martedì 21 febbraio | 22:56
pubblicato il 21/mar/2013 12:00

Governo/ Bersani attende, pre-incarico forse ma nel Pd scettici

Non ha posto ultimatum ma si è detto convinto di trovare numeri

Governo/ Bersani attende, pre-incarico forse ma nel Pd scettici

Roma, 21 mar. (askanews) - Solo domani Pier Luigi Bersani saprà cosa ha deciso il presidente della Repubblica, il colloquio di questa sera non è stato facile, anche se il leader Pd avrebbe evitato toni ultimativi, secondo quanto viene riferito. Bersani, spiegano, avrebbe in sostanza ribadito la sua linea, evitando solo di porre il presidente di fronte ad una richiesta secca di avere il mandato. Cortesia istituzionale, ma anche prudenza politica, dal momento che il leader Pd era bene informato di ciò che Giorgio Napolitano aveva detto ieri al Psi di Riccardo Nencini che reclamava l'incarico al leader Pd: "Ma i numeri ci sono?". Il presidente vuole "numeri certi" come premessa per mandare Bersani in Aula e Bersani ha fatto in modo di evitare la stessa domanda oggi, per questo motivo non ha chiesto l'incarico in maniera netta. Un pre-incarico, però, Napolitano potrebbe provare a darlo comunque a Bersani, anche se diversi parlamentari vicini a lui non sembrano entusiasti. Lo staff del segretario si limita a dire: "Noi ci affidiamo completamente al presidente". In casa Pd, peraltro, c'era stata anche sorpresa e fastidio per le anticipazioni dell'intervista dell'Espresso a Pietro Grasso in cui il presidente del Senato sembrava quasi proporsi per la guida di un governo istituzionale, tanto che lo stesso Grasso ha poi corretto il tiro in giornata. Forse non ci sarà un nesso causale, ma sta di fatto che l'ipotesi del mandato esplorativo al presidente del Senato sta perdendo quota in queste ore. Ufficialmente, la motivazione che gira in casa Pd è che Grasso avrebbe un handicap, come 'esploratore': non essere un politico. La situazione è complicata, sbrogliare la matassa non è facile e affidare l'esplorazione a chi non ha dimestichezza con il Palazzo può non essere l'idea migliore. Il leader Pd non avrebbe chiesto a Napolitano l'incarico in maniera ultimativa, ma si sarebbe comunque detto convinto che la linea del Pd, ovvero gli 'otto punti' e la richiesta di "cambiamento", possano trovare consenso in Aula, grazie anche ad una squadra di governo alla 'Boldrini-Grasso'. Il fatto è che il leader Pd al Quirinale avrebbe comunque ripetuto il suo ritornello: serve un governo "di cambiamento", perché il risultato elettorale dice che gli italiani non capirebbero nuove soluzioni 'di Palazzo', come sarebbe quella larga coalizione chiesta da Silvio Berlusconi. Va da sé che un "governo di cambiamento" non può avere dentro il Pdl. Il problema è che Bersani ritiene 'larga coalizione' anche il governo del presidente che secondo molti sarebbe la vera carta che ha in mente di giocare Napolitano e su questo le opinioni sono davvero diverse. Anche per questo Napolitano starebbe seriamente pensando di affidare il pre-incarico al leader Pd: Bersani è andato al Quirinale illustrando la linea decisa "all'unanimità" alla direzione del partito. Non ha posto ultimatum, non ha detto a Napolitano 'o questo o niente', ma ha piantato dei paletti che in teoria rendono più complicato anche esplorare altre strade, finché è in campo l'ipotesi presentata dal Pd. Il pre-incarico a Bersani può servire anche a sgombrare il campo almeno da una delle opzioni: se si mette agli atti che non ci sono i numeri per un 'governo di scopo' come lo intende il leader Pd, si potrà passare ad esaminare altre ipotesi. Proprio quello che i bersaniani non vogliono. Uno di loro, oggi, spiegava: "Noi abbiamo 125 voti al Senato, con i centristi arriviamo a 146... Se andiamo in Aula, è sicuro che la fiducia si trova". Napolitano, però, non ci sta a mandare Bersani in Aula per fare tentativi. Ecco allora che il pre-incarico è visto con diffidenza dal parlamentare citato: "Sarebbe un modo per fare fuori Bersani". Il leader Pd ha detto di essersi messo "a disposizione" e se Napolitano gli offrisse il pre-incarico non sarebbe facile dire no. Anche perché difficilmente la cosa resterebbe segreta. E molti, nel partito, cominciano a ragionare su cosa succede dopo: qualcuno giura che Bersani voglia solo tornare al voto, ma altri, tanti, non escludono la possibilità di votare un 'governo del presidente'.

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