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pubblicato il 30/dic/2013 16:24

Governo: 2013, dal caos dopo voto alla stabilita' imposta da Napolitano

Governo: 2013, dal caos dopo voto alla stabilita' imposta da Napolitano

+++ Letta, a sorpresa, premier a fine aprile, poi provvedimenti economici e tour in Europa. Il Pdl lo abbandona a settembre ma nasce Nuovo centrodestra. La coabitazione difficile con Renzi +++.

(ASCA) - Roma, 30 dic - Enrico Letta, 47 anni, ex ministro del governo D'Alema I, un passato nella Dc e nel Ppi prima di approdare alla Margherita e al Pd, presta giuramento come presidente del Consiglio il 28 aprile 2013.

Il giorno dopo riceve la fiducia della Camera (453 si', 153 no, 17 astenuti). Il 30 aprile c'e' il via libera del Senato (233 si', 59 no, 18 astenuti).

Dopo il governo ''tecnico'' guidato da Mario Monti (novembre 2011-aprile 2013) sostenuto da tutti i partiti tranne che dalla Lega Nord, si torna a un esecutivo politico seppure anomalo in quanto di ''larghe intese''.

Prima delle elezioni del 24 e 25 febbraio Enrico Letta non avrebbe mai immaginato di diventare premier. Il candidato per palazzo Chigi, deciso con primarie in cui aveva battuto Matteo Renzi, era Pierluigi Bersani. Per Letta, in quel momento vicesegretario del Pd, si prevedeva un lavoro indirizzato alle vicende di partito per sostituire il segretario. Il cattivo risultato elettorale del Pd (niente maggioranza al Senato), il fallito tentativo di dialogo con il M5S, la non elezione di Romano Prodi al Quirinale (almeno 101 franchi tiratori tra le fila piddine), hanno fatto precipitare la situazione che ha trovato un equilibrio con la rielezione di Giorgio Napolitano a Capo dello Stato e l'incarico di premier a Letta con il preciso obiettivo di varare un governo di ''larghe intese'' con la partecipazione del Pdl. Angelino Alfano, Pdl, e' nominato vicepremier e ministro degli Interni.

La prima grana per il governo scoppia a giugno.

L'olimpionica Josefa Idem, Pd, nominata da Letta ministro delle Pari opportunita', sport e politiche giovanili si dimette per presunte irregolarita' nel pagamento di oneri previdenziali e nella gestione del suo patrimonio immobiliare da cui risulterebbero rate di Ici e Imu non pagate. I ministri donna restano comunque 6, un record: Cecile Kyenge (Integrazione), Emma Bonino (Esteri), Annamaria Cancellieri (Giustizia), Maria Chiara Carrozza (Istruzione), Beatrice Lorenzin (Salute), Nunzia De Girolamo (Agricoltura).

Nel primo discorso alle Camere da premier, Letta parla di un arco temporale di almeno 18 mesi per giudicare l'attivita' del suo governo: il tempo necessario per aggredire la crisi economica e varare le tanto attese riforme istituzionali. Il discorso programmatico fa riferimento allo stop al pagamento dell'Imu sulla prima casa (una ferma richiesta del Pdl), all'impegno per il lavoro, all'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Silvio Berlusconi, leader del Pdl, da' il suo lasciapassare all'esecutivo: ''Se il governo fallisse, si dovrebbe andare a elezioni e chi si fosse assunto la colpa ne subira' la pena''.

Il mandato di Letta, dopo aver ottenuto la fiducia, inizia ai primi di maggio con un tour nella maggiori capitali europee, a iniziare da Berlino e Parigi. L'obiettivo e' confermare, come era avvenuto con l' esecutivo a guida di Monti, che l'Italia ha intenzione di risanare i propri conti pubblici e di seguire le politiche di austerita' volute dall'Unione europea pur indicando la via della crescita e dello sviluppo come l'unica in grado di far uscire l'Europa dalla crisi.

12 maggio, con una iniziativa che a suo dire deve servire ''a fare spogliatoio'', Letta convoca la squadra di governo nell'Abbazia di Spineto.

