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pubblicato il 01/lug/2013 08:45

Governo: Napolitano e Grasso lo blindano.Monti avvisa, pronti a lasciare

Governo: Napolitano e Grasso lo blindano.Monti avvisa, pronti a lasciare

(ASCA) - Roma, 1 lug - Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il presidente del Senato Pietro Grasso e l'ex premier e leader di Scelta Civica, Mario Monti rilasciano ieri dichiarazioni che, al di la' delle parole usate e delle sfumature date a questo o a quel concetto (Monti minaccia un ritiro della fiducia), lasciano intendere una sola cosa: il governo guidato da Enrico Letta ha tutte le possibilita' di andare avanti e di provare a realizzare le riforme chieste dagli italiani, anche se la situazione e' difficile e non esistono bacchette magiche. Questo con buona pace di coloro che - in particolare nel Pdl ma anche nel Pd - pur stando nel governo si comportano da opposizione e cercano quotidianamente di mettere in difficolta' Letta, insofferenti della ''strana coalizione' e decisi a provocare la crisi per andare alle elezioni anticipate.

Nuove urne che invece non si dovrebbero dare per scontate perche' forse il Capo dello Stato, in caso di crisi dell'attuale maggioranza potrebbe non sciogliere le Camere ma cercare un'altra coalizione e un altro governo. Insomma una blindatura del governo, che arriva all'indomani dei ''positivi'' risultati del Consiglio europeo sull'occupazione e che cerca di fare argine alle insofferenze, fra l'altro, antigiudici dei ''falchi' del Pdl, in servizio permanente effettivo vista la frequenza con cui in queste settimane Silvio Berlusconi e' presente in procedimenti giudiziari (ultimo il caso Cir-Mondadori, con la sentenza della Cassazione che potrebbe arrivare nel giro di qualche settimana). Senza dimenticare l'attacco, indiretto certo ma pur sempre evidente, del Cavaliere ai magistrati quando nei giorni scorsi ha parlato di necessita' di riformare la giustizia italiana.

Napolitano, da Zagabria dove ieri ha partecipato ai festeggiamenti per l'ingresso (oggi, primo luglio) della Croazia nell'Unione europea, innanzitutto sostiene che il Consiglio europeo della scorsa settimana ''ha dato risposte molto significative per le direzioni di marcia che ha indicato''.

Ragione per cui ''e' assurdo non riconoscere - rileva con chiaro riferimento alle critiche arrivate da alcuni settori della maggioranza - il ruolo svolto dall'Italia nello spostare gli accenti sulla crescita e sulle esigenze dell'occupazione, in particolar modo di quella giovanile''.

Certo, quanto fatto per Napolitano - che invita comunque a ''non sottovalutare i consistenti passi compiuti'' - ''non vuol dire aver risolto i problemi, ma ugualmente e' stata imboccata una strada che era urgente imboccare''. In questo senso, sollecita il Presidente della Repubblica, va letta l'intervista del ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni sabato scorso al Corriere della Sera. Il ministro, fra l'altro, aveva parlato di ''riduzione della spesa pubblica'', onorando pero' gli impegni del debito pubblico.

Soprattutto senza pensare di fare tutto cio' senza l'ombrello europeo. ''Ogni anno - spiegava il ministro - emettiamo 400 miliardi di titoli, un obbligo che sarebbe lo stesso se non fossimo nell'Ue e non ci fosse il Fiscal compact, anzi sarebbe peggio, perche' l'Italia dovrebbe conquistarsi da sola la credibilita' sui mercati''. Il governo, aggiungeva Saccomanni, vuole ''ridurre le spese correnti ma non e' un lavoro che consenta nel giro di poche settimane di reperire miliardi di euro come se avessimo la bacchetta magica''.

Napolitano dice di avere ''molto apprezzato l'intervista di Saccomanni'' con la quale il ministro dimostra '' in modo puntuale quello che si poteva fare e quello che si puo' fare, naturalmente senza pensare di avere la bacchetta magica''.

Parole, quelle di Napolitano che sono di chiaro sostegno all'esecutivo ma che soprattutto richiamano ancora una volta gli attori politici al senso di responsabilita'.

