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pubblicato il 02/giu/2011 21:12

Governo/ Alfano: nostro obbiettivo è vincere nel 2013

Al Tg1: Consegnerò al Parlamento il decreto con codice antimafia

Governo/ Alfano: nostro obbiettivo è vincere nel 2013

Roma, 2 giu. (askanews) - L'obbiettivo della maggioranza è vincere le elezioni del 2013: parola di Angelino Alfano, ministro della Giustizia ieri investito del posto di segretario politico nazionale del Pdl. "Le condizioni per rilanciare il Pdl ci sono. La legislatura dura 5 anni, ne abbiamo davanti ancora due per dare agli italiani tutte le ragioni per votare per noi e per vincere le elezioni del 2013. Il nostro traguardo e' vincere quelle elezioni" dice Alfano in una intervista al Tg1, e specifica che il ruolo di Berlusconi "resta imprescindibile. Ma a due anni dalla fondazione del Pdl abbiamo individuato una figura unitaria. Il Pdl e' nato aggregando varie forze e ha avuto una gestione collegiale, ora dopo due anni il partito si e' strutturato e ha bisogno di una figura unitaria che lo rappresenti". Quanto alla coalizione con la Lega Nord "restera' salda per l'intera legislatura, fino alla fine", è "l'unica che puo' dare all'Italia una serena stabilita' e anche una buona prospettiva di riforme per il Paese". "Prima di lasciare" il ruolo di ministro della Giustizia, promette comunque Alfano, "faro' in modo di consegnare al Parlamento il decreto con cui variamo il codice antimafia e quello con cui riduciamo da 30 a quattro i codici di rito, cioe' le procedure per accedere al processo civile. Poi, una volta confermato segretario nazionale del Pdl, si dimetterà perchè la carica di ministro è incompatibile. Infine il neo segretario politico ha parlato dei referendum del 12 e 13 giugno spiegando, "non vogliamo influire dando una indicazione", soprattutto sulla questione del nucleare, "controversa" e contrassegnata da "emotività" derivate dalla tragedia giapponese. In ogni caso, il risultato non avrà un valore politico: "qualunque sara' la decisione del popolo sovrano non la considereremo ne' a favore ne' contro il governo, ma come la decisione autentica di un popolo che si autodetermina in riferimento a una questione delicatissima".

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