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pubblicato il 28/feb/2013 16:15

Governo: Pd, piu' no che si' a proposta D'Alema su intesa con Pdl e M5S

Governo: Pd, piu' no che si' a proposta D'Alema su intesa con Pdl e M5S

(ASCA) - Roma, 28 feb - Non e' stata gradita dal gruppo dirigente bersaniano l'intervista rilasciata da Massimo D'Alema che compare oggi sul ''Corriere della Sera'', nella quale si fa balenare l'ipotesi di un governo fondato sul patto tra i tre maggiori partiti, Pd-Pdl-M5S. L'ex premier, per sbloccare la situazione, propone che le presidenze delle Camere vengano affidate a esponenti del Pdl (Senato) e del M5S (Camera). A esprimere il malumore dei bersaniani e' Nico Stumpo, neo deputato, responsabile organizzativo del partito: ''Il Pd e' contrario a ogni forma di governissimo''. Precisa Stumpo: ''Porteremo in Parlamento le nostre proposte di cambiamento: lotta alla corruzione, taglio parlamentari, proposte sul lavoro. Chi non vorra' assumersi la responsabilita', lo fara' davanti al paese''.

Candidato a guidare l'esecutivo resta ufficialmente Pier Luigi Bersani, qualora riceva l'incarico dopo le consultazioni del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

Questa e' la posizione pure di Nichi Vendola, leader di Sel, candidatosi a fare da ambasciatore verso i grillini con l'obiettivo di convincerli a una intesa limitata con il centrosinistra.

D'Alema aveva invece schizzato l'idea di una legislatura costituente ''con un'assunzione di responsabilita' da parte delle forze principali, innanzitutto Movimento 5 stelle, centrodestra e noi''. A guidare questo governo, secondo il presidente del Copasir, dovrebbe essere un esponente del ''partito che ha la maggioranza relativa al Senato e quella assoluta alla Camera. E che ha espresso come candidato premier Bersani''. Questa idea non e' piaciuta neppure a Pasquale Laurito, alias ''Velina Rossa'', in altre fasi dalemiano doc. Altri hanno interpretato il contenuto dell'intervista di D'Alema come una autocandidatura al Quirinale: chi meglio di lui puo' assicurare quel ruolo super partes come ai tempi della sua presidenza della commissione Bicamerale sulle riforme istituzionali?.

Intanto sembra non decollare l'ipotesi dell'ala renziana del Pd (Paolo Gentiloni, Ivan Scalfarotto, Giorgio Tonini) che in alcune dichiarazioni ha detto di privilegiare l'ipotesi di un ''governo del presidente'' rispetto a quella di un ''governo di scopo'' presideduto da Bersani. In questi giorni era emerso il nome di Giuliano Amato come possibile premier che incarnasse questa soluzione, ma lui stesso ha smentito oggi questa soluzione con un editoriale su ''l'Unita''' dal titolo ''L'unica soluzione e' l'incarico a chi e' primo'', indicando quindi un governo di minoranza.

Dice Gentiloni: ''Siamo disposti a ragionare con forze diverse, dal mio punto di vista e' difficile che questo si traduca in un governo Bersani-Grillo, perche' il M5S non sembra avere intenzione di dare la fiducia. Sono convinto che con il M5S ci siano punti di contatto su molte cose ma dubito che loro ci diano la fiducia. Eviterei di fare un'ipotesi al giorno, si rischia di bruciare quelle poche carte che Napolitano ha in mano''. Allo stato delle cose, resta pero' difficile prevedere come la saggezza politica del presidente della Repubblica possa sbrogliare la matassa. L'unica certezza e' che non si puo' tornare alle urne prima che sia eletto il nuovo capo dello Stato e si concluda il ''semestre bianco''.

Resta minoritaria nel Pd, almeno finora, la terza possibilita' in campo: quella dell'accoglimento della proposta avanzata ieri da Silvio Berlusconi di un governissmo che assicuri la governabilita' (secondo qualche indiscrezione, non dispiacebbe ai veltroniani anche se si attende una presa di posizione ufficiale dello stesso Walter Veltroni). Nel partito di Bersani c'e' la convinzione che un patto Pd-Pdl farebbe solo il gioco di Beppe Grillo, che in una intervista all'emittente britannica ''Bbc'' ha ribadito di prevedere l'inciucio tra i due partiti. La tesi a favore del governissimo si basa tuttavia sulla convinzione che se si andasse troppo presto al voto, e per giunta con la legge elettorale in vigore, ci sarebbe il rischio della possibile vittoria dei grillini con effetti imprevedibili sulle istituzioni.

Superato lo shock iniziale per il deludente risultato elettorale, nel Pd si profila quindi un dibattito a tutto campo a iniziare da martedi' 5 marzo, quando si riunira' la Direzione per discutere del voto e delle prospettive di governabilita'. Si sussurra nella sede di piazza del Nazareno: o Bersani riesce a guadagnarsi rapidamente Palazzo Chigi o rischia di doversi dimettere in tempi brevi da segretario del Pd non appena il confronto sara' meno piegato sulla contingenza politica. In caso di nuove elezioni entro la fine dell'anno, sono in pochi a scommettere che sara' ancora Bersani a guidare il centrosinistra. I nomi che potrebbero scendere in campo si restringono a due: Matteo Renzi, sindaco di Firenze, o Fabrizio Barca, attuale ministro della Coesione territoriale.

gar/vlm

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