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pubblicato il 23/apr/2013 20:38

Governo: Napolitano ha chiuso le consultazioni. L'incarico atteso in mattinata

Governo: Napolitano ha chiuso le consultazioni. L'incarico atteso in mattinata

 

(ASCA) - Roma, 23 apr - Domani il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fara' conoscere le sue decisioni dopo le consultazioni condotte oggi per la formazione del nuovo governo. E' quanto lascia intendere il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, dopo l'incontro della delegazione del Partito Democratico con il capo dello Stato. Incontro che ha chiuso il giro di colloqui di Napolitano. ''Ci atterremo - dice Letta - alle scelte che nella giornata di domani fara' Napolitano''. Il presidente della Repubblica domani mattina andra' alle 10 alla camera ardente di Antonio Maccanico. E' presumibile quindi che una comunicazione circa l'incarico sulla formazione del nuovo governo potrebbe venir data non prima delle 11. ''Abbiamo illustrato oggi al presidente della Repubblica le decisioni prese dalla direzione del Pd che a larga maggioranza ha deciso sulla disponibilita' e sulla volonta' di concorrere alla nascita del governo, anche sulla scia delle dichiarazioni di ieri del capo dello Stato'', ha chiarito Letta ai giornalisti. A Napolitano, ha continuato, ''abbiamo illustrato due punti essenziali da affrontare. Innanzitutto l'emergenza economico-sociale, il lavoro che non c'e', la disoccupazione giovanile. In secondo luogo abbiamo sottolineato il bisogno di una riforma della politica, alla quale c'e' la necessita' di dare risposte in tempi certi. In particolare abbiamo chiesto la riduzione del numero dei parlamentari, l'abolizione delle province, la creazione del Senato delle Regioni, una nuova legge elettorale. Senza riforma della politica - ha concluso Letta - non c'e' via di uscita dalla crisi''.

A fine giornata, circolava con maggiore insistenza, negli ambienti parlamentari, proprio il nome di Enrico Letta per la guida del prossimo governo. Il vicesegretario del Pd potrebbe infatti ricevere domani dal Capo dello Stato l'incarico di formare un esecutivo di ''larghe intese''.    Non sono tuttavia del tutto tramontate le chance di Giuliano Amato, che in caso di premiership tornerebbe a palazzo Chigi per la terza volta.

 Definitivamente fuori dai giochi sembra essere Matteo Renzi, che oggi, al termine della Direzione del Pd, ha affermato: ''La mia candidatura per Palazzo Chigi non e' stata mai in campo. Ho completa fiducia nel lavoro del presidente della Repubblica''.

Poco prima dell'incontro al Quirinale, con 14 astenuti (tra cui Serracchiani, Bindi, Orfini, Civati, Puppato, Verducci, Fassina, Zampa) e 7 contrari (tra cui Monaco ed esponenti dell'aria cosiddetta prodiana) su 197 partecipanti, la Direzione del Pd aveva dato il via libera a qualsiasi ipotesi di governo e di premiership verra' indicata da Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica. E' stata cosi' seccamente smentita l'idea che il Pd potesse indicare la preferenza del nome di Matteo Renzi come premier. Il dibattito si e' svolto praticamente solo su un punto: era opportuno o meno che il Pd indicasse un nome dopo il discorso netto e sferzante verso i ritardi dei partiti pronunciato ieri da Napolitano a Camere riunite? Sul primo punto si sono schierati i ''giovani turchi'' come Matteo Orfini, altri - come Rosy Bindi - hanno proposto un governo ''a bassa intensita' politica'', quindi con la non partecipazione di esponenti di punta del Pd. ''La nostra gente non capira' il governissimo'', ha aggiunto l'ex presidente del Pd, dimissionaria come Pier Luigi Bersani. Quest'ultimo non ha ritenuto di dover ritirare le dimissioni da segretario. Alla fine della sua introduzione, salutata da applausi di affetto e ringraziamento, Bersani ha detto che tocca al vicesegretario Enrico Letta gestire il partito e istruire il congresso straordinario di cui oggi non si e' quasi discusso. Se Letta andra' a far parte del governo, la questione verra' ridiscussa. Il Pd, a conclusione di giornata, accetta la nascita di un governo politico d'intesa con Pdl e Scelta Civica, lasciando tutte le decisioni nelle mani del Capo dello Stato. A dirigerlo potrebbero essere o Giuliano Amato o Enrico Letta. La vicenda governo si conclude, a due mesi di distanza dalle elezioni del 24 e 25 febbraio, in direzione contraria rispetto allo sbocco a cui aveva lavorato Bersani, continuando a parlare di ''un governo di cambiamento'', escludendo intese con il Pdl. Umberto Ranieri, ex parlamentare e storico napolitaniano, che aveva contestato, quasi irriso la linea di Bersani favorevole al dialogo con il M5S nella Direzione precedente a quella di oggi, si e' preso la rivincita salutanto positivamnte la decisione che ''il Pd si muovera' a sostegno dell'orientamento del Presidente della Repubblica''. ''Io - rimarca - ho suggerito Renzi come premier ma spetta al Capo dello Stato decidere ogni cosa''. I giovani turchi rinviano al congresso straordinario la possibilita' di una correzione di linea politica. Matteo Renzi arriva sorridente e smentendo la possibilita' di diventare premier entro il fine settimana, se ne va con lo stesso sorriso ma con la convinzione di avere ai suoi piedi l'intero partito: a iniziare da quelli che gli hanno votato contro nelle primarie e hanno fino a ieri ostacolato la sua ascesa nel Pd. Dopo la sconfitta patita nell'elezione del Capo dello Stato, tutte le correnti - a iniziare dai bersaniani - vedono (almeno per ora) in Renzi l'unico salvatore della patria su piazza. Qualcuno ha percio' consigliato il sindaco di Firenze a non bruciarsi per troppa voglia di protagonismo o eccesso di fretta. Grande assente della giornata e' Fabrizio Barca, possibile concorrente di Renzi per la guida del partito. Del resto, si e' iscritto al Pd da pochi giorni e non fa parte della Direzione. int/mau

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