martedì 21 febbraio | 18:11
pubblicato il 11/dic/2013 16:29

Governo: fiducia su ''nuovo inizio''. Il programma di Letta senza Berlusconi

Governo: fiducia su ''nuovo inizio''. Il programma di Letta senza Berlusconi

(ASCA) - Roma, 11 dic - ''Sono qui oggi per chiedere un voto di fiducia per un nuovo inizio, con obiettivi realizzabili e tempi certi. Non faro' ripiombare il Paese nel caos''. E' la dichiarazione d'intenti di Enrico Letta, con la quale il premier chiede in Aula alla sua maggioranza (orfana di Silvio Berlusconi e della sua rinata Forza Italia) di sostenerlo nei prossimi appuntamenti programmatici. Ovvero, riforme istituzionali, a iniziare dalla legge elettorale; interventi sul mercato del lavoro per renderlo meno paludoso e infine impegno in campo europeo per preparare al meglio il semestre di presidenza italiana che inizia nel giugno 2013. Nessuna concessione a M5S, che punta all'agitazione per l'agitazione e attacca l'autonomia e la liberta' dei giornalisti. Il premier, che in attesa del responso serale di Palazzo Madama ha gia' incassato l'appoggio di Montecitotio (379 si' al voto di fiducia), e' apparso piu' efficace in sede di replica che nella sua introduzione, forse a causa della stanchezza per il ritorno in nottata da Johannesburg, ma l'obiettivo politico e' stato raggiunto. Il passaggio parlamentare chiestogli dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo la decisione di Forza Italia di passare all'opposizione, rompendo le larghe intese, si conclude con la formazione di una nuova maggioranza che comprende Pd, Nuovo centrodestra, montiani di Scelta civica, cattolici ex montiani, maggioranza dei gruppi misti di Camera e Senato. La maggiore novita' e' l'intesa di Letta con Matteo Renzi, neo segretario del Pd che da tempo aveva chiesto al premier di rendere piu' chiare e nette le scelte programmatiche. A iniziare dai temi dei costi della politica, su cui Letta ha insistito soprattutto per la cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti e l'abolizione delle Province. Rispetto alle indiscrezioni della vigilia, il premier non ha fatto annunci clamorosi sulla politica economica (si attendeva una iniziativa ad hoc sull'occupazione) e non si e' limitato a parlare di riforma elettorale - da approvare entro maggio come chiesto da Renzi, con ''meccanismi maggioritari'' - sul fronte delle riforme istituzionali. Letta ha piuttosto deciso di non stabilire un limite temporale all'azione del suo esecutivo, parlando di obiettivi da raggiungere sulla ripesa e sulla crescita nel medio periodo. Altrettanto e' apparso intuire sul fronte delle modifiche istituzionali, che per essere raggiunte non e' detto che ci sia bisogno del solo 2014. Quindi non c'e' affatto una data sicura per nuove elezioni nel 2015, dipendera' da cio' che il governo riuscira' a realizzare e dalla pazienza di Renzi per avviare la corsa verso Palazzo Chigi. Mentre Letta parlava, si intuiva - guardando dall'alto della tribuna stampa di Montecitorio - qualche malumore negli sguardi di Angelino Alfano. E' probabile, secondo quanto riferito in Transatlantico da alcuni deputati a lui vicini, che il vicepremier e leader di Nuovo centrodestra avrebbe preferito una maggiore sottolineatura di quel ''patto di maggioranza'' su cui ha insistito nell'ultima settimana con contenuti pressoche' simili a quelli proposti da Letta. Il problema sarebbe tutto politico per Alfano: legittimare Nuovo centrodestra come la forza che non ha abbandonato per responsabilita' nazionale il governo, malgrado la ferita del caso Berlusconi, e ora tenta di incamminarsi nel progetto di costruire una nuova destra meno populista e piu' repubblicana. Ha detto comunque il premier a proposito del Nuovo centrodestra per riconoscerne la lealta': la scissione interna al Pdl ''e' stata un passaggio drammatico e io ringrazio chi ha avuto il coraggio di dividersi da compagni di viaggio di una vita per dare la fiducia al mio governo, e' una cosa che mi carica di impegno''. Letta e' sembrato inoltre voler fissare nel maggio del 2014, in coincidenza con l'ipotesi di una condivisa riforma elettorale, un altro step di verifica della maggioranza. Oggi occorreva superare gli scogli della rapida approvazione della legge di stabilita' e della verifica parlamentare chiesta dal Capo dello Stato. Alla vigilia della presidenza italiana del semestre europeo, potrebbe quindi esserci quel rimpasto di governo di cui si vocifera da quando Forza Italia e' passata all'opposizione. gar/vlm

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