada, 'mala carne' si direbbe in dialetto durante gli omicidi di bande. E poi c'è l'omicidio Dalla Chiesa, il più pesante, il più eclatante che viene subito dopo l'omicidio di Pio La Torre. Morti, quelle di Mattarella, Dalla Chiesa, la Torre su cui sono chiare finora le responsabilità giudiziarie dell'assassinio, ma non chiari i confini, i contorni e l'ombra dei mandanti".

Ci sono tanti misteri italiani attorno a quegli eventi: "misteri dalle radici antiche" spiega Calabrò. "All'inizio della storia della Repubblica, chi arma davvero la mano del bandito Giuliano per la strage di Portella della Ginestre? Perché muore Enrico Mattei? Una risposta giudiziaria non c'è. Scompare Mauro De Mauro, cronista dell'Ora e giornalista bravissimo che stava indagando sulla morte di Mattei. Si sa che la mafia arma la mano dei killer di Piersanti Mattarella, ma Mattarella stava lavorando su un grande rinnovamento democristiano ed era l'erede migliore di Aldo Moro, ucciso nel 1978. C'è un legame? Una risposta ancora non ce l'abbiamo. Dentro queste storie siciliane si legano ancora pezzi di storia nazionale carichi di ombre.

Cosa è cambiato oggi? "La mafia è stata sconfitta al maxiprocesso istruito e gestito in aula benissimo, e infatti viene confermato in appelloe in Cassazione. La mafia è messa in ginocchio allora dallo Stato. Poi arriveranno le stragi, la morte di Falcone e Borsellino, ultima reazione militare della mafia e gli arresti di Riina e Provenzano. Una trama di affari io credo che ci sia ancora, e ricordiamo che Matteo Messina Denaro, potentissimo, ricchissimo e sanguinario capomafia è ancora latitante".

Oggi i centri del potere sono legati piuttosto alla 'ndrangheta che ha messo radici anche al nord. "Cosa Nostra era all'interno delle istituzioni con mani pesanti dentro la grande politica nazionale e dentro alcune relazioni internazionali di affari e interessi. La 'ndrangheta è molto più sparsa sul territorio ma non condiziona provvedimenti fondamentali nel cuore. Inquina la politica, il mercato e gli affari ma non è pervasiva rispetto ai centri dello Stato come era la mafia".

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