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pubblicato il 03/apr/2013 08:32

Governo: polemiche tra Pd e Pdl in attesa del nuovo Capo dello Stato

Governo: polemiche tra Pd e Pdl in attesa del nuovo Capo dello Stato

(ASCA) - Roma, 3 apr - Tra Pdl, Pd, Scelta Civica e M5S c'e' accordo sul timing della crisi politica. La scelta di nuove elezioni o di un ''governo del presidente'' spettera' al nuovo Capo dello Stato. Le Camere potrebbero essere convocate per la sua elezione il 15 o il 17 aprile. Da qui la considerazione che il Presidente Giorgio Napolitano stia cercando di usare in modo utile gli ultimi giorni del suo mandato con le due commissioni di saggi che ha provveduto a formare, non essendoci le condizioni di spingere oltre il mandato affidato a Pier Luigi Bersani di verificare le condizioni di una maggioranza ed essendo impraticabile, almeno per ora, l'ipotesi di una ''grande coalizione'' in cui coabiterebbero Pd, Pdl e Scelta Civica. Ieri c'e' stata al Quirinale la prima riunione degli esperti nominati da Napolitano che ha voluto chiarire la sua scelta: ''Sabato ho proceduto in condizioni di particolare urgenza e difficolta', data anche la coincidenza festiva, alla ricerca di persone che per funzioni di vertice in varie istituzioni e per esperienze concrete compiute in rapporto ad alcuni temi essenziali potessero dare il contributo richiesto. Comprendo il disappunto che con accenti polemici si e' espresso per non aver inserito in quella rosa delle personalita' femminili. Mi dispiace e me ne scuso''. Quanto ai compiti dei due gruppi che si occuperanno di economia e materie istituzionali, il Capo dello Stato ha tenuto a precisare: ''Io mi sono trovato in una condizione di impossibilita' a proseguire nella ricerca di una soluzione alla crisi di governo, data la rigidita' delle posizioni delle principali forze politiche. E ho detto chiaramente che attraverso questi gruppi si puo' concorrere almeno a creare condizioni piu' favorevoli allo scopo di sbloccare una situazione politica irrigidita in posizioni inconciliabili''. I ''saggi'' concluderanno il loro lavoro entro dieci giorni, cioe' alla vigilia della convocazione delle Camere per l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Non potendo far altro il Capo dello Stato in carica, che non puo' sciogliere un'altra volta il Parlamento per via del ''semestre bianco'', ecco cosi' che il problema della scelta del nuovo Capo dello Stato e' destinato a dominare la scena politica dei prossimi giorni. Ieri sera, a ''Porta a Porta'' su Raiuno, Dario Franceschini, ex capogruppo alla Camera del Pd, e' tornato a dichiararsi disponibile a un dialogo con il centrodestra ponendo come condizione che non sia quest'ultimo a dettare il nome da scegliere per il Colle. Renato Schifani, capogruppo del Pdl al Senato, ha chiesto che il centrosinistra non elegga solo con i propri voti il prossimo inquilino del Quirinale dopo aver usato questo metodo per l'elezione dei presidenti di Camera e Senato. Franceschini ha ribattuto dicendo che e' stato il centrodestra nel 1994 a interrompere la consuetudine istituzionale secondo la quale la presidenza della Camera veniva affidata a un esponente dell' opposizione. Della questione Quirinale si e' occupato pure Bersani, in una conferenza stampa a tutto campo che ha tenuto nella sede del Pd: '''Noi siamo fedeli alla Costituzione che nel caso dell'elezione del presidente della Repubblica chiama tutti a una soluzione di larga o larghissima convergenza. Noi del Pd intendiamo lavorare onestamente all'obiettivo di avere al Quirinale un presidio largamente condiviso''. Bersani si e' detto disposto a incontrare Silvio Berlusconi per discuterne ''in una sede istituzionale, certo non ad Arcore o a Palazzo Grazioli''. Nel pomeriggio si e' tenuto ad Arcore un vertice del Pdl con Berlusconi che, secondo le indiscrezioni, non avrebbe apprezzato la decisione di Napolitano di prendere tempo con il lavoro dei saggi lasciando al suo successore il problema di verificare le condizioni per la formazione di un governo. Il segretario Angelino Alfano boccia intanto ogni ipotesi di maggioranza che non sia un ''governissimo'' fondato sulla coabitazione tra Pdl e Pd aggiungendo che l'alternativa sono le elezioni anticipate a giugno o in autunno. Stessa posizione sostenuta da Schifani a ''Porta a Porta'', dove l'unico nome che si e' fatto per il Quirinale e' stato quello di Romano Prodi. L'ex premier potrebbe avere i voti del centrosinistra e del M5S fin dal quarto scrutinio, quando si abbassa il quorum per l'elezione del Capo dello Stato. Ma quella di Prodi non e' scelta che avrebbe il consenso del centrodestra. gar/sam/

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