martedì 24 gennaio | 20:21
pubblicato il 05/mag/2011 21:32

Governo/ Allargamento, per Colle è 'affare' premier ma un dl mai

Saranno Camere a giudicare scelta e sua opportunità

Governo/ Allargamento, per Colle è 'affare' premier ma un dl mai

Roma, 5 mag. (askanews) - Nove nuovi sottosegretari e l'annuncio di altri dieci: dopo settimane di trattative Silvio Berlusconi annuncia il rafforzamento della squadra di governo. Settimane che si possono leggere come un lungo 'tira e molla' tra le varie anime della maggioranza ma anche come un tenace tentativo da parte del Cavaliere di trovare sul Colle una 'sponda' per legittimare la necessità di un allargamento per dare solidità all'esecutivo. E di conseguenza capacità di azione. Ma su questo la 'benedizione' del Quirinale non è arrivata e non arriverà: Giorgio Napolitano, riferiscono i bene informati, non intende farsi coinvolgere nell'operazione nè, però, può impedirla. Non è sua prerogativa nè suo compito: la responsabilità, sostanziale e formale (è il presidente del Consiglio che firma i decreti di nomina dei sottosegretari) è tutta del premier. E deve assumersela. Un paletto, però, c'è. Il Quirinale - è stato ripetuto più volte allo stesso Berlusconi - non consentirebbe mai una modifica della legge Bassanini, che stabilisce un tetto preciso di ministri, viceministri e sottosegretari, tramite decreto. Non ci sono i requisiti di necessità e urgenza (i posti, come detto, sono vacanti da mesi) e la maggioranza, come lo stesso Napolitano ha stigmatizzato più volte, è già ricorsa troppe volte alla 'scorciatoia' della decretazione d'urgenza. Quindi, come il premier ha già annunciato oggi, l'unica via per rimpolpare ancora la squadra di governo è un ddl che segua tutti i passaggi parlamentari previsti e che saranno, appunto, le Camere a valutare. Esponendo questa decisione, ovviamente, anche al giudizio dei cittadini-elettori. Negli ultimi tre incontri al Colle Berlusconi ha sempre voluto precisare che con Napolitano avrebbe parlato anche del rimpasto dei sottosegretari. Affermazione accompagnata, di contraltare, dalla presa di distanza del Colle che in più modi ha fatto sapere di non avere i titoli per esprimersi su una questione di esclusiva competenza del Cavaliere. Il giudizio su tutta l'operazione e sul 'segnale' al Paese, in un momento di gravi difficoltà economiche, si può solo immaginare ma una cosa è certa: da quando Napolitano è giunto al Colle tutta la complessa macchina del Quirinale è stata orientata verso una logica di riduzione dei costi. Solo per citare alcune voci: lo staff del presidente nelle missioni all'estero è stato sensibilmente ridotto, nelle trasferte il Capo dello Stato ha concentrato i suoi impegni in uno spazio minore di giorni e anche i buffet di 'rappresentanza' si sono ispirati alla sobrietà. Tagli grandi e piccoli di cui il bilancio complessivo della Presidenza della Repubblica ha risentito con una riduzione delle spese.

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