martedì 17 gennaio | 20:55
pubblicato il 04/lug/2013 08:38

Governo: vertice maggioranza, Letta tra ok Ue e instabilita' alleati

Governo: vertice maggioranza, Letta tra ok Ue e instabilita' alleati

(ASCA) - Roma, 4 lug - La decisione della Commissione europea di concedere piu' flessibilita' ai Paesi rispettosi del vincolo del 3% nel rapporto deficit/pil - e l'Italia e' fra questi, dopo la chiusura della procedura di infrazione - rischia paradossalmente non di rafforzare il governo ma di renderlo ancora piu' debole e in balia dei venti che provengono ora dal Pd ora dal Pdl, passando per Scelta Civica. E' con questo tema di sottofondo che il presidente del Consiglio Enrico Letta presiedera' il vertice di maggioranza previsto per questa mattina a Palazzo Chigi.

Certo, da Bruxelles e' arrivata una decisione che politicamente premia - come detto ieri da Letta - l'operato del governo, che ha seguito ''la bussola dei fatti, delle cose concrete e non delle chiachiere''. Ma nei fatti all'Italia dalla Commissione non e' arrivata alcuna delega in bianco alla spesa e i margini di intervento, dando per certo che il rapporto deficit/pil per il nostro Paese nel 2013 si attestera' al 2,9%, restano strettissimi se non inesistenti.

Il 'premio' ha subito innescato nei partiti una corsa al provvedimento da prendere, all'intervento in questo o quel settore da compiere. Ma soldi in piu' non ce ne sono. Ed e' questa una delle cose che Letta dovra' spiegare alla maggioranza, al cui vertice non a caso partecipa il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni. E proprio in questo senso sono arrivate ieri le parole del commissario Ue per gli Affari economici Olli Rehn, che ha spiegato come maggiore flessibilita' non significhi avere l'autorizzazione a sfondare il tetto del 3%. Quello che dovra' essere fatto invece - come per altro tratteggiato ieri dal premier da Berlino - e' trovare una adeguata politica di bilancio che generi i fondi per compiere interventi.

Non e' stato un caso infatti che ieri l'ex premier Mario Monti - colui che ha preteso la convocazione del vertice, con la minaccia (piu' di maniera che effettiva) di sfilarsi dall'esecutivo - abbia incontrato Saccomanni. Monti ha espresso al ministro ''l'apprezzamento e l'incoraggiamento di Scelta civica per una politica di bilancio prudente, che non pregiudichi, per interessi di questo o quel partito, gli importanti risultati raggiunti negli ultimi due anni e ancor oggi riconosciuti dalla commissione Europea''. Una politica di bilancio che ''riprenda la via delle riforme strutturali, indispensabili per la crescita e per una maggiore equita' sociale''. Dal canto suo il titolare del dicastero di via XX Settembre giudica la decisione dell'Ue ''un'ottima notizia che premia il lavoro fatto in questi ultimi mesi e che ha tolto anche un po' di scetticismo da parte di alcuni''. Si tratta, spiega, di ''un primo segnale'' e ''superata la boa delle elezioni tedesche a settembre, sicuramente un Consiglio europeo a ottobre fara' un valutazione della situazione per eventuali ulteriori cambi di passo''. Ecco, i termini ''prudenza'', ''primo segnale'' lasciano chiaramente intendere in che modo, a detta di due economisti prestigiosi, debba essere recepita la decisione di Bruxelles. Ma con ogni probabilita' non sara' cosi'. E' possibile infatti che nel vertice il Pdl tornera' per esempio a spingere sulla cancellazione dell'Imu, sull'Iva, sulla detassazione per le assunzioni di giovani da parte delle imprese. Senza dimenticare la riduzione delle tasse in generale e i tagli alla spesa. Mentre il Pd, per non essere da meno, sicuramente chiedera' il reperimento di risorse per investimenti produttivi e per rilanciare economia e lavoro.

Una gara insomma a chi chiedera' di piu', il classico assalto alla diligenza che riporta la memoria alle Finanziarie di una volta. Sara' allora compito di Letta (e di Saccomanni) riportare le richieste in un giusto ambito, senza pero' dimenticare la strumentalita' di alcune istanze, che al di la' del loro pur positivo impatto sulle tasche dei cittadini italiani (vedi l'Imposta sugli immobili), vengono rilanciate per mettere pressione al governo e creare tensioni nella maggioranza. Con l'obiettivo, a volte dichiarato, di sfasciare tutto e tornare alle urne (e' la strategia di una parte del Pdl e, seppure meno urlata, di una pattuglia del Pd). Una soluzione per tentare di riportare la maggioranza ad una simil-unita' potrebbe essere quella, caldeggiata dal Pdl, di istituire una cabina di regia con Saccomanni sulle questioni economiche, creando cosi' una sorta di filtro alle polemiche e agli attacchi strumentali. Ecco, compito di Letta oggi sara' anche quello di smussare le asperita' e riportare una parvenza di coesione in una maggioranza chiamata nelle prossime settimane ad un duro impegno parlamentare, alla conversione di numerosi e importanti decreti, fra cui il dl fare, sanita', carceri, ecobonus. Altra nodo sul tappeto - che non potra' non emergere nella riunione di questa mattina - e' la questione relativa all'acquisto dei cacciabombardieri F-35, che ha assunto quasi il livello di uno scontro istituzionale. Il Consiglio Supremo di Difesa, al cui vertice siede il Presidente della Repubblica, ha ieri mandato un chiaro messaggio al Parlamento sostenendo che il governo - nelle sue scelte operative in questo caso militari - non puo' essere soggetto a veti preventivi da parte delle Camere. Posizione che ha provocato agitazione tra le forze politiche, di opposizione ma non solo che hanno accusato Napolitano di aver dato ''uno schiaffo'' al Parlamento.

Ma al di la' delle singole questioni, fanno da sfondo al vertice le fibrillazioni, gli scontri in atto nei due principali partiti della maggioranza, Pdl e Pd. Tutti e due innanzitutto non uniti e compatti nel sostegno all'esecutivo, con le ali estreme che si comportano piu' da opposizione (e quindi con tentativi, piu' o meno palesi, di provocare una crisi di governo) che da alleati a Palazzo Chigi. Il Pdl e' alle prese con l'annunciato ritorno a Forza Italia. Una scelta, espressa da Berlusconi, che sta provocando numerosi mal di pancia all'interno del partito. Sia sulle modalita' di rilancio del vecchio simbolo - con Fabrizio Cicchetto che contesta le decisioni prese dall'alto e il fatto di venirne a conoscenza dai giornali - e sia sulla ''mission' del rinascente partito, che alcuni vorrebbero (Santanche', Verdini) duro e puro. Il Pd dal canto suo vive forse in modo piu' palese rispetto agli alleati-avversari le spaccature al suo interno. Se nel Pdl non e' certo in dubbio la leadership del Cavaliere nel Pd il fattore Renzi agita il partito e provoca continui dubbi su quali caratteristiche debba avere colui che guida il Pd. Il sindaco di Firenze sostiene che e' tornato il ''correntone'' che lo vuole far fuori e spinge allora per il congresso, per la definizione delle regole per le primarie, aggiungendo di essere stufo di essere oggetto del tiro al piccione. Il ministro Dario Franceschini smentisce l'esistenza di una guerra al ''rottamatore' ma i fatti indicano, anche qui, l'esistenza di una frattura netta all'interno dello schieramento piddino.

Anche di questo dovra' tener conto Letta oggi, per cercare di non far venire meno il sostegno al suo governo. fdv/red

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