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pubblicato il 12/apr/2013 15:45

Governo: la ricetta dei Saggi per rilanciare politica ed economia

Governo: la ricetta dei Saggi per rilanciare politica ed economia

(ASCA) - Roma, 12 apr - Le relazioni consegnate dai due gruppi di lavoro dei ''saggi'' al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sono disponibili online, sul sito del Quirinale. Ecco i punti fondamentali della ''ricetta'' per riformare e rilanciare l'Italia. NO AL SEMIPRESIDENZIALISMO - ''Il Gruppo di lavoro ha discusso dell'alternativa tra forma di governo parlamentare razionalizzata ed elezione diretta del Presidente della Repubblica secondo il modello semipresidenziale. Si tratta certamente di due forme di governo democratiche, ciascuna delle quali, con i necessari contrappesi istituzionali, puo' assicurare equilibrio tra i poteri e garanzia per i diritti dei cittadini. In modo prevalente (3 componenti a 1), il Gruppo di lavoro ha ritenuto preferibile il regime parlamentare ritenendolo piu' coerente con il complessivo sistema costituzionale, capace di contrastare l'eccesso di personalizzazione della politica, piu' elastico rispetto alla forma di governo semipresidenziale''. E' quanto si legge nella relazione finale del Gruppo di Lavoro sulle riforme istituzionali, istituito il 30 marzo 2013 dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, composto da Mario Mauro, Valerio Onida, Gaetano Quagliariello, Luciano Violante. Il governo sempresidenziale, si legge ancora nel testo pubblicato sul sito del Quirinale, ''non prevede infatti una istituzione responsabile della risoluzione della crisi perche' il Presidente della Repubblica e' anche Capo dell'Esecutivo. L'esperienza italiana, specie quella piu' recente, ha invece dimostrato l'utilita' di un Presidente della Repubblica che, essendo fuori dal conflitto politico, possa esercitare a pieno titolo le preziose funzioni di garante dell'equilibrio costituzionale''. ''Il componente del Gruppo che ha sostenuto l'opzione semipresidenziale, ha invece sottolineato come l'attuale grave crisi del nostro sistema istituzionale richieda una riforma piu' profonda che, proprio grazie all'elezione diretta del Presidente, garantisca una forte legittimazione democratica e, al contempo, un'adeguata capa cita' di decisione. In questa prospettiva - si legge ancora nella relazione di 29 pagine - ha fatto rilevare che, in questa fase della vita politica, l'elezione diretta del Presidente della Repubblica sia piu' efficace nel fronteggiare la crisi di legittimazione della politica, rafforzando la democrazia, coniugando rappresentativita' ed efficienza istituzionale''. FIDUCIA PER INSEDIAMENTO SOLO DA CAMERA DEPUTATI - Il Gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali ''ha convenuto all'unanimita' che qualora dovesse essere confermata la forma di governo parlamentare razionalizzata occorrera' introdurre nel nostro sistema alcune innovazioni: a) dopo le elezioni, il candidato alla Presidenza del Consiglio, nominato dal Presidente della Repubblica sulla base dei risultati elettorali, si presenta alla sola Camera dei Deputati (nel presupposto della riforma dell'attuale bicameralismo paritario) per ottenerne la fiducia; b) il giuramento e il successivo insediamento avvengono dopo aver ottenuta la fiducia della Camera; c) al Presidente del Consiglio che abbia avuto e conservi la fiducia della Camera, spetta il potere di proporre al Capo dello Stato la nomina e la revoca dei ministri; d) il Presidente del Consiglio puo' essere sfiduciato solo con l'approvazione a maggioranza assoluta, da parte della Camera, di una mozione di sfiducia costruttiva, comprendente l'in dicazione del nuovo Presidente del Consiglio; e) il Presidente del Consiglio in carica e' titolare del potere di chiedere al Presidente della Repubblica lo scioglimento anticipato della Camera dei deputati, ma solo se non e' gia' stata presentata una mozione di sfiducia costruttiva''. ''Al Gruppo di lavoro sembra utile che - in relazione alle modifiche dei regolamenti parlamentari dirette ad accelerare il procedimento legislativo ordinario - vengano costituzionalizzati i limiti alla decretazione d'urgenza contenuti nella legge 400/1988'', si legge ancora nella relazione. NUOVA LEGGE ELETTORALE - ''Il tema della legge elettorale e' connesso a quello della forma di governo. Se