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pubblicato il 23/mar/2011 20:41

Governo/ Con Colle toni bassi, ma Berlusconi lamenta 'ingerenze'

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Governo/ Con Colle toni bassi, ma Berlusconi lamenta 'ingerenze'

Roma, 23 mar. (askanews) - Il clima sarà stato pure cordiale, come viene riferito. D'altra parte quello che dovevano dirsi sulla nomina di Saverio Romano a ministro delle Politiche agricole, Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano se lo erano già detti nel colloquio di una settimana fa. Le perplessità del Colle sull'ingresso nel governo del leader di Pid ancora in attesa di archiviazione in un procedimento per concorso in associazione mafiosa erano ben chiare al presidente del Consiglio. Per questo quando il capo dello Stato, nei dieci minuti di colloquio alla presenza di Gianni Letta che hanno preceduto il giuramento, ha anticipato la sua 'presa di distanza', il premier si sarebbe limitato a ribadire che alla base della decisione c'era la necessità di allargare e rafforzare la squadra di governo e anche di dare una guida al ministero dei Beni culturali, dopo le irrevocabili dimissioni di Sandro Bondi. Ed ecco il giuramento del deputato siciliano e il 'trasloco' di Galan al dicastero del Collegio romano. Insomma, viene spiegato, Berlusconi non ha voluto inasprire lo stato dei rapporti, storicamente non facili, con Giorgio Napolitano. Soprattutto adesso che sulla Libia ha tentato di creare con il Colle un asse di "concordia". E infatti anche della situazione di Tripoli si è parlato nel colloquio: con il presidente del Consiglio che ha rivendicato la soddisfazione italiana per il coinvolgimento della Nato nell'operazione e Napolitano che è tornato a ribadire la necessità che il Parlamento si esprima nel modo più condiviso possibile sulla risoluzione. Ma finito il faccia a faccia, il premier se n'è tornato a palazzo Grazioli con un certo fastidio per essere stato ancora una volta 'limitato' nelle decisioni. Quella del presidente del Consiglio che non ha alcun potere, d'altra parte, è una litania a cui il Cavaliere si è lasciato andare più volte anche pubblicamente. In privato, certo, usa toni più coloriti. Ma il senso è lo stesso: dal Colle c'è troppa ingerenza. E anche troppa 'sensibilità' verso i giudici. Per il premier il Quirinale non poteva bloccare (come peraltro in effetti non ha fatto) la nomina di Romano per un procedimento durato otto anni e al termine del quale è stata chiesta l'archiviazione. Impossibile per chi si definisce "re dei mondiale dei processi", accettare una simile logica. E a poco sarebbero valsi anche i timori, fatti flitrare dal Colle, che altro sul neo ministro possa venir fuori, magari nelle motivazioni della sentenza di condanna per Totò Cuffaro. Per questo la nota quirinalizia, per quanto attesa, è stata definita "inusuale" a palazzo Grazioli. Berlusconi, viene riferito, è stato molto infastidito dal comunicato e sarebbe stato lui stesso a suggerire a Romano di incontrare i giornalisti e puntare il dito contro l'Ufficio stampa della Presidenza, reo di aver vergato una dichiarazione "imprecisa" (perché parla di imputazione) e non corrispondente alle parole di Napolitano. D'altra parte lo stesso Cavaliere aveva in passato attaccato lo staff del presidente della Repubblica per la eccessiva "puntigliosità" nel vaglio dei provvedimenti.

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