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pubblicato il 04/mar/2015 21:04

Grillo riscopre dialogo, con sguardo a voto su giudici Consulta

Rai e reddito di cittadinanza, M5S pronto alla mediazione

Grillo riscopre dialogo, con sguardo a voto su giudici Consulta

Roma, 4 mar. (askanews) - "Io auspico tutte le convergenze del mondo". Beppe Grillo parla, sul Corriere della sera, del reddito di cittadinanza e della riforma della Rai, ma se alla domanda "siete disposti a trovare una mediazione?" la risposta del leader del Movimento 5 stelle è "assolutamente sì", la novità politica va registrata. La giornata registra anche qualche nervosismo nella maggioranza per i possibili ammiccamenti fra Pd e M5S, e una astiosa polemica con il capogruppo Pd alla Camera Roberto Speranza, che ha condizionato il dialogo a una "inversione di rotta" di Grillo, subito rimbeccato dal blog M5S in uno sprezzante post dal titolo "Lo Speranza è l'ultimo a morire".

Lo sguardo degli osservatori politici, comunque, si appunta sugli obiettivi del nuovo Grillo dialogante. I suoi in Parlamento minimizzano: "Sicuramente - commenta il capogruppo al senato Alberto Airola - abbiamo voglia di far capire agli italiani che non siamo come ci descrivono. Ma non è che abbiamo proposto la riforma della Rai perché abbiamo una strategia di comunicazione: la vogliamo perché serve". Un deputato che chiede l'anonimato, invece, esprime tutto lo scetticismo M5S per il rapporto con il presidente del Consiglio: "Renzi non si fa mai inchiodare a un'immagine che lo vede a braccetto con qualcuno, che sia Alfano, Berlusconi o Grillo. Trova sempre il modo di fare uno 'scarto' di lato, e magari lo farà su una cosa come la Rai, trovando una convergenza con noi e prendendosi il merito di una riforma. Ma in Parlamento non ci sono le condizioni per una gestione diversa, il Governo ha espropriato tutto".

Il movimento guarda però ad alcune scadenze politiche decisive: la riforma della Rai, il reddito di cittadinanza, sul quale ha aperto anche il numero uno dell'Inps Tito Boeri; ma soprattutto l'elezione dei giudici costituzionali. La seduta comune di Camera e Senato è convocata per il 19 marzo, con due posti in palio: quello che invano per mesi si è tentato di assegnare ad esponenti di Forza Italia o a giuristi indicati dal partito di Silvio Berlusconi (è sempre mancato il quorum), l'altro lasciato libero da Sergio Mattarella, salito al Quirinale. Ma a luglio finisce il mandato di Paolo Maria Napolitano e il discorso potrebbe quindi aprirsi ad un pacchetto di tre nomine. Ci sarebbe posto per un giudice targato 5 stelle? "A quel punto sarebbe naturale...", osserva Vito Crimi, che di queste vicende si occupa nel M5S come componente della commissione Affari costituzionali del Senato. Alla domanda se ci sono state già aperture da parte del Pd sul tema, Crimi sorride ma si cuce la bocca. "Se la matematica non è uno scherzo, un giudice dovremmo indicarlo noi", sottolinea Danilo Toninelli, vicepresidente della commissione Affari costituzionali della Camera. "I nomi - ricorda - li abbiamo fatti nel giugno scorso, ma non ci hanno ancora detto nemmeno perché no".

In realtà, qualche contatto è già in corso, Sel e M5S potrebbero provare a inserire nel "pacchetto" di tre nomine il nome di Felice Besostri, l'avvocato vincitore della battaglia anti-Porcellum alla Consulta. E Grillo spera che il nuovo capo dello Stato possa spingere per un percorso condiviso sul punto: "Mi sembra un garante della Costituzione molto preparato", dice il leader M5S, sottolineando ancora una volta le aspettative dei suoi su una sorta di "ombrello" del Quirinale a protezione del Parlamento e quindi delle opposizioni. Ma il Pd, raccontano fonti parlamentari di opposizione, ha chiesto una rosa di nomi a tutti i partiti, opzione che potrebbe servire proprio a evitare un accordo secco con le opposizioni e a impallinare eventuali nomi sgraditi.

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