Nei primi cento giorni di governo, il Consiglio dei ministri da' semaforo verde al decreto legge ''Del Fare'', al decreto sugli ecobonus e al disegno di legge costituzionale per definire l'iter delle riforme (viene resa meno rigida la clausola prevista dall'articolo 138 della Costituzione). Una apposita Commissione di saggi sulle riforme, con potere consultivo, consegna intanto la sua relazione che prevede il superamento del bicameralismo.

Nella riunione del Consiglio dei ministri del 17 maggio e' decisa la sospensione del pagamento per la rata di giugno dell'Imu e vengono decisi nuovi fondi per la cassa integrazione sia ordinaria, sia straordinaria.

Il 29 maggio arriva una buona notizia per l'economia italiana. Bruxelles archivia la procedura d'infrazione per deficit eccessivo, aperta nel 2009 dopo che i conti pubblici di casa nostra avevano superato i parametri del rapporto deficit-Pil (3%) fissati dal Trattato di Maastricht.

Il 3 giugno, il Senato approva definitivamente con 247 si', nessun no e 7 astenuti, il decreto sui pagamenti dei debiti della pubblica, misura ritenuta importante per rimettere in moto l'economia. Il 13 giugno il Senato, approva (anche con il voto favorevole della Lega Nord) l'istituzione di un Comitato bicamerale di 20 deputati e 20 senatori che hanno come obiettivo quello di proporre modifiche della seconda parte della Costituzione, quella riguardante l'ordinamento della Repubblica.

Il 15 giugno, il Consiglio dei ministri vara il ''decreto del fare'', un pacchetto di 80 misure anticrisi con l'obiettivo di ridare ossigeno all' economia in modo da rilanciare lo sviluppo. 17 e 18 giugno, il premier Letta partecipa al G8 che si riunisce in Irlanda del Nord.

Seconda grana riguardante un ministro del governo Letta.

Il 19 luglio, il Senato respinge la mozione di sfiducia presentata da M5S e Sel nei confronti del ministro Alfano a causa dell'espulsione dall'Italia in circostanze poco chiare di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukthar Ablyazov (rientrata in Italia in questi giorni). Letta difende l'ipotesi che i dettagli della vicenda non fossero a conoscenza di Alfano nella sua qualita' di ministro degli Interni e che gli errori di valutazione siano da attribuire ad alcuni funzionari del Viminale e dei servizi segreti (il 16 luglio e' data notizia delle dimissioni di Giuseppe Procaccini, capo di gabinetto del ministro dell'Interno). Il 12 luglio il governo aveva revocato l'espulsione della signora Shalabayeva che pero' si trovava gia' in Kazakhistan.

Il 1 agosto, arriva la condanna definitiva di Berlusconi a 4 anni per frode fiscale nel processo Mediaset. Le fibrillazioni nella maggioranza aumentano. Letta batte sul tasto della ''stabilita' necessaria'', conferma la sua strategia dei ''piccoli passi'' e invita a tenere separate le vicende.

Il 6 settembre, al termine del G20 svoltosi a San Pietroburgo, Letta esprime soddisfazione per le valutazioni positive sull'Italia scaturite dal summit: ''L'Italia non e' piu' dietro la lavagna''.

Il 28 settembre, mentre il premier e' negli Stati Uniti a presentare il piano economico ''Destinazione Italia'', arriva l'annuncio perentorio di Berlusconi: dimissioni di tutti i parlamentari Pdl e dei ministri pidiellini dal governo. E' un atto che apre di fatto la crisi di governo. A far precipitare il dissenso e' la decisione di aumentare l' Iva dal 21 al 22%. Letta replica che si presentera' davanti alle Camere per chiedere il rinnovo della fiducia al governo: ''In Parlamento ognuno si assumera' le proprie responsabilita'''.

Il 1 ottobre, Letta respinge le dimissioni dei 5 ministri del Pd: Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Gaetano Quagliariello. Il giorno successivo otterra' la maggioranza al Senato anche con il voto di Berlusconi che improvvisa un voltafaccia rispetto alle dichiarazioni pubbliche.

