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pubblicato il 14/nov/2011 08:17

Governo/ Galan: Non perdonerò mai Tremonti, portati nel baratro

Ex ministro: A Berlusconi devo tutti, fedele fino all'ultimo

Governo/ Galan: Non perdonerò mai Tremonti, portati nel baratro

Roma, 14 nov. (askanews) - "In un anno e mezzo, il tempo in cui sono stato ministro, ho visto un progressivo spostamento di potere da Palazzo Chigi alla sede dell'Economia. Sono cose che da lontano non si colgono, ma a Roma sì... Ecco, io Tremonti non lo perdonerò mai. Mai!". Per sua stessa ammissione "amareggiato, avvilito, indignato", l'ex ministro ai Beni culturali Giancarlo Galan intervistato dalla Stampa se la prende con l'ex collega alla guida dell'economia. "Io dico solo una cosa; ho visto da parte sua un'arroganza, una protervia. Ci ha trascinati nel baratro. Penso all'ultima seduta del Consiglio dei ministri, ci siamo detti che in fondo eravamo una bella squadra, che abbiamo fatto delle cose importanti... Ma io dico che Tremonti non è dei nostri. Lui non ha mai fatto parte della nostra squadra". E poi chiude: "Per carità, non mi faccia dire altro". Sul passato e sul futuro, il ministro è amareggiato: è indignato, dice "con quelli che nella vita non hanno mai fatto niente di buono e ci trattano da delinquenti. Urlano, sputano, tirano monetine. Lo so che anche l'asino tira un calcio al leone ferito, ma non pensavo che gli asini fossero tanti. E dovrei fare un governo con quelli?". E incalza: "Franceschini sappia che non ci hanno battuti, nè in aula nè le elezioni e nemmeno i magistrati sono riusciti..." Quanto a Berlusconi, "E' difficile per me... Potrei elencare mille suoi difetti, riempire cento pagine con gli errori che ha commesso, ma...". Ma, appunto. Segue un attestato di fedeltà quasi a un culto. "Sono con lui da 27 anni, gli devo tutto, non è neppure ipotizzabile che non gli sia riconoscente, fedele, leale fino a pagare il prezzo più alto. E poi, per quante sciocchezze abbia fatto, lui è ancora il migliore di tutti. Mi viene il magone..." E ammette che avrebbe voluto parlargli all'ultimo Cdm, ma "mi veniva da piangere. E siccome mi vergognavo, sono stato zitto. Ma vedevo intorno a me tanti ministri che già pensavano al loro futuro. Vedevo tanta ipocrisia". Adesso, "radunerò i miei trenta amici più cari per riprendere la mia guerra, quella per portare un po' di liberalismo in questo paese". Con Berlusconi? "Non ci resta che ripartire da lì. Poi si vedrà".

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