Di tenore diverso l'intervento - con una intervista a Repubblica - del presidente del Senato Grasso, forse un po' fuori linea da quello che istituzionalmente ci si attenderebbe dalla seconda carica dello Stato (comunque l'ex magistrato non e' certo il primo, sono ormai anni che i presidenti della Camere hanno nei fatti innovato il loro ruolo, rendendolo sempre piu' politico e sempre meno ''terzo') ma sicuramente con parole autorevoli che richiamano anch'esse - dopo quelle del Capo dello Stato - il mondo politico alla responsabilita'. Innanzitutto Grasso sostiene che ''la legge elettorale bisogna farla subito, prima delle riforme'', compresa quella della giustizia. Poi aggiunge, rivolto evidentemente ai duri del Pdl ma non solo, che ''esprimersi dentro una coalizione come una forza di opposizione al governo e' quanto di piu' deleterio possa realizzarsi. Tutto cio' genera, e mi risulta dai contatti avuti a livello internazionale, insicurezza sulla stabilita' delle nostre istituzioni che, trasmessa agli osservatori stranieri, puo' generare anche manovre speculative sui mercati esteri''. Per altro, sostiene Grasso, ''non credo che in questo momento un partito possa assumersi la responsabilita' di far saltare il tavolo''. E comunque, avverte il presidente del Senato, ''nel caso in cui venisse meno la fiducia a questo esecutivo, sono certo che Napolitano non escludera' alcuna possibilita' per altre possibili coalizioni''. Quanto alla riforma della legge elettorale, Grasso afferma che tornare al Mattarellum e' ''una delle ipotesi possibili''. Quello che e' certo e' che ''tutti si sono gia' dichiarati d'accordo'' sulla necessita' di abolire il Porcellum, e una riforma si puo' fare ''subito, su una strada del tutto separata e indipendente dal pacchetto delle riforme''. Inevitabili le polemiche provocate dall'intervista, con Napolitano - ''non l'ho letta'', dice - che sostiene che ormai '' si fanno su tutto, e quindi lasciamo che facciano il loro corso''. Come dire, lasciamo che si spengano da sole.

Ma chi invece butta benzina su questo fuoco sono ovviamente coloro che si ritengono i destinatari (anche se naturalmente non citati) delle parole di Grasso. Sandro Bondi, coordinatore nazionale del Pdl, sostiene che ''l'intervista rilasciata oggi dal presidente del Senato Pietro Grasso dimostra essenzialmente che l'assemblea del Senato e' presieduta da un esponente politico che non sa distinguere l'ambito delle proprie specifiche responsabilita' istituzionali da quelle di ordine politico''. Secondo Bondi, ''lasciare intravvedere o addirittura minacciare, da parte del Presidente del Senato, l'insediamento di una maggioranza diversa da quella che sostiene oggi il governo Letta, testimonia della volonta' di svolgere un esplicito e forte ruolo politico che e' incompatibile con la funzione istituzionale di presidente di un ramo del Parlamento''.

Secondo l'ex capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto Grasso ''ha rilasciato una lunga intervista che e' piu' da dirigente di partito che non da Presidente del Senato. Cosi' parla addirittura di una legge elettorale da fare subito anche indipendentemente dalle riforme istituzionali il che e' esattamente il contrario di cio' che in materia hanno detto il ministro Quagliariello e il governo''. ''E in piu' - prosegue Cicchitto - il senatore Grasso preannuncia gia' quelle che sono le intenzioni di Napolitano nel caso in cui cada l'attuale governo, bacchetta il Pdl per eccesso di prese di posizione polemiche, insomma piu' che un presidente del Senato al di sopra delle parti sembra un misto fra un arcigno 'tutor' e un capo tifoso nettamente schierato in una parte del campo''. Grasso sbaglia anche per Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato: ''Occuparsi prima e solo di legge elettorale potrebbe portare a un deprecabile nuovo fallimento della riforma delle Istituzioni e dello Stato. Per mettere in sicurezza la legge elettorale vigente bastano piccoli ritocchi.

