venerdì 09 dicembre | 21:12
pubblicato il 09/gen/2014 08:39

Governo: ancora tensioni su Letta. Renzi lancia il Jobs Act

Governo: ancora tensioni su Letta. Renzi lancia il Jobs Act

(ASCA) - Roma, 9 gen 2014 - Un'altra giornata complicata per il governo. Questa volta le tensioni si verificano sulle norme ''salva Roma'', inserite nel decreto legge varato dal governo a fine anno sugli enti locali e che contiene pure le correzioni alla Tasi che consentiranno ai Comuni di aumentare le aliquote a fronte di sgravi alle famiglie. La commissione Affari costituzionali di palazzo Madama, nel pomeriggio di ieri, boccia i presupposti di costituzionalita' del provvedimento (erano assenti un senatore del Pd e un altro di Scelta civica). L'Aula del Senato e' costretta a correre ai ripari per non bloccare il provvedimento e da' comunque semaforo verde all'esame del testo da parte delle commissioni competenti. In mattinata si era appena chiusa la polemica tra i ministri Maria Chiara Carrozza e Fabrizio Saccomanni riguardante il personale insegnante della scuola. ''Gli insegnanti non dovranno restituire i 150 euro percepiti nel 2013 derivanti dalla questione del blocco degli scatti'', dava notizia un comunicato di palazzo Chigi. Il vertice mattutino tra il premier Enrico Letta e i due ministri era servito a sbloccare positivamente la controversia. Mentre il ministro dell' Istruzione Carrozza si dichiarava soddisfatta, il Ministero dell' Economia faceva sapere con una nota non conciliante: ''In data 9 dicembre 2013 il Ministero dell'Economia ha informato il Ministero dell'Istruzione che avrebbe proceduto al calcolo e al recupero delle somme relative agli scatti, dando al Ministero il tempo necessario a formulare diverse istruzioni''. Il contrasto tra i due ministri sembra indebolire la posizione di Saccomanni in prospettiva di un rimpasto dell'esecutivo. Consapevole dei problemi di tenuta del governo, Letta accelera gli incontri con gli esponenti delle forze che fanno parte della maggioranza. Quello con Matteo Renzi, che continua a ritenere prioritaria la soluzione del rebus della riforma elettorale a ogni nuovo patto di governo, potrebbe svolgersi oggi o domani. E' stata pero' smentita l'eventualita' di un incontro a tempi brevi tra il sindaco di Firenze e Silvio Berlusconi sul tema legge elettorale. La condizione giudiziaria del leader di Forza Italia ha insinuato alcune perplessita' nello staff di Renzi sulla giustezza di questa mossa. Il sindaco di Firenze scrive tuttavia nella sua e-news: ''Mi dicono: ma vedrai Berlusconi? e Grillo? e Alfano? Sono pronto a incontrare tutti, purche' si chiuda su una cosa che serva agli italiani''. Il segretario del Pd lancia intanto il Jobs act sulla sua e-news. Nella bozza si fa riferimento al ''contratto di inserimento a tempo indeterminato e a tutele crescenti''. Si prevede un ''assegno universale'' per chi perde il lavoro e un'agenzia unica federale che coordini i centri per l'impiego. ''Gli spunti che trovate in questa e-news - scrive Renzi - saranno inviati ai parlamentari, ai circoli, agli addetti ai lavori per chiedere osservazioni, critiche, integrazioni. Dunque non e' un documento chiuso, ma aperto al lavoro di chiunque''. Il leader del Pd aggiunge: ''Non sono i provvedimenti di legge che creano lavoro, ma gli imprenditori. La voglia di buttarsi, di investire, di innovare. L'Italia puo' farcela ma deve uscire da questa situazione di bella addormentata nel bosco. Deve rompere l'incantesimo. Per farlo c'e' bisogno di una visione per i prossimi anni e di piccoli interventi per i prossimi mesi''. L'obiettivo - prosegue - ''e' creare posti di lavoro, rendendo semplice il sistema, incentivando voglia di investire dei nostri imprenditori, attraendo capitali stranieri (tra il 2008 e il 2012 l'Italia ha attratto 12 miliardi di euro all'anno di investimenti stranieri. Meta' della Germania, 25 miliardi un terzo della Francia e della Spagna, 37 miliardi)''. Aggiunge polemicamente Renzi: ''Per la Banca mondiale siamo al 73* posto al mondo per facilita' di fare impresa (dopo la Romania, prima delle Seychelles). Per il World Economic Forum siamo al 42* posto per competitivita' (dopo la Polonia, prima della Turchia). Vi sembra possibile? No, ovviamente no. E allora basta ideologia e mettiamoci sotto''. Il Jobs act punta sulla ''semplificazione delle norme'' (a iniziare dal non obbligo per le nuove imprese di iscrizione alle Camere di commercio). Renzi prende un impegno su questo punto: ''Presentazione entro otto mesi di un codice del lavoro che racchiuda e semplifichi tutte le regole attualmente esistenti e sia ben comprensibile anche all' estero''. Centrale e' ritenuta la riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40, che - secondo il sindaco di Firenze - ''hanno prodotto uno spezzatino insostenibile''. Un altro dei punti del Jobs act riguarda la necessita' di una legge sulla rappresentativita' sindacale e la presenza dei rappresentanti eletti direttamente dai lavoratori nei Cda delle grandi aziende. Scrive Renzi a proposito di riduzione costo dell'energia e dell'Irap per le aziende: ''Chi produce lavoro paga di meno, chi si muove in ambito finanziario paga di piu', consentendo una riduzione del 10% dell'Irap per le aziende. Segnale di equita' oltre che concreto aiuto a chi investe''. Infine un annuncio per quanto riguarda la creazione di nuovi posti di lavo: ''Per ognuno di questi sette settori, il Jobs act conterra' un singolo piano industriale con indicazione delle singole azioni operative e concrete necessarie a creare posti di lavoro: a) Cultura, turismo, agricoltura e cibo; b) Made in Italy (dalla moda al design, passando per l'artigianato e per i makers); c) Ict, d) Green economy, e) Nuovo Welfare, f) Edilizia; g) Manifattura''. gar/mau

 

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