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pubblicato il 09/nov/2011 05:10

Governo/ Opposizioni vincono primo round, ma temono contromossa

Bersani:Berlusconi non condizioni Colle.Idv teme "mercato vacche"

Governo/ Opposizioni vincono primo round, ma temono contromossa

Roma, 9 nov. (askanews) - Il primo risultato le opposizioni lo hanno incassato. Il Governo non ha più la maggioranza, Silvio Berlusconi ne ha preso atto e ha promesso a Giorgio Napolitano le dimissioni. Il punto è che Berlusconi ha giocato una mossa che gli concede almeno un po' di tempo e gli consente di evitare, molto probabilmente, di essere battuto in Parlamento: le dimissioni arriveranno solo dopo l'approvazione della legge di stabilità, operazione che potrà essere forse accellerata ma comunque non brevissima. La mozione di sfiducia a questo punto è destinata a restare nel cassetto, ma l'opposizione teme i 'tempi lunghi' necessari per arrivare alla formalizzazione delle dimissioni e, il leader Idv, Antonio Di Pietro, non nasconde la preoccupazione che Berlusconi metta in atto "l'ormai famoso mercato delle vacche", proprio come l'anno scorso in vista della mozione di sfiducia poi bocciata il 14 dicembre. Tutti speravano di poter arrivare ad un voto di sfiducia in questa settimana e si pensava che sarebbe stato lo stesso Giorgio Napolitano a rinviare alle Camere il presidente del Consiglio. Berlusconi, però, ha sparigliato mettendo lui stesso le dimissioni sul tavolo, ma posponendole all'approvazione della legge di stabilità. Una mossa astuta, che gli permette di prendere tempo e di complicare il giù difficile tentativo di dare vita ad un governo di transizione. Pier Luigi Bersani, dunque, dopo aver consultato gli altri leader di opposizione e i capigruppo del partito, ha dettato la linea del Pd: bene le dimissioni, i democratici consentiranno una rapida approvazione della legge di bilancio, ma Berlusconi non cerchi di "condizionare" il percorso che toccherà solo a Napolitano decidere. "Il Pd - ha detto Bersani - ritiene sconcertante che con le sue prime dichiarazioni il presidente del Consiglio, battuto alla Camera e dimissionario, cerchi di condizionare un percorso che è pienamente nelle prerogative del Capo dello Stato e del Parlamento". Toni simili dal leader Udc Pier Ferdinando Casini. "La legge di stabilità - ha detto Casini - può essere approvata rapidamente e sono convinto che il Presidente Berlusconi abbia la consapevolezza che la situazione economica e finanziaria dell'Italia non ci consente una lunga ed estenuante campagna elettorale". L'Udc continua a combattere per il no alle elezioni e confida che il fatto che oggi sia ancora più evidente che Berlusconi ai suoi può offrire solo il voto anticipato renda il più forte numericamente il fronte del governo delle larghe intese. Larghe intese che oggi appaiono più difficili, anche se non del tutto tramontate. Tra i democratici, la situazione è più articolata. Bersani non ha mai creduto al Governo di larghe intese, innanzitutto per l'ostilità di Berlusconi. Il segretario Pd ribadisce la linea già illustrata a Napolitano: sì a un governo con ampia base parlamentare e una personalità autorevole, insomma un Monti. Diversa la lettura dell'Idv. Antonio Di Pietro non esulta affatto e anzi si dice "preoccupato" per l'annuncio di dimissioni da parte del premier. L'ex pm ricorda che "Berlusconi diede già l'annuncio un anno fa, a novembre, quando si doveva andare al voto ma, con la scusa della legge finanziaria, ottenne oltre un mese di tempo, che utilizzò per mettere in atto l'ormai famoso 'mercato delle vacche' in Parlamento, al fine di avere la maggioranza. Oggi, con l'annuncio delle dimissioni, ma senza darle, prende un altro mese di tempo per tentare di comprare qualche personaggio in cerca d'autore, provando così a recuperare quella maggioranza che, anche oggi, ha dimostrato di non avere".

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