Ma la vera nuova legge elettorale e' conseguenza, non premessa della riforma dello Stato''. Durissima anche Daniela Santanche', secondo la quale il presidente del Senato ''e' un arbitro e non dovrebbe essere un giocatore''.

Proprio per tentare di spegnere le polemiche Grasso fa ieri in mattinata una precisazione su Facebook. ''Ho rilasciato una lunga intervista a Repubblica in cui, dopo un periodo di silenzio, ho avuto modo di parlare di molti argomenti della nostra vita politica e istituzionale, cercando di esprimere le mie opinioni ma stando attento a non oltrepassare i limiti imposti dal mio ruolo. Purtroppo l'abitudine ai titoli 'urlati' puo' far nascere polemiche politiche in cui certamente non sono intenzionato ad entrare.

Spero che i lettori non si fermino alla lettura dei titoli.

Per questo inserisco qui solo il testo delle domande e delle risposte'', aggiunge Grasso, riportando l'integrale dell'intervista, esclusa la titolazione.

Infine l'intervento dell'ex premier Monti, molto articolato, che mette in guardia il Pdl dalle ambiguita' prefigurando un possibile ritiro del sostegno al governo.

''Non e' accettabile che singoli partiti, nel partecipare all'attivita' di un governo che dovrebbe durare per anni, si posizionino quotidianamente - nella sostanza e nella comunicazione - come se fossero gia' in campagna elettorale'', dice su Facebook. Il Pdl, continua, ''per bocca del suo segretario e vice presidente del Consiglio, sottolinea che il suo partito e' al governo come 'presidio e fortino antitasse'. Che cosa significa questo'? Che il presidente Letta, il ministro Saccomanni o, poniamo, Scelta Civica avrebbero visto volentieri l'aumento dell'Iva, o non vedrebbero volentieri un'attenuazione del peso fiscale sulla casa'?''. Per quanto riguarda Scelta Civica, chiarisce l'ex premier, ''posso assicurare che i nostri elettori sono insofferenti alle tasse quanto lo sono quelli del PdL. E aspettano con ansia che il Pd e il PdL si decidano, a differenza che nel 2012, a sostenere misure concrete di riduzione della spesa pubblica, unico modo serio per abbassare le tasse''. A questo punto, dice il professore, ''mi sento in dovere di affermare che, senza un cambio di marcia, non riteniamo di poter contribuire a lungo a sostenere una coalizione affetta da crescente ambiguita''.

Monti propone un ''contratto di coalizione'' per rafforzare gli impegni dei partiti che sostengono Letta.''In Germania - spiega - le grandi coalizioni nascono sulla base di un 'Koalitionsvertrag', un vero e proprio contratto, scritto e molto dettagliato, che i partiti devono rispettare. La grande coalizione che appoggia il governo Letta ha, come sola base, le brevi dichiarazioni programmatiche del presidente del Consiglio alle Camere del 29 aprile. Troppo poco''.

''Superato, con risultati apprezzabili, il Consiglio Europeo - aggiunge il leader di Scelta Civica - Enrico Letta dovrebbe ora proporsi di dare solidita' e slancio riformatore al suo governo, e di metterlo al riparo da possibili insidie provenienti dai travagli dei partiti, proponendo presto un testo di 'contratto di coalizione'. Esso dovrebbe contenere, oltre ad un quadro preciso delle linee politiche e dei provvedimenti, anche un breve 'codice di condotta', con elementari regole di comportamento per chi vuole partecipare in buona fede ad uno sforzo comune per risollevare il Paese, dimenticando per qualche tempo gli interessi elettorali''.

Non sembrano sgombrare il campo dai dubbi e dalle preoccupazioni le parole di Angelino Alfano, segretario del Pdl e vicepremier che, in un'intervista sull'Unita' di oggi, assicura si' che ''il governo non rischia'' a patto pero' che ''il Pd si mostri leale'', facendo evidente riferimento al voto alla Santanche' alla vicepresidenza della Camera.

''In ogni caso - aggiunge - non siamo noi a mettere a repentaglio l'esecutivo''. Quanto alle dichiarazioni del presidente del Senato dice che ''Grasso deve ancora prendere le misure''. fdv

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