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pubblicato il 10/set/2011 05:10

Governo, l'allarme di Confindustria: O fa di più o vada a casa

Marcegaglia fa asse con l'Udc: "Siete gente seria"

Governo, l'allarme di Confindustria: O fa di più o vada a casa

Chianciano Terme (Siena), 10 set. (askanews) - La manovra economica, approvata in prima lettura al Senato con la fiducia e ora all'esame della Camera, non basta a risollevare il paese: il governo Berlusconi deve fare di più. E se non è in grado si faccia da parte. Arriva nel giorno delle dimissioni, che hanno affondato le Borse, del membro tedesco della Bce, contrario all'acquisto di titoli italiani e spagnoli, l'ultimatum del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, all'esecutivo: "Il paese è in pericolo", sentenzia la numero uno degli industriali. E con lei, dalla festa dell'Udc a Chianciano Terme, anche il banchiere Corrado Passera, il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, il segretario centrista, Lorenzo Cesa. Marcegaglia sceglie il palco del tradizionale appuntamento settembrino del partito di Pier Ferdinando Casini per fare un'analisi impietosa dell'ultima versione del provvedimento economico che dovrebbe salvare l'Italia dalla crisi: "E' depressiva, per il 60% è composta da nuove tasse, non ci sono liberalizzazioni né privatizzazioni, né interventi strutturali sulle pensioni". Il presidente di Confindustria ritiene invece che tutto questo serva e che serva "mettere insieme un sistema per cui abbassiamo le tasse su chi tiene in piedi il paese cioè i lavoratori e le imprese e alzarle sul resto: Iva, patrimoni, rendite, su tutto quello che è necessario". Ecco, se il governo in carica non è in grado di fare tutto questo "velocemente", per la numero uno degli industriali può andare a casa: "Siccome siamo in una situazione molto difficile, abbiamo un problema di credibilità, lo spread è di nuovo pre-manovra, o il governo dimostra molto velocemente di essere in grado di fare questa grande operazione, grande non solo in termini di quantità ma anche di equità, oppure penso che dovrebbe trarne le conseguenze perché il paese rischia molto, non possiamo rimanere in una situazione di incertezza come questa". La platea centrista la ricopre di applausi. D'altronde, che Berlusconi debba fare un passo indietro l'Udc lo ripete da tempo. Stamattina lo ha ribadito Cesa, quindi Savino Pezzotta proprio introducendo l'intervento di Marcegaglia. Lei non si stanca di elogiare il partito di Casini ("voi che siete gente seria, che avete il senso della politica come spirito di servizio") chiedendo un contributo a dare voce "alla maggioranza silenziosa" del paese che vuole crescita, infrastrutture contro "la minoranza rumorosa che picchia lavoratori e forze dell'ordine come accaduto in val di Susa" o contro "una politica demagogica come quella che ha votato sì al referendum sull'acqua". Accanto a Marcegaglia, Passera, consigliere delegato di Intesa SanPaolo, condivide: "All'Italia serve un piano per la crescita: o il governo Berlusconi lo mette in atto o meglio cambiare". Dallo stesso palco Bonanni indica in "una grande coalizione alla tedesca" la soluzione. Ma l'idea che Berlusconi debba dimettersi non è di casa solo a Chianciano. Dalla festa del Pd a Pesaro un altro componente del terzo polo, il leader di Api, Francesco Rutelli, sentenzia: Le dimissioni di Juergen Stark "suonano come la campana a morte del governo Berlusconi. Non ci sono alternative" ad un "governo di larghe intese". In questo momento "sarebbe ridicolo andare allo scontro elettorale tra gli eredi di Berlusconi e il centrosinistra".

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