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pubblicato il 16/lug/2015 11:31

Grillo: dopo la Grecia c'è l'Italia, serve un audit sul debito

"Per ripagarlo stanno distruggendo lo Stato sociale"

Grillo: dopo la Grecia c'è l'Italia, serve un audit sul debito

Roma, 16 lug. (askanews) - Il ricatto del debito pubblico strangolerà l'Italia dopo la Grecia. A rilanciare l'allarme è il blog Beppegrillo.it, in un lungo post anonimo e scritto in prima persona, attribuibile perciò al titolare, leader del Movimento 5 stelle. Per Grillo "il debito è immorale in Grecia come in Italia".

"La Troika - scrive Grillo - ha sentenziato: la Grecia deve morire per pagare il suo debito. Deve morire dissanguata, lentamente in agonia ed esposta al pubblico ludibrio come monito per il prossimo (l'Italia?). Il volere dei cittadini greci, espresso tramite il refendum popolare del 5 luglio, conta meno di niente, anzi è un aggravante che ha comportato l'ipoteca di 52 miliardi di beni pubblici greci come garanzia sul ripagamento del debito. Un'assicurazione sull'esercizio della democrazia: se i greci vogliono votare per cambiare le cose loro comunque si tengono il 'grisbi'. Tanto vale non votare più. E' il debito che comanda".

Grillo ricorda che in Grecia una commissione ha indagato sulle origini e le responsabilità nella formazione del debito pubblico greco ed ha concluso che "sulla base del diritto internazionale il governo ha la possibilità di sospendere in maniera sovrana il pagamento del debito greco" in particolare perché: "l'insostenibilità del debito pubblico greco era evidente sin dall'inizio ai creditori internazionali e ai giornali economici".

"Un audit, sul modello di quello greco, va istituito al più presto - avverte il leader M5S - anche per il debito pubblico italiano che ha sfondato la soglia dei 2.200 miliardi di euro. Per ripagarlo stanno distruggendo lo Stato sociale, i diritti dei lavoratori, la scuola e svendendo tutti gli asset strategici italiani. Dopo la Grecia, i prossimi siamo noi. Prepariamoci. Non possiamo morire di debito. Non possiamo morire per l'euro. Potere al popolo, non alle banche!".

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