il Parlamento dovesse optare per un regime semipresidenziale sarebbe preferibile propendere per una legge elettorale incentrata sul doppio turno di collegio, secondo il modello francese, al fine di rafforzare il Parlamento rispetto a un Presidente che ha la stessa fonte di legittimazione. Se invece, come il Gruppo di lavoro propone a maggioranza, si dovesse optare per una forma di governo parlamentare razionalizzata, le soluzioni possono essere piu' d'una, purche' garantiscano la scelta degli eletti da parte dei cittadini e favoriscano la costituzione di una maggioranza di governo attraverso il voto''. ''Il Gruppo di lavoro intende precisare che con l'attuale bicameralismo paritario nessun sistema elettorale garantisce automaticamente la formazione di una maggioranza nelle urne in entrambi i rami del Parlamento - si legge ancora nella relazione -. Diverse sarebbero le prospettive della stabilita' se si attribuisse l'indirizzo politico ad una sola Camera (par. 16). I modelli elettorali possibili sono diversi: il proporzionale su base nazionale proprio del sistema tedesco; il proporzionale di collegio con perdita dei resti, proprio del sistema spagnolo; il sistema misto, in parte preponderante maggioritario e in parte minore proporzionale, come la cosiddetta Legge Mattarella, per la quale si suggerisce comunque, in caso di accettazione del modello, l'abolizione dello scorporo. Il Gruppo di lavoro segnala che, in ogni caso, va superata la legge elettorale vigente. La nuova legge potrebbe prevedere un sistema misto (in parte proporzionale e in parte maggioritario), un alto sbarramento, implicito o esplicito, ed eventualmente un ragionevole premio di governabilita'. Si propone, inoltre, di eliminare le circoscrizioni estero, prevedendo il voto per corrispondenza, assicurandone la personalita' e la segretezza''. SUPERARE BICAMERALISMO PERFETTO - ''Il Gruppo di lavoro ritiene che l'attuale modello di bicameralismo paritario e simmetrico rappresenti una delle cause delle difficolta' di funzionamento del nostro sistema istituzionale. A tal fine, propone che ci sia una sola Camera politica ed una seconda Camera rappresentativa delle autonomie regionali (Senato delle Regioni)''. ''La Camera dei Deputati, eletta a suffragio universale e diretto, e' titolare dell'indirizzo politico, ha competenza esclusiva sul rapporto fiduciario, esprime il voto definitivo sui disegni di legge. Il Senato delle Regioni e' costituito da tutti i Presidenti di Regione e d a rappresentanti delle Regioni, eletti da ciascun Consiglio Regionale in misura proporzionale al numero degli abitanti della Regione. Si potra' prevedere - prosegue la relazione - che il Consiglio Regionale debba eleggere, nella propria quota, uno o piu' sindaci. Questo Senato assorbe le funzioni della Conferenza Stato Regioni e partecipa al procedimento legislativo. Salve le eccezioni piu' avanti indicate, le leggi saranno discusse e approvate dalla Camera. Il Senato potra', entro un termine predeterminato e breve, decidere di esaminare le leggi approvate dalla Camera e proporre a questa emendamenti. Spettera' alla Camera, entro un termine altrettanto breve, decidere sulle modifiche proposte dal Senato, potendosi prevedere per alcune categorie di leggi che il voto finale della Camera si a espresso a maggioranza assoluta''. ''Il bicameralismo resterebbe paritario per: le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali; le leggi elettorali (tranne la legge elettorale per la Camera); le leggi in materia di organi di governo e funzioni fondamentali dei Comuni, delle Province e delle citta' metropolitane; la legge su Roma capitale; le leggi sul regionalismo differenziato (art. 116.3 Cost.); le norme di procedura per partecipazione delle Regioni e delle Province di Trento e Bolzano alla formazione di normative comunitarie (art. 117.5 Cost.); le leggi sui principi per le leggi elettorali regionali (art. 122.1 Cost.); l'ordinamento della finanza regionale e locale''. RIDURRE PARLAMENTARI - ''Per effetto del superamento del bicameralismo paritario, occorre calcolare il numero di parlamentari con modalita' diverse tra Camera e Senato. Oggi i deputati sono 630, all'incirca uno ogni 95.000 abitanti. Il Gruppo di Lavoro ritiene che sia ragionevole seguire un criterio per il quale la Camera sia composta da un deputato ogni 125.000 abitanti. I deputati verrebbero