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pubblicato il 05/gen/2012 05:10

Governo/ L'euro tour di Monti: venerdì a Parigi, l'11 a Berlino

A Le Figaro: "L'Ue non deve più temere l'Italia"

Governo/ L'euro tour di Monti: venerdì a Parigi, l'11 a Berlino

Roma, 5 gen. (askanews) - Una nuova tappa, strategica. Il tour europeo del premier Mario Monti si arricchisce di un ulteriore, fondamentale, appuntamento: l'11 gennaio il presidente del Consiglio sarà a Berlino per incontrare il Cancelliere tedesco, Angela Merkel. Un pranzo di lavoro che sarà incentrato, ha spiegato il portavoce del governo tedesco George Streiter, "su temi bilaterali e internazionali, sulla situazione dell'eurozona ma anche sullo sviluppo economico in Europa". Un colloquio che completa l'euro tour che, tra l'altro, porterà il premier venerdì a Parigi a incontrare il presidente francese Nicolas Sarkozy e il 18 gennaio a Londra per vedere il premier inglese David Cameron. E proprio in vista della visita in Francia, Monti ha rilasciato un'intervista al quotidiano le Figaro. "L'Europa" ha detto "non deve più aver paura dell'Italia". Nota inoltre, Mondit, che "il Governo precedente non ha ammesso la grave mancanza sul fronte della crescita e mancato sulle politiche di liberalizzazione che avrebbero risolto questa carenza". Di qui le allerte delle agenzie di rating che "hanno aperto la strada agli attacchi dei mercati". Il Professore vuole far pesare la voce italiana nell'Unione, come peraltro gli è stato richiesto anche dai partiti che sostengono il governo. E' l'ottica con cui intende muoversi parte dal presupposto che non di sola disciplina finanziaria possa vivere l'Europa, ma che sia necessaria anche una strategia per la crescita e per l'occupazione. Ed è questa la convinzione che Monti dovrebbe esporre alla Cancelliera, sperando di superare le sue 'resistenze', con un occhio alla riunione dell'Eurogruppo che si terrà il 23 gennaio a Bruxelles e al Consiglio europeo in programma per il 30. L'Italia ha infatti proposto degli emendamenti alla bozza del nuovo Trattato nelle quali si prevede che nella disciplina di bilancio si lasci "spazio di manovra" in modo da "tenere conto delle esigenze di investimenti pubblici" e che si prenda in considerazione "l'influenza del ciclo economico" rispetto all'obbligo di ridurre di un ventesimo ogni anno il debito eccedente il 60% del Pil. La speranza a palazzo Chigi, è che questa posizione possa essere sostenuta anche in forza di una unità d'intenti che il Professore cercherà di portare a casa dopo il colloquio con Sarkozy. Al centro del serrato giro di incontri c'è poi la questione della dotazione del fondo salva-Stati, su cui ancora una volta è pesato il freno a mano tirato dalla Germania. D'altra parte il presidente del Consiglio si è a più riprese detto convinto che per uscire dalla crisi serva una vera unione economica europea. Ma 'conditio sine qua non' per far pesare la propria voce, il Professore lo sa bene, è quella di far vedere che l'Italia sta facendo i 'compiti a casa' che le sono stati assegnati: non solo il rigore del decreto salva-Italia, ma anche le misure per la crescita che dovrebbero essere varate in un Consiglio dei ministri che si terrà prima dell'appuntamento di Bruxelles.

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