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pubblicato il 14/nov/2011 21:50

Governo/ Tecnici e/o politici, squadra di Monti in fieri

Il Professore ai gruppi: referendum non segna fine legislatura

Governo/ Tecnici e/o politici, squadra di Monti in fieri

Roma, 14 nov. (askanews) - Mario Monti vorrebbe che del suo governo facessero parte i politici. Esponenti di peso dei principali partiti che in Parlamento lo sosterranno, ma da Pdl e Pd arriva un deciso no: meglio che ci siano solo tecnici, è il messaggio ufficiale dei due principali partiti che verrano ricevuti domani per le consultazioni. Mostrano una disponibilità totale invece dal terzo polo e Casini lo dice chiaramente: "Monti ha carta bianca. Politici tecnici, per noi non fa differenza, faccia quel che vuole". Il premier incaricato ha svolto oggi il primo giorno di consultazioni, annunciando per domani, oltre all'incontro con le forze politiche, anche quello con le parti sociali e con i rappresentanti di donne e giovani. Si allungano quindi i tempi per l'assunzione formale dell'incarico ricevuto ieri dal Quirinale. Un tempo che viene considerato fisiologico vista la delicatezza delle scelte da prendere ma anche insidioso a causa degli strascichi delle fibrillazioni nella maggioranza. Monti però oggi ha detto ai gruppi che ha ricevuto per le consultazioni che avrebbe gradito la presenza di rappresentanti dei partiti nel suo esecutivo. In serata dopo le risposte negative ricevute sia da Pd che dal Pdl ha corretto la formula: "Che i segretari di partiti siano presenti nel governo non è condizione indispensabile - ha detto Monti al termine della prima giornata di consultazioni - ma è indispensabile invece un convinto appoggio su caratteristiche, valori e configurazione del governo". Circolano in queste ore varie ipotesi sul tipo di impegno che Pd, Pdl e Terzo polo, i tre partiti che hanno annunciato il loro sostegno al governo Monti, potrebbero avere nel governo del prof Monti. Esclusa la presenza di ministri politici si è aperta la possibilità per dei sottosegretari politici, e a ricoprirlo delle figure istituzionali come i vicepresidenti di Camera e Senato, Bindi, Bonino, Buttiglione, e Lupi. Ma anche questa col passare delle ore è sembrata sfumare. Per il Pdl "è chiaro" che non soltanto i ministri ma anche i sottosegretari del governo Monti dovranno essere tutti tecnici, ha chiarito il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto. Dal Pd invece spiegano che il problema delle presenze dei politici non è quello centrale perchè anche senza avere propri esponenti nell'esecutivo è chiaro che bisognerà garantire sostegno al governo e alle misure che varerà. Perciò si valuta l'agitazione nel Pdl come pura tattica dettata da problemi tutti interni e con gli alleati della Lega. Quello di Mario Monti "sarà un governo tecnico fatto di personalità di alto profilo". Ha spiegato Anna Finocchiaro, esponendo la posizione del partito dopo un vertice con il segretario, Pier Luigi Bersani, insieme al suo omologo della Camera Dario Franceschini, anche se sarà necessario individuare "strumenti nuovi di raccordo tra le forze politiche, visto che ci troviamo in uno scenario completamente inedito". A questo proposito c'è chi sostiene che alla fine se non ci saranno politici al governo Monti si rivolgerà direttamente ai leader di partito per raccordarsi sui provvedimenti da varare. Quanto alla squadra di tecnici i nomi che circolano sono sempre quelli di Tabellini e Saccomanni all'Economia. Zamagni, Mirabelli, Capotosti, Livia Pomodoro alla Giustizia. Per gli Esteri e gli Interni occorrono delle figure adatto a ricoprire un ruolo di Stato quindi Amato o Massolo agli Esteri, Anna Maria Cancellieri o Mosca agli Interni. Mosca Moschini o Camporini vengono considerati i papabili per il ministero della Difesa. Per lo Sviluppo economico oltre a Catricalà, Secchi, Annamaria Taranatola spunta anche il nome dell'ex ministro Fantozzi. Al Welfare si fa il nome di Dell'Aringa. All'istruzione Ornaghi o Riccardi, alle Infrastrutture Secchi o Sabelli alla Funzione Pubblica Torchia o l'ex ministro Bassanini, all'Ambiente Clini e resta in pole per il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enzo Moavero Milanesi. Antonio Malaschini, ex segretario generale del Senato, potrebbe invece ricoprire il ruolo di raccordo tra governo e Parlamento, una sorta di ministro per i rapporti con il Parlamento, con un incarico da sottosegretario alla presidenza. Il premier designato oggi è stato molto chiaro anche sulla durata del governo che si appresta a guidare: "Non accetterei limiti temporali", ha detto, perciò nessuno pensi che si possa fissare la scadenza fin d'ora perchè per lui il limite è la fine della legislatura, primavera 2013. E' stato Antonio Di Pietro a sollevare il tema durante l'incontro con Monti. Per il leader di Idv infatti il referendum elettorale, qualora il quesito venisse accolto dalla Consulta, potrebbe segnare la fine del governo di larghe intese. Ma Monti non la pensa così e lo ha spiegato anche alla delegazione di Idv durante il colloquio nel pomeriggio a palazzo Giustiniani.

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