cosi' ad essere complessivamente 480. Per i Senatori, si propone un numero complessivo di 120, ripartiti, come si e' detto, in proporzione al numero di abitanti in ciascuna Regione''. REFERENDUM CONFERMATIVO LEGGI COSTITUZIONALI - ''Si propone di prevedere che le leggi di revisione costituzionale possano sempre essere sottoposte a referendum popolare confermativo''. In merito invece al referendum abrogativo, ''il Gruppo di lavoro segnala cinque interventi che ne rafforzerebbero l'efficacia come strumento di partecipazione dei cittadini: a) elevazione del numero delle sottoscrizioni in relazione all'aumento della popolazione (nel 1948 gli italiani erano poco piu' di 46 milioni); b) collocare il giudizio di ammissibilita' del quesito da parte della Corte Costituzionale non dopo la raccolta di tutte le firme, ma dopo la raccolta di un certo numero, ad esempio 100.000, adeguate a comprovare la serieta' della proposta; c) definire piu' precisamente i requisiti di ammissibilita' anche per fronteggiare il ricorso esasperato alla ''tecnica del ritaglio''; d) definire il quorum di validita' del risultato calcolandolo nel 50% piu' uno della percentuale dei votanti nella piu' recente elezione per la Camera dei Deputati; e) vietare, per un periodo determinato, di ripristinare la norma abrogata e comunque di agg irare il risultato referendario''. Sul capitolo relatico alle leggi di iniziativa popolare, ''si segnala l'opportunita' di elevare il numero di firme richieste, per tener conto dell'aumento della popolazione rispetto ai dati del 1948 e per dare maggior efficacia politica alla iniziativa. Dalla presentazione del progetto con il numero di firme prescritto deve derivare uno specifico obbligo di deliberazione per le Camere''. FINANZIAMENTO POLITICA INELIMINABILE MA VA ADEGUATO - ''Il finanziamento pubblico delle attivita' politiche, in forma adeguata e con verificabilita' delle singole spese, costituisce un fattore ineliminabile per la correttezza della competizione democratica e per evitare che le ricchezze private possano condizionare impropriamente l'attivita' politica''. Nel finanziamento pubblico ''va distinto il finanziamento dei partiti dal rimborso delle spese elettorali che deve essere giustificato e documentato all'interno di rigorosi tetti di spesa''. Per quanto riguarda il finanziamento dei partiti, ''occorre: a) distinguere una parte fissa, proporzionata al numero di voti del singolo partito e una parte commisurata ai contributi privati, che devono avere un tetto massimo; b) assicurare significativi sgravi fiscali per i contributi dei privati entro un determinato tetto massimo; c) assicurare (modello inglese) l'accesso gratuito, anche fuori della campagna elettorale agli spazi televisivi; d) consentire a partiti e movimenti politici di usufruire gratuitamente di locali e di spazi pubblici per riunioni e per lo svolgimento dell'attivita' politica; e) agevolare i partiti che si impegnano nella formazione politica delle generazioni piu' giovani; f) confermare la linea per la quale il finanziamento per i gruppi parlamentari non deve diventare una forma di finanziamento dei partiti''. Per i saggi poi si devono uniformare le disposizioni sul controllo dei costi della politica e soprattutto si propone, ''per evitare disparita' di trattamento, di uniformare i soggetti deputati al controllo, che devono essere esterni e indipendenti, l'oggetto del controllo, i criteri del controllo''. SERVE LEGGE CONFLITTO INTERESSI - ''La crisi dei partiti politici e la maggiore indipendenza della societa' dalla politica ha posto fine al monopolio dei partiti sulle cariche pubbliche. Personalita' del mondo dell'impresa, della finanza e del credito entrano sempre piu' spesso nell'agone politico. Si pone percio' il problema di prevenire il conflitto tra interessi privati e interesse pubblico da parte di coloro che sono chiamati a perseguire quest'ultimo''. ''Il Gruppo di lavoro sostiene la necessita' di una legge sulla materia costruita non sulle aspirazioni dell'una o dell'altra forza politica, ma su prop oste che non possano essere identificate come mosse da spirito di parte. L'Autorita' Antitrust ha ripetutamente formulato valutazioni e proposte di aggiornamento della normativa vigente che qui si intendono richiamate. Esse possono costituire la base per impostare la riflessione che conduce alla riforma'', concludono.

