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pubblicato il 13/dic/2013 08:34

Governo: altola' Ncd sulla legge elettorale, ''partire da maggioranza''

Governo: altola' Ncd sulla legge elettorale, ''partire da maggioranza''

(ASCA) - Roma, 13 dic - Nuovo scoglio per il governo, ad appena ventiquattr'ore dal voto di fiducia ricevuto dalle Camere. Il confronto sulla legge elettorale passa dalla commissione Affari costituzionali del Senato a quella della Camera, come aveva auspicato Matteo Renzi, neosegretario del Pd, per decisione dei presidenti delle due Assemblee e dopo che Pd, M5S e Sel hanno votato nella commissione Affari costituzionali del Senato a favore dello spostamento. Il problema politico e' che questa opzione riceve il no non solo di Forza Italia e Lega Nord ma pure di Nuovo centrodestra e Scelta civica che fanno parte della maggioranza. Gaetano Quagliariello, ministro per le Riforme istituzionali, Ncd, da' un altola' dai microfoni di SkyTg24: ''La riforma si puo' fare solo se diventa parte di un accordo di governo. Nessuno puo' fare le riforme prescindendo dal governo''. Il che equivale a chiedere che sulla legge nuova elettorale non si puo' procedere a prescindere di cio' che pensa la maggioranza su cui poggia l'esecutivo''. Ecco spiegato perche' al ministro Quagliariello non piace lo scambio tra Camera e Senato in materia istituzionale: a Montecitorio spettera' far ripartire l'iter sulla riforma elettorale, mentre il Senato resta la sede in cui si dovranno discutere le riforme istituzionali e costituzionali (a iniziare dal superamento del bicameralismo). Prosegue Quagliariello: ''Nei prossimi dieci, quindici giorni, ossia al massimo per la Befana, la maggioranza o trova un accordo sulla legge elettorale o va in crisi. E allora ognuno si prendera' le sue responsabilita'''. Il ministro punta i piedi: ''All'inizio dell'anno la maggioranza deve avere delle idee chiare da presentare alle opposizioni. Su quella proposta si potra' discutere e eventualmente accogliere i rilievi delle opposizioni''. Quanto ai contenuti, Quagliariello spiega: ''Serve una proposta che dovra' comprendere legge elettorale, titolo V, bicameralismo e riduzione dei parlamentari, per poter dire agli italiani che non stiamo piu' giocando''. Un comunicato congiunto di Montecitorio e Palazzo Madama ha intanto reso noto che i presidenti Laura Boldrini e Pietro Grasso si sono riuniti per discutere come procedere sulla riforma elettorale: ''La presidente Boldrini aveva avviato ieri la procedura di intese per stabilire la priorita' nella definizione del testo di riforma elettorale, a seguito della richiesta emersa nella Conferenza dei capigruppo della Camera del 5 dicembre scorso e della successiva iscrizione all'ordine del giorno della Commissione affari costituzionali della materia elettorale, gia' in corso di esame presso l'omologa commissione del Senato''. Il presidente Grasso, a sua volta, aveva nei giorni scorsi segnalato l'eventualita', essendo la discussione ferma da troppo tempo al Senato senza produrre risultati, che lui stesso avrebbe potuto adoperarsi per spostare il confronto in prima battuta nella commissione Affari costituzionali della Camera. Prosegue il comunicato: ''I presidenti dei due rami del Parlamento hanno preso quindi atto della sussistenza di una maggioranza numerica di senatori e deputati (alla Camera anche il gruppo Fratelli d'Italia) favorevoli al superamento del principio della priorita' temporale, in forza del quale l'iter sarebbe dovuto proseguire al Senato''. Da qui l'annuncio della decisione: ''Su tale presupposto i presidenti Grasso e Boldrini, nel definire l'intesa sul passaggio della materia elettorale alla Camera dei deputati, hanno allo stesso tempo convenuto sull'esigenza, anche ai fini di un'equilibrata condivisione dell'impegno riformatore, che il Senato abbia la priorita' nell'esame dei progetti di legge di riforma costituzionale gia' presentati e preannunciati''. I presidenti delle Camere si impegnano infine a vigilare affinche' le due commissioni Affari costituzionali di Montecitorio e palazzo Madama procedano parallelamente e in modo spedito. La replica a Quagliariello arriva da Dario Franceschini, ministro per i Rapporti con il Parlamento: ''Vorrei si ricordasse che le legittime opinioni diverse tra gruppi della maggioranza sull'iter dei provvedimenti non c'entra nulla col principio ribadito dal presidente del Consiglio e dai leader dei partiti che sostengono il governo, a cominciare dal neosegretario del Pd Renzi, che sulle regole si parte ovviamente da un'intesa dei partiti di maggioranza, per poi doverosamente cercare un accordo piu' largo in Parlamento''. Prende posizione pure Graziano Delrio, ministro per gli Affari regionali, ospite di ''Otto e mezzo'' su La7: ''Quello che vediamo nelle piazze e anche la partecipazione alle primarie del Pd dicono che servono decisioni. Al Senato c'era uno stallo, era sotto gli occhi di tutti. Cosi' il Senato non viene esautorato, perche' comunque la legge dovra' passare da Palazzo Madama''. Per Roberto Speranza, capogruppo del Pd alla Camera, ''e' chiaro che i partiti di maggioranza dovranno confrontarsi preliminarmente tra loro''. E' quello che auspica Maurizio Sacconi, capogruppo di Ncd al Senato. gar/mau

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