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pubblicato il 27/mar/2013 12:00

Governo/ Esecutivo di salute nazionale? Bagnasco vede Bersani

L'apprensione dei vescovi per ritorno alle urne e crisi economica

Governo/ Esecutivo di salute nazionale? Bagnasco vede Bersani

Roma, 27 mar. (askanews) - A sorpresa, il cardinale Angelo Bagnasco ha incontrato ieri il premier incaricato Pierluigi Bersani. L'incontro, richiesto dal leader Pd, si è svolto nel quadro delle consultazioni per la formazione di un Governo. E mostra, nei fatti, un'apertura di credito dei vertici della Chiesa italiana nei confronti del tentativo di Bersani di incassare la fiducia in Parlamento. Dal quartier generale della Cei a via Aurelia non filtrano commenti. La mossa di Bagnasco però fa emergere l'apprensione che accomuna molti vescovi per un repentino ritorno alle urne che non farebbe uscire il paese da una crisi economica e sociale già prolungata. In questa legislatura, peraltro, il perimetro della pattuglia di parlamentari cattolici 'doc' è piuttosto ridimensionato. E non sorprende, di conseguenza, che sia il cardinale Bagnasco in persona a prendere l'iniziativa. Difficilmente il presidente della Cei può essere entrato con Bersani in discussioni tecniche sulle formule per comporre il puzzle del prossimo esecutivo. Certo è da immaginare che nei pensieri di Bagnasco non si veda di buon occhio la riproposizione di tematiche - come la bioetica o il conflitto di interessi - che potrebbero dividere le forze politiche e minare il già precario percorso verso la formazione di un governo. La Cei, peraltro, è stata assorbita nelle ultime settimane dalle 'rivoluzioni' avvenute nella vita della Chiesa, le dimissioni di Joseph Ratzinger, l'ipotesi di Angelo Scola 'papabile', l'elezione di Jorge Mario Bergoglio. L'appello di Papa Francesco per una Chiesa a fianco dei poveri, ora, risuona nei ragionamenti dei vertici ecclesiastici che, non da oggi, si fanno, grazie alle Caritas e alle parrocchie sparse nel territorio, 'portavoce' della crecente indigenza di larghi strati di popolazione italiana. E se prima delle elezioni i vertici della Cei, sulla scia della Santa Sede, hanno dato un certo sostegno al governo di Mario Monti e alla sua successiva 'salita in campo', oggi affiora tra i vescovi l'auspicio che si formi in tempi rapidi un esecutivo di "salute nazionale" capace di non vanificare i sacrifici chiesti agli italiani dal governo uscente e di non far precipitare il paese in uno scenario cipriota. A riprova della sensibilità del mondo cattolico su questo punto, peraltro, la comunità di Sant'Egidio ha diramato nei giorni scorsi un comunicato di solidarietà verso la popolazione di Cipro. Pur con mille differenze, la galassia cattolica sembra convergere su un obiettivo considerato impervio ma necessario. "Pd-Pdl, la trattativa è obbligata", scrive 'Avvenire'. Il 'Sir' (Servizio informazione religiosa), l'agenzia della Cei, scrive: "Se non ora, quando tutti i parlamentari si riprenderanno la libertà intellettuale e di coscienza per dare al Paese un dibattito pubblico privo di falsità ideologiche, di interessate ricostruzioni di parte, di false interpretazioni del reale? Se non ora, quando sposeranno l'amore per la verità dell'uomo e sull'uomo? Se non ora, quando eserciteranno il dovere di rappresentarci sino in fondo e, quindi, dichiarare la volontà di collaborare per il bene del Paese?". Sull'ultimo numero di 'Civiltà cattolica', il quindicinale dei gesuiti stampato con l'imprimatur della segreteria di Stato, poi, Michele Simone, rilevava che "alla base del successo del M5S non c'è affatto il folklore ? afferma il prof. Mario Deaglio 4 ?, ma una lacerazione ampia, profonda e sottovalutata del tessuto economico-sociale del Paese". Tutti, ad ogni modo, guardano a Giorgio Napolitano come l'uomo che, con la sua autorevolezza, può portare il sistema politico italiano fuori dalle secche. Con un governo "stabile", come ha detto il segretario della Cei, mons. Mariano Crociata, concludendo il mini-consiglio episcopale permanente che ha fatto seguito al Conclave. Capace - sembra di leggere tra le righe - di appoggiarsi su quanti (nel centro-sinistra, nel Pdl o tra i grillini) abbiano a cuore, per senso di responsabilità, il "bene comune" del paese.

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