 

NON DIMENTICARE FEDERALISMO - In tema di federalismo fiscale, i saggi del gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali hanno evidenziato, nella loro relazione finale, come la riforma non vada ''lasciata nel limbo''. ''Va invece ripresa come componente essenziale delle politiche per il rilancio del Paese'', dunque ''occorre adottare uno schema di separazione dei tributi, nel senso della effettiva possibilita' per gli Enti Locali e per le Regioni di stabilire e applicare tributi ed entrate propri''. Alla luce di questo ''si propone, attraverso fonti normative appropriate, di definire le adeguate dimensioni demografiche per l'esercizio delle funzioni degli Enti Locali; rafforzare i poteri sostitutivi dello Stato nei confronti di Regioni ed Enti Locali che si trovino in condizioni di grave disavanzo finanziario; vietare interventi statali a ripiano del deficit degli Enti territoriali, che non siano accompagnati da forme di commissariamento statale; prevedere un sistema di finanziamento degli Enti territoriali in grado di favorire la responsabilizzazione sulla spesa, anche per mezzo del Senato delle Regioni; includere nel terzo comma dell'art. 117 materie che hanno un carattere effettivamente condiviso come l'ambiente e i beni culturali, ferma la tutela minima assicurata dallo Stato; rivedere il secondo comma dell'art. 119 Cost. per ridefinire il ''fondo perequativo'' come ''fondo di trasferimento perequativo'', al fine di evitare un eccesso di compartecipazioni, facendo cosi' chiarezza sulle fonti della perequazione; approvare la Carta delle Autonomie per la specificazione delle funzioni amministrative degli enti locali e prevedere la drastica semplificazione dei livelli intermedi di amministrazione tra Regione e Comune; assegnare a ciascun livello di governo imposte proprie; determinare le capacita' fiscali standard di ogni ente, opera che a differenza di quella relativa ai costi e fabbisogni standard non e' mai cominciato; ricomprendere le Regioni a Statuto Speciale nella nuova architettura finanziaria, rilanciando le ragioni della specialita' nel quadro della finanza pubblica nazionale ed europea; rivisitare il patto di stabilita' interno e la legge rafforzata di bilancio, per consentire forme di flessibilita' anche a livello regionale''. VALUTARE ACCORPAMENTO VOLONTARIO REGIONI PICCOLE - ''Nel quadro di un riassetto delle autonomie regionali si ritiene opportuno procedere ad interventi diretti ad elevare le capacita' di governo e le consequenziali responsabilita' delle Regioni. In questa prospettiva potrebbero essere valutate ipotesi di accorpamento su base volontaria delle Regioni di piccole dimensioni (ad eccezione delle Regioni a Statuto speciale) allo scopo di garantire un governo piu' efficiente''. E' quanto si legge nel capitolo dedicato al rapporto fra Stato e Regioni della relazione del gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali. Secondo i saggi, ''devono essere altresi' rafforzati gli strumenti di cooperazione e coordinamento istituzionale tra Enti Locali, tra diverse Regioni, tra Stato e Regioni''. Inoltre ''e' opinione quasi unanime che il punto piu' critico del nuovo titolo V della Costituzione approvato nel 2001 sia costituito dalla ripartizione delle competenze legislative tra Stato e Regioni (Art. 117), e in specie dalla enumerazione delle materie di competenza concorrente. Il Gruppo di lavoro - si legge nella relazione - propone percio' che con un disegno di legge costituzionale ad hoc siano introdotte alcune limitate modifiche all'articolo 117 della Costituzione. Esse - spiegano i saggi - dovrebbero prevedere: a) che l'elenco delle materie di competenza concorrente sia radicalmente sfoltito, assegnando alla competenza esclusiva dello Stato le grandi reti di trasporto e navigazione, i porti e aeroporti civili di interesse nazionale, la attivita' di produzione e trasporto di energia di interesse nazionale, l' ordinamento della comunicazione e le reti di telecomunicazione di interesse nazionale, attribuendo conseguentemente alla potesta' legislativa regionale le infrastrutture e le reti di interesse regionale e locale e i porti turistici; b) che spetti allo Stato decidere quali infrastrutture siano di interesse nazionale, automaticamente attribuendo le altre alla competenza regionale; c) che sia riportata alla competenza esclusiva del legislatore statale la ''sicurezza sul lavoro''; d) che nell'art. 117 sia inserita la clausola di supremazia presente in varia forma in tutti gli ordinamenti costituzionali federali, per esempio prevedendo, come disposizione di chiusura dell'art. 117, che in ogni caso 'il legislatore statale, nel rispetto dei principi di leale collaborazione e di sussidiarieta', puo' adottare i provvedimenti necessari ad assicurare la garanzia dei diritti costituzionali e la tutela dell'unita' giuridica o economica della Repubblica' (formulazione che rieccheggia quella contenuta nella legge Fondamentale tedesca). Tale previsione potrebbe condurre a limitare l'uso da parte dello Stato delle cosiddette competenze trasversali (come la tutela della concorrenza, l'ordinamento civile e i livelli essenziali delle prestazioni inerenti i diritti civili e sociali) in funzione di limitazione delle competenze regionali. LIMITARE DIVULGAZIONE INTERCETTAZIONI - Per quel che riguarda la giustizia penale, i saggi del gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali chiedono una ''migliore definizione sul piano legale dei presupposti sulla base dei quali gli organi delle Procure avviano e concludono le loro attivita' di indagine, con particolare attenzione per gli strumenti investigativi piu' invasivi nei confronti dei diritti fondamentali come, ad esempio, le intercettazioni delle conversazioni per le quali dev'essere resa cogente la loro qualita' di mezzo per la ricerca della prova, e non di strumento di ricerca del reato''. ''Occorre inoltre porre limiti alla loro divulgazione perche' il diritto dei cittadini a essere informati non costituisca il pretesto per la lesione di diritti fondamentali della persona'', si legge nella relazione consegnata al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. CARCERI: DEPENALIZZAZIONI E LAVORO - Per contribuire al contenimento di un sovraffollamento carcerario ormai insostenibile, i saggi del gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali hanno proposto di ''trasformare in pene principali comminabili dal giudice di cognizione alcune delle attuali misure alternative dell'esecuzione, come l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare''. Accanto a questo, la necessita' di ''un ampio processo di depenalizzazione di condotte che possono essere meglio sanzionate in altra sede e l'introduzione su larga scala di pene alternative alla detenzione''. Per i saggi, una particolare attenzione va dedicata ''al tema del lavoro dei detenuti, che riduce drastica mente la recidiva, rende il carcere piu' vivibile, rispetta la dignita' della persona detenuta; per questa ragione occorre una congrua assegnazione di risorse finanziarie''. NUOVA POLITICA NAZIONALE PER NORD E SUD - ''Disegnare ogni nuova politica nazionale (o riforma di una preesistente) in modo differenziato fra aree, per tenere conto della diversa efficacia applicativa, predisponendo incentivi e sanzioni per i singoli attori (amministrazioni, strutture, dirigenti)''. PMI, PIU' RICERCA E CONCORRENZA - Sono cinque le proposte elaborate dai 'saggi' ''con effetti prevalenti sulla crescita economica''. E' quanto si legge nella loro relazione pubblicata on line sul sito del Quirinale. Al primo punto vi e' il completamento del pagamento dei debiti commerciali della pubblica