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pubblicato il 01/giu/2011 05:10

Governo/ Bossi avverte Berlusconi, ma pressing anche su Tremonti

Il Senatur: "Avanti, per ora". E su ministro Economia dubbi Lega

Governo/ Bossi avverte Berlusconi, ma pressing anche su Tremonti

Roma, 1 giu. (askanews) - Il governo va avanti, come avevano già detto Maroni e Calderoli. "Per ora". La precisazione temporale è di Umberto Bossi, che rompe il silenzio dopo la batosta dei ballottaggi e con due semplici parole avvalora la tesi di chi vuole il leader leghista già proiettato verso il dopo Berlusconi. Nessun incontro tra i due, nonostante la contemporanea presenza a Roma. Il Senatur resta il tempo del Consiglio dei ministri, dove il premier è assente perchè ancora a Bucarest. Poi si chiude negli uffici del gruppo della Camera, e riparte alla volta di Milano ("La capitale", butta lì prima di salire in macchina), mentre Berlusconi è al ricevimento del Quirinale per la Festa della Repubblica. Tra Bossi e Berlusconi, dunque, ci sono solo la telefonata di lunedì e una nuova chiamata ieri mattina. Probabilmente mentre Bossi era riunito a palazzo Chigi con i luogotenenti Roberto Maroni e Roberto Calderoli, e con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Vertice che acquista anche un valore simbolico, visto il luogo (la sede del governo) e vista l'assenza di quello che, "per ora", è l'inquilino. Un "per ora" sempre legato alla possibilità di riuscire davvero a rilanciare l'azione del governo. Anche perchè se è vero che per ora si va avanti, "non so se tanto tranquillamente", aggiunge sornione Bossi. E il modo per riuscirci passa ormai non solo per le classiche riforme istituzionali chieste dalla Lega, ma anche per una scossa all'economia, e una "vera" riforma del fisco. La chiede Maroni, ma la chiedono anche tanti deputati, preoccupati anche e soprattutto per la "mancanza d'ossigeno" agli enti locali. E si aggiunge anche Bossi: "Metterà i soldi per la riforma? Dipende da cosa si intende per riforma...". Ecco che allora Giulio Tremonti, da alleato di ferro del Carroccio, diventa sempre più bersaglio delle critiche dei capannelli leghisti a Montecitorio, che - in coerenza con le origini della Lega - gli rimproverano di "essere anche lui parte dell'ingranaggio della finanza mondiale", responsabile come altri governanti europei travolti dalle ultime consultazioni popolari "per aver abdicato alla finanza". Non ancora una rottura, ma sicuramente il segno di un malessere diffuso nel Carroccio per un governo che da volano di consensi sta diventando sempre più motivo di sconfitte. Un fastidio più consistente nell'ala maroniana del partito, al di là della difesa d'ufficio del titolare del Viminale: "Sotto attacco non è Tremonti, ma è tutta la maggioranza per il voto degli italiani". Se si riuscirà a rilanciare davvero la maggioranza e l'alleanza con Berlusconi, si capirà probabilmente a Pontida. Il classico raduno è convocato per il 19 giugno, con un "annuncio epocale" di Bossi promesso da Roberto Calderoli. La settimana successiva ci sarà la verifica in Parlamento chiesta da Napolitano.

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