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pubblicato il 06/lug/2011 21:47

Governo/ Strappo della Lega su dl missioni, manovre per il 'dopo'

Si ragiona su crisi a ottobre, ma prima preparare alternativa

Governo/ Strappo della Lega su dl missioni, manovre per il 'dopo'

Roma, 6 lug. (askanews) - L'obiettivo principale era non aprire un fronte diretto con il Quirinale. E dunque oggi Roberto Maroni non ha dato particolarmente voce ai malumori leghisti durante il Consiglio Supremo di Difesa, nè alcuno dalla Lega ha commentato il comunicato che ha promesso sì una "tempestiva ridefinizione dei contingenti" ma allo stesso tempo ha blindato la partecipazione italiana alla missione in Libia fino al suo termine. Ma allo stesso tempo, Roberto Calderoli ha immediatamente spostato la battaglia sul nuovo terreno, quello interno al governo: una fredda lettera alla Presidenza del Consiglio, non preceduta dai soliti canali informali per annunciarla agli alleati, per stoppare il decreto di rifinanziamento delle missioni militari che si sarebbe dovuto esaminare nel Consiglio dei Ministri. Del resto, già nelle conversazioni off the record con i leghisti, emergeva la delusione per l'esito della riunione e si individuava il prossimo terreno di confronto: "Alla fine quello che conta - spiegava un parlamentare - sarà il decreto di rifinanziamento delle missioni che si inizierà a discutere tra poco". Una scelta resa evidente dalla lettera di Calderoli alla Presidenza del Consiglio, che - ragiona un esponente leghista - mette in un angolo Silvio Berlusconi: cedere alla Lega scontendando il Capo dello Stato, o forzare la mano sul decreto e andare allo scontro con il Carroccio. Insomma, la strategia di smarcamento della Lega da Berlusconi prosegue a ritmi sempre più serrati: le missioni, la norma salva Fininvest, le misure della manovra sulle quali il Carroccio pretende modifiche in Aula, il possibile sì all'arresto di Alfonso Papa. E la prospettiva di una crisi ad ottobre che si fa sempre più concreta. Anche per i movimenti interni al partito: la destituzione anticipata del capogruppo Marco Reguzzoni, annunciata sabato sera da Umberto Bossi dopo la figuraccia che ha portato alla bocciatura della legge Comunitaria, rafforza l'ala maronita (più favorevole alla crisi) che avrà il nuovo presidente Stucchi, a scapito del 'Cerchio magico' (leale con Berlusconi). Ma prima di arrivare alla rottura, spiega un esponente padano, il Carroccio deve preparare l'alternativa. In questo senso, una battuta d'arresto - racconta un dirigente leghista - si è registrata sul ddl di abolizione delle Province: "La mattina del voto Gianclaudio Bressa era stato a lungo in riunione con Roberto Calderoli, e si era trovato un accordo per bocciare la proposta dell'Idv e ripartire dalla commissione con un progetto più organico, prendendo anche a riferimento la pdl a prima firma Bersani. Ma poi l'accordo è saltato. Quello sarebbe potuto essere il primo terreno di confronto", spiega la stessa fonte. Tuttavia, il Carroccio è ancora disponibile a ragionare con Pd e Udc su un provvedimento "serio e organico" sulle Province, dando un'altra possibilità alle opposizioni e provando dunque ad allacciare un confronto "su temi di merito". Non solo: dalla Lega si guarda con attenzione alle prossime mosse di Angelino Alfano: "Tocca anche e soprattutto a lui ragionare sul dopo Berlusconi". L'altra necessità del Carroccio, se davvero dovesse passare la linea dello strappo, è trovare il terreno di rottura 'ideale': "Deve essere un tema su cui poi impostare anche una campagna elettorale", spiega un dirigente. Quel che è invece certo, assicura un'altra fonte, è il luogo dell'eventuale annuncio dello strappo: "A Pontida si fa la lista degli obiettivi, a Venezia, dopo la festa del Po, si tirano le somme e si comunicano le decisioni".

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