amministrazione in modo da far arrivare il credito alle piccole e medie imprese (PMI). I 'saggi' chiedono che l'obbligatorio termine di 30 giorni per i pagamenti, in vigore dall'inizio dell'anno, sia effettivamente rispettato. Che venga estesa la operativita' del Fondo Centrale di Garanzia per le piccole e medie imprese, che puo', attraverso garanzie a banche e Confidi sui prestiti alle PMI, attivare prestiti aggiuntivi per oltre 30 miliardi. E infine di accelerare l'utilizzazione dei Fondi strutturali dell'Unione europea, rafforzando la sinergia fra amministrazioni centrale, regionali, locali e imprese. I 'saggi' indicano tra gli obiettivi quello che venga rilanciato il ruolo dell'Italia negli scambi internazionali accrescendo l'operativita' del polo costituito da Sace, Simest e Cassa Depositi e Prestiti in materia di assicurazione e finanziamento delle esportazioni, rimodulando la relativa disciplina normativa sul modello della Ipex-Bank tedesca. Con l'occasione dell'Expo2015, e' necessario, per i saggi, mobilitare istituzioni e sistemi produttivi ai fini di un rilancio dell'immagine italiana nel mondo e per assicurare il massimo impatto dell'evento sull'economia nazionale. Concentrare nei prossimi due anni risorse per potenziare il settore turistico e valorizzare il patrimonio culturale attivando diversi strumenti di partnership pubblico-privato. La terza proposta e' volta a favorire la ricerca, l'innovazione e la crescita delle imprese istituendo un Fondo di investimento pubblico-privato che operi come fondo di fondi di venture capital, rafforzando normativamente l'operativita' dei due fondi di private equity gia' costituiti presso la Cassa Depositi e Prestiti (Fondo italiano di investimento e Fondo strategico italiano), riconoscendo un credito d'imposta a fronte di spese per Ricerca e Sviluppo, sostenendo le PMI nella partecipazione alle gare per i fondi dell'Unione europea in questo settore. La quarta proposta riguarda il miglioramento del sistema tributario presentando al Parlamento il disegno di legge ''delega fiscale'' e poi i 'saggi' hanno suggerito diverse misure per migliorare il rapporto tra fisco e cittadino e per rafforzare la lotta all'evasione fiscale. La quinta proposta ha l'obiettivo di aprire alla concorrenza e tutelare meglio i consumatori con l'tilizzazione dello strumento della ''Legge annuale sulla concorrenza'' per procedere ad una revisione degli aspetti anticoncorrenziali della legislazione vigente, rafforzando il controllo dell'AGCM sulla legislazione regionale e infine vengono suggerite diverse misure per aumentare la concorrenza in diversi settori (trasporti, assicurazioni, energia, ecc.). P.A.: ISTITUIRE 'FONDO VIRTUOSI' - Tra le proposte dei 'saggi' vi sono quelle per migliorare la legislazione e il funzionamento della pubblica amministrazione e fornire migliori servizi alle imprese e ai cittadini. Tra gli obiettivi l'eliminazione di tutti i regimi autorizzatori non necessari (''Opzione zero''), l'introduzione di un indennizzo forfetario e automatico per i ritardi delle amministrazioni, l'adozione di un meccanismo dei costi fabbisogni standard previsto dal federalismo fiscale per le spese di regioni ed enti locali, la revisione del Patto di stabilita' interno alla luce del nuovo articolo 81 della Costituzione. I saggi chiedono anche di rafforzare, migliorandoli, i meccanismi della spending review e istituire il Fondo per le amministrazioni piu' virtuose in termini di efficacia ed efficienza e di rivedere la struttura dei livelli retributivi delle figure apicali e dirigenziali.  