Il 4 novembre, terza grana riguardante un ministro. Il M5S presenta la mozione di sfiducia individuale nei confronti del guardasigilli Anna Maria Cancellieri a causa di alcune intercettazioni telefoniche riguardanti il ''caso Ligresti'' (polemiche in particolare per l' interessamento alla situazione carceraria di Giulia Ligresti e per le telefonate alla compagna di Salvatore Ligresti dopo l'arresto di quest' ultimo). Il premier Letta e il governo si schierano a favore del ministro della Giustizia. Dopo qualche tentennamento e i mal di pancia soprattutto dei renziani, il Pd decide di fare altrettanto.

il 15 novembre, la componente del Pdl che fa capo ai 5 ministri annuncia la scelta di non partecipare al Consiglio nazionale del partito in cui sara' sancita la rinascita di Forza Italia e di avere intenzione di continuare a sostenere il governo.

Intorno alla leadership di Angelino Alfano nasce il raggruppamento Nuovo centrodestra.

Il 26 novembre, il governo, pone la fiducia sulla legge di stabilita' presentando un maxiemendamento che integra le modifiche della commissione Bilancio della Camera.

Il 27 novembre, il Senato convalida a maggioranza la decadenza da senatore di Berlusconi proposta dalla Giunta per le elezioni di palazzo Madama.

Il 9 dicembre, il giorno dopo la vittoria di Matteo Renzi nelle primarie del Pd con il 68% dei consensi il neosegretario piddino incontra Letta a palazzo Chigi assicurando che non ha nessuna intenzione di logorare il governo, a condizione che si facciano le riforme annunciate.

La coabitazione tra Letta al governo e Renzi alla segreteria del Pd non si presenta facile.

Il 20 dicembre, la Camera rinnova la fiducia al governo con 350 si' e un astenuto. Nello stesso giorno, l'Aula approva la legge di stabilita' con 258 si, 103 no e 3 astenuti.

23 dicembre, la legge di stabilita' incassa la sua terza fiducia ottenendo il via libera definitivo dal Senato con 167 si' e 110 no. Nello stesso giorno, l'esecutivo ottiene la fiducia della Camera sul testo modificato del decreto legge che contiene diversi interventi sulle finanze degli enti locali (il cosiddetto ''salva Roma). Il governo appare in affanno per l'ingorgo legislativo che si e' venuto a creare con i decreti in scadenza entro la fine dell'anno.

Il 23 dicembre, Letta dice tra l'altro nella sua conferenza stampa di fine anno: ''Il 2013 sara' ricordato come l'anno della svolta generazionale, sara' l'anno della svolta dei quarantenni. Una svolta che non e' un fatto individuale e di cui il Paese aveva bisogno. La svolta generazionale ci mette alla prova. La svolta l'abbiamo chiesta, ed e' arrivata, in primis per merito della scelta del presidente della Repubblica. Oggi questa generazione non puo' fallire, se fallisse vorrebbe dire che tutti gli auspici di questi anni non sono andati nella giusta direzione. Come generazione non abbiamo possibilita' di fallire e non abbiamo alibi. Io faro' la mia parte perche' questa svolta riesca''.

Il 24 dicembre, Dario Franceschini, ministro per i Rapporti con il parlamento, annuncia che il governo intende rinunciare alla conversione del decreto ''salva Roma'' in scadenza il 30 dicembre. Successivamente, una nota di Palazzo Chigi specifica che il decreto milleproroghe all' ordine del giorno del Consiglio dei ministri del 27 dicembre regolera' ''le sole situazioni indifferibili, a cominciare dalle norme sulla base delle quali il Comune di Roma ha approvato il proprio bilancio''. Nello stesso decreto milleproroghe, conclude la nota, ''sara' contenuta la correzione, annunciata in Parlamento, alla norma relativa agli affitti di immobili da parte della pubblica amministrazione''. La decisione si e' resa necessaria dopo un colloquio tra il premier Letta e il presidente Napolitano nel quale il Capo dello Stato ha espresso forti perplessita' sull'appesantimento emendativo che in Parlamento ha di fatto trasformato il decreto legge da lui firmato a suo tempo.

Il 27 dicembre, il Consiglio dei ministri, dopo la rinuncia al dl ''salva Roma'', approva il decreto milleproroghe. Letta annuncia la necessita' di una riforma del procedimento legislativo, dopo l'ingorgo di fine anno e fa riferimento a un possibile ''rimpasto'' dopo la pausa natalizia. