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pubblicato il 25/feb/2015 20:52

Grasso: per abolire i vitalizi ai condannati non serve una legge

L'organo che produce una norma è l'unico che può modificarla

Grasso: per abolire i vitalizi ai condannati non serve una legge

Roma, 25 feb. (askanews) - E' il Senato che ha il potere di intervenire sui vitalizi dei senatori condannati, in virtù della "autonomia normativa" che spetta alle Camere. Lo scrive il presidente di palazzo Madama Pietro Grasso, spiegando che è "paradossale ipotizzare, come nel parere reso dal Prof. Cesare Mirabelli il 19 febbraio 2015, che successive modifiche debbano trovare origine in una fonte normativa diversa dalla fonte che ha costituito l'istituto. Vale un principio generale del diritto, oltre che di palese ragionevolezza, secondo cui l'organo che produce una norma è l'unico che possa modificarla".

"Non vi è dubbio - aggiunge Grasso - che la legge sia incompetente a disciplinare la materia, che è ricompresa nell'autonomia normativa (autodichia) delle Camere che si fonda in particolare per quanto attiene al regime giuridico dei parlamentari sul combinato disposto degli artt. 64 ("ciascuna camera adotta il proprio regolamento") e 66 della Costituzione ("ciascuna camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause successive di ineleggibilità e incompatibilità").

Aggiunge Grasso: "Se il Consiglio di Presidenza dovesse ritenere di non avere potere di modificare i regolamenti su vitalizi e pensioni, allora questo farebbe cadere l'intera potestà normativa sulle garanzie per i parlamentari, e riconoscerebbe che la legge potrebbe modificare anche le norme vigenti sul trattamento economico e giuridico dei parlamentari. art. 66".

Secondo il presidente del Senato, i vitalizi e le pensioni dei parlamentari sono legati alla carica e, dunque, coloro che sono incandidabili ai sensi della legge Severino dovrebbero perdere anche il diritto agli assegni. In una lettera, Grasso respinge la tesi del professor Mirabelli "secondo cui la cessazione dell'erogazione sarebbe assimilabile ad una sanzione penale accessoria, come tale soggetta alla riserva di legge assoluta".

Al contrario, "non sussiste un divieto di retroattività, che varrebbe ove si trattasse di una sanzione penale accessoria. Quando una condizione di eleggibilità viene meno (che sia la moralità, collegata ad una condanna, o la cittadinanza italiana), cade il presupposto sia per l'esercizio di una carica sia per la percezione di emolumenti che sono collegati ad una carica che non si può più ricoprire. E questo deve riguardare anche i vitalizi e le pensioni".

Del resto, secondo il presidente del Senato, "l'entrata in vigore di questa disciplina (della legge Severino, ndr) pone in capo ai due rami del Parlamento il dovere giuridico e morale di interrogarsi sulle ricadute che il nuovo regime di incandidabilità produce sull'ordinamento interno delle Camere. in particolare, alle modifiche che riguardano la normativa sui trattamenti previdenziali riconosciuti ai parlamentari cessati dal mandato".

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