LAVORO: RIFINANZIARE AMMORTIZZATORI - I sei 'saggi' del gruppo di lavoro in materia economico-sociale ed europea hanno individuato 11 proposte principali, a cominciare dal destinare qualunque sopravvenienza finanziaria all'emergenza lavoro e al sostegno delle persone e delle famiglie in grave difficolta' economica. Accanto a questo e' necessario rifinanziare gli ammortizzatori sociali in deroga ed affrontare la grave questione dei cosiddetti esodati. Fra le proposte consegnate oggi al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, anche il riconoscimento di un credito d'imposta ai lavoratori a bassa retribuzione (fra i quali e' maggiore la quota di giovani), che si trasformi in sussidio monetario se eccede l'imposta dovuta. Indispensabile poi, secondo il gruppo di lavoro, favorire il lavoro femminile, potenziando, tra l'altro, il telelavoro e gli strumenti per migliorare la conciliazione dei tempi di lavoro e di cura familiare e realizzare l'alternanza scuola lavoro, anche per gli universitari. Vengono, inoltre, proposti modi per stabilizzare e ampliare l'agevolazione fiscale della ''retribuzione di produttivita''. Altra proposta avanzata dai 'saggi' e' la definizione del nuovo ISEE (indicatore della situazione economica equivalente), gia' all'esame dalla Conferenza Stato Regioni, da cui dipendono molti benefici e prestazioni sociali. Nella relazione si sollecita poi ad emanare i decreti attuativi del Casellario dell'assistenza gia' previsto dalla legge al fine di meglio identificare i destinatari degli interventi ed evitare distorsioni dovuta al cumulo delle prestazioni. Infine, dal gruppo di lavoro arriva la proposta di valutare le diverse ipotesi relative all'eventuale introduzione di un reddito minimo di inserimento, da inserire in un quadro complessivo di revisione dell'assistenza. Infine la necessita' di migliorare le relazioni industriali disciplinando la rappresentativita' sindacale, la partecipazione dei lavoratori nell'impresa, ecc. e favorendo sul piano fiscale l'azionariato dei lavoratori. Accanto a queste misure, il gruppo di lavoro ha affrontato anche il tema del potenziamento dell'istruzione ed il capitale umano individuando due misure concrete. In primo luogo sono stati proposti modi per contrastare il grave fenomeno dell'abbandono scolastico e sostenere il diritto allo studio. Inoltre vengono suggerite misure per promuovere la digitalizzazione delle scuole e la cultura dei ''dati aperti''.  UE: ITALIA SVILUPPI POSIZIONI CHIARE - Nella relazione dei 'saggi' pubblicata sul sito del Quirinale ''vengono sottolineate numerose tematiche legate all'agenda europea presente e futura sulle quali e' necessario sviluppare posizioni chiare e lungimiranti, vista la loro importanza per lo sviluppo economico, sociale e ambientale dell'Italia e si segnalano, inoltre, diverse questioni urgenti, dalle quali possono dipendere opportunita' o costi, che richiedono un'efficace presenza nelle sedi negoziali''. E' quanto si legge nella relazione dei saggi pubblicata sul sito del Quirinale per quanto riguarda la presenza italiana nell'Unione europea. AMBIENTE: PIU' EFFICIENZA ENERGETICA - Fra le altre proposte presentate al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dai saggi del gruppo di lavoro in materia economico-sociale ed europea, cinque riguardano la dimensione ambientale e mirano a migliorare l'ambiente e aumentare l'efficienza energetica. Fondamentale, secondo i saggi, provvedere nei tempi piu' rapidi al pieno recepimento e adempimento della normativa dell'Unione europea in materia ambientale. I saggi propongono, inoltre, di rivedere la normativa sul consumo del suolo al fine di contenerlo e di favorire la valorizzazione delle aree agricole. Nella relazione vengono poi proposti strumenti per la riqualificazione urbana che favoriscano interventi di ristrutturazione e riqualificazione, anche in funzione antisismica e vengono suggeriti modi per accrescere l'efficienza energetica. Infine, sono proposte misure per migliorare il ciclo dei rifiuti. brm/sam/alf

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