sabato 21 gennaio | 05:44
pubblicato il 15/mar/2014 16:07

Governo: da quello del fare cosi' cosi' a quello del fare cosa? (Nota)

(ASCA) - Roma, 15 mar 2014 - La settimana di fuoco vissuta in modo autocelebrativo dal governo Renzi consente di esprimere primi giudizi sul suo carattere. Come in altri momenti, il Paese ha fatto ricorso, per la selezione della classe dirigente, ai sindaci eletti direttamente sul territorio, dallo stesso premier al suo collaboratore Delrio che dell'associazione dei sindaci e' stato il presidente. Ne' piu' ne' meno di quanto avvenuto a suo tempo con i Rutelli ed i Bianco, all'origine dell'esperienza dell'Asinello di Prodi e poi della Margherita. La formula (figlia dei ''non luoghi'' della politica) e' ormai nota, compresa la spolverata di tecnici e sodali compresa nel prezzo.

Un'estenuata Italia ascolta, distratta, le mirabolanti promesse del potente di turno, che non lesina accenti ironici verso chi lo ha preceduto negli incarichi, siano il Pd noleggiato per una sola corsa, siano Palazzo Chigi. Potremmo dire che, dopo la parentesi ''educata'' dei Monti e degli Enrico Letta, con Renzi torna la villania al governo. Vediamo con ordine i temi, partendo dalle risorse.

Mirabolante soluzione per trovarle: alzare il deficit dello Stato. Ma come, e tutta la polemica generazionale sul dovere di non fare debiti a carico di chi verra' dopo? Questo ''per un libro o una pizza in piu'?''. Davvero lontana la svolta buona se, sul piano delle politiche del lavoro, il colpo di genio e' quello della estensione della causalita' per i rapporti di lavoro a termine: solo un espediente per evitare il dibattito ideologico sull'art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Difficile vedere in questo un profilo di autentico riformismo con una idea forte di coesione sociale basata su una rideterminazione di diritti e doveri. Con in piu' l'antica abitudine alla reiterazione di annunci non seguiti da atti legislativi concreti nell'immediato. Ma vediamo l'altra riforma annunciata come epocale, quella elettorale, per tornare ad eleggere il Parlamento. Non per voler apparire ad ogni costo sofisticati ma, ohibo', non era stata annunciata (posto sia un obiettivo significativo), la riduzione del numero dei parlamentari? Salvo errori od omissioni, alla Camera siamo alla conferma degli attuali 630.

A meno che non si gabelli la trasformazione auspicata del Senato in assemblea non elettiva come misura in questa direzione. La verita' e' che il ''Renzellum'' appare essere, come riconosciuto da sostenitori dello stesso premier, un mostriciattolo indigeribile. L'inciucio tra Verdini-Berlusconi da un lato e Renzi dall'altro (con buona pace della tecniche del prof. D'Alimonte), non risolve nessuno dei difetti alla base della bocciatura del ''Porcellum''. Viene confermata la manipolazione della rappresentanza; la minoranza elettorale viene, per incanto, trasformata in maggioranza; si prosegue, con la creazione di cervellotiche soglie di sbarramento per poter entrare in Parlamento (assenti in questa misura negli altri Paesi europei), a tenere lontani dalle istituzioni movimenti in formazione, in grado di recare nuova linfa alla vita democratica del Paese. Settimana davvero fruttuosa.

dir/vlm

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