venerdì 02 dicembre | 20:52
pubblicato il 03/set/2011 05:00

I dubbi Ue su stretta evasione, il no di Confindustria

Opposizione chiede dimissioni Premier. E Pid punta su condono

I dubbi Ue su stretta evasione, il no di Confindustria

Roma, 3 set. (askanews) - Opposizione sul piede di guerra, avvertimenti dai piccoli della maggioranza, preoccupazione dell'Ue sul fronte anti-evasione, lo stesso che solleva le critiche di Confindustria. E poi la paura del cardinal Bertone per la stretta sulle cooperative e la rabbia, non sbollita, degli amministratori locali, in primis Alemanno e Formigoni. Malgrado al Senato i luogotenenti del Pdl cerchino di infondere fiducia sul rispetto dei tempi ("la manovra arriverà in aula martedì") e dei saldi ("invariati"), le nubi ricominciano ad addensarsi sul pacchetto anti-crisi del governo, a solo 24 ore dalla presentazione degli emendamenti in commissione con tanto di comunicazioni alla stampa da parte del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Gli industriali si dichiarano "sconcertati" dalle misure anti-evasione, definite approssimative, inefficaci, e che "rischiano di penalizzare le imprese corrette nel rapporto con il fisco". "La prima gallina che canta ha fatto l'uovo", replica il ministro Calderoli. Ma per lo stesso motivo il testo è sotto la lente Ue, che se da per scontato che gli obiettivi sul deficit non siano discussi si dice preoccupata "nel vedere eccessivo affidamento alla lotta contro l'evasione fiscale" perché - spiega il portavoce del Commissario Ue agli Affari economici Rehn - "è sempre molto difficile da valutare, è molto difficile prevedere il loro impatto sul bilancio". In commissione Bilancio, si lavora per sfrondare le proposte di modifica e garantire il rispetto dei tempi prestabiliti. Ma la confusione regna sovrana. Il Pdl prima annuncia il ritiro di alcuni emendamenti per fare prima, poi precisa che non verranno ritirati ma soltanto "non discussi", sempre per accelerare le pratiche e venire incontro all'invito del presidente del Senato Renato Schifani a rientrare nei tempi e arrivare all'ok dell'aula di Palazzo Madama la prossima settimana. L'opposizione fa ancora i conti, per il Pd mancano ancora all'appello 3 miliardi di euro, e chiede le dimissioni del Premier. Perché, dice Pier Luigi Bersani, "con tutto questo improbabile e incredibile" sulla manovra finanziaria "sta facendo pagare al paese un prezzo incredibile" e "ci sta trascinando sull'orlo di una situazione drammatica". "La condizione generale del paese è molto molto grave. La principale manovra che occorrerebbe fare è cambiare governo", osserva Massimo D'Alema. Duro anche il Terzo polo: la manovra "è un bluff" ribadisce Italo Bocchino (Fli), il Governo "non è all'altezza", afferma Lorenzo Cesa (Udc). Nel frattempo, si agitano i piccoli: prima le minacce di Forza Sud nel caso non fossero accolti gli emendamenti sul ripristino dei fondi Fas e l'esclusione delle aziende che producono energie rinnovabili dal pagamento della Robin tax. Sul primo punto, annuncia il senatore Flere "il governo si è 'piegato'", ma la guardia resta alta. E il Pid batte sul condono: "E' l'unico modo per evitare di colpire i soliti noti è fare ricorso agli ignoti. Lo si può fare o perseguendoli, come il governo sta facendo con questa manovra, oppure blandendoli cioè convincendoli a pagare di meno", dice Saverio Romano, ministro per le Politiche agricole. Mau/Mdr

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