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pubblicato il 18/nov/2011 19:13

##Governo/ Nemesi di Berlusconi:Mai detto staccherò spina a Monti

Cav rinuncia intervento."Leali ma siamo fuori democrazia"

##Governo/ Nemesi di Berlusconi:Mai detto staccherò spina a Monti

Roma, 18 nov. (askanews) - La nemesi. Forse più di tutto, a dare l'idea del nuovo corso dell'on. Silvio Berlusconi, è quel "vai in Aula", ripetuto per ben tre volte, e con tono perentorio, da Fabrizio Cicchitto. Perchè al suo arrivo a Montecitorio per il voto di fiducia al nuovo governo, l'ex premier si sarebbe volentieri fermato con i giornalisti per prendersi il suo angolo di ribalta nel Monti-day. E questo soprattutto dopo aver dovuto rinunciare al suo intervento in dichiarazione di voto. Raccontano che ieri sera l'abbiano persuaso con almeno tre buone motivazioni: 1)non si è mai visto un presidente del Consiglio uscente che fa dichiarazioni di voto in favore del suo successore; 2)così togli la scena ad Angelino, sarebbe come delegittimarlo; 3)hai a disposizione solo dieci minuti per parlare e poi dovresti usare toni da 'statista' che potrebbero sembrare stonati vista la situazione. Come a dire, il rischio scivolone è dietro l'angolo. Berlusconi alla fine si è convinto e ha lasciato che a esprimere il sì pieno del Pdl al governo dei Professori e un no secco alla patrimoniale, fosse il segretario. Ma c'è chi, come Giuliano Ferrara, arriva a definire il Cavaliere "imbavagliato". Con o senza dichiarazione di voto in Aula, l'ex premier trova comunque il modo per far sentire a più riprese la sua voce: entrando alla Camera, camminando in Transatlantico, uscendo dalla Camera. Cercando allo stesso tempo di tenere unito un partito che è arrivato spaccato a dare il suo sostegno al governo ma anche con l'intenzione di far capire quanto sia pronto a essere leale verso Monti. E così definisce "positivo" l'intervento del neo premier al quale peraltro non si è premurato di assistere di persona e contemporaneamente ribadisce che "l'invenzione" di questo governo non è "nei canoni della democrazia". Equilibrismo. E ancora nemesi. Accade così che colui che ha sempre ripetuto che non c'era alternativa al suo governo, adesso si trovi a giurare e spergiurare che lui mai e poi mai ha minacciato di "staccare la spina" al suo successore. Spariscono così in un lampo anche i limiti di tempo che pure erano stati formalmente fissati nel documento finale di un Ufficio di presidenza: Monti - dice Berlusconi - opererà in maniera tale da essere utile al Paese, per tutta la durata del periodo che rimane". D'altra parte Silvio Berlusconi ha davanti un partito in cui frustrazione, rabbia e demoralizzazione regnano sovrani e che bisogna provare a rassicurare. Ben sapendo tuttavia che pochi hanno voluto questo governo come lui, soprattutto dopo che le sirene del tonfo erano risuonate allarmate sulle aziende di famiglia. E così non gli resta che assicurare il suo impegno in primo piano nel partito e promettere nuove e mirabolanti inziative per risalire nei sondaggi. "Vorrei rilassarmi", dice, ma "sento anche la responsabilità di un voto che ci è stato concesso per essere protagonisti" e "quindi io mi ritengo impegnato ad applicarmi quasi da imprenditore al partito e al lavoro in Parlamento". "Per il partito - assicura - preparerò la campagna elettorale che lo porterà ad essere ancora vincente". Insomma, il Cavaliere sembra voler guardare al futuro. Il fatto è che ancora non riesce proprio a scrollarsi il passato di dosso. Basta sentire ciò che ha detto all'iper-finiano Donato la Morte incontrato alla buvette: "Tutto è iniziato con Gianfranco, io non l'ho mai cacciato ma lui mi faceva sempre il controcanto".

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