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pubblicato il 14/giu/2011 07:09

Governo/Lega alza posta su missioni e fisco, ma teme vicolo cieco

A Pontida rivendicazioni padane: Serve coraggio o è terza sberla

Governo/Lega alza posta su missioni e fisco, ma teme vicolo cieco

Roma, 14 giu. (askanews) - "O si cambia o si va al voto", dice Roberto Maroni. "A Pontida diremo quello che Berlusconi dovrà dire il 22 giugno in Aula", gli fa eco Roberto Calderoli in una nota concordata nel vertice con Umberto Bossi e lo stesso Maroni. Perchè la Lega non vuole "la terza sberla", dopo quella delle amministrative di due settimane fa e quella, freschissima, del referendum di ieri. Dunque alzare la posta, provare a prendere in mano ancora più nettamente la politica del governo, mettere condizioni ferree sull'azione dell'Esecutivo. E sperare che possa servire a rilanciare le quotazioni se non della coalizione, almeno della Lega, per poter andare al voto (meglio se nel 2012) in condizioni più favorevoli, ed evitare così la "terza sberla". A meno di una settimana dall'appuntamento di Pontida, il Carroccio prepara quindi la lista delle rivendicazioni che possano calmare la base padana: exit strategy dalla missione in Libia, anche in funzione di una stretta contro l'immigrazione clandestina; significativa riduzione di tutti gli altri contingenti all'estero, compreso di quello in Afghanistan; e poi una riforma fiscale che - seppure a deficit 'quasi zero' - premi i ceti di riferimento dell'elettorato leghista, e che soprattutto allenti la morsa del patto di stabilità interno sugli Enti locali virtuosi, consentendogli di spendere le risorse in cassa e far ripartire. Ovvero quel "coraggio" invocato da Maroni come unica risposta possibile alle "sberle". Una lista che, è la convinzione diffusa tra i dirigenti leghisti, sarà accolta da Silvio Berlusconi, in occasione del passaggio parlamentare del 22 giugno. Ma il problema, è il ragionamento svolto da diversi esponenti del Carroccio, non è tanto il discorso in Parlamento del premier, quanto la possibilità che gli impegni presi si traducano in realtà, e dunque - se le promesse non saranno mantenute - cosa fare. E il punto di caduta delle conversazioni di tutti i leghisti è che, almeno al momento, non c'è alternativa a Berlusconi. Andare al voto subito "sarebbe la terza sberla sicura", spiega un dirigente, e dunque la prima opzione è esclusa. Il governo tecnico, spiega invece un esponente vicino a Maroni, "sarebbe usato dalla sinistra per far fuori Berlusconi e poi correre il prima possibile al voto. Senza contare che ora anche il Pd è molto più condizionato dalla sinistra radicale e da Di Pietro". E poi, aggiunge un altro leghista, "dopo 11 anni di centrodestra ormai siamo percepiti come una forza di centrodestra". E dunque, non resta che l'attuale coalizione, "con la speranza - è la conclusione di un altro dirigente - che si riesca a fare qualcosa che almeno non ci condanni al tracollo" quando si dovrà andare al voto. Anche perchè a quel punto "il Pdl sarà completamente allo sbando, e noi potremmo intercettare parte dei loro voti in uscita". In realtà una quarta opzione ci sarebbe, ed è il cambio in corsa a palazzo Chigi: "Ma possiamo solo provare a convincerlo - ammette un parlamentare - per metterlo con le spalle al muro dobbiamo avere pronta la via d'uscita nel caso in cui Berlusconi voglia resistere. E per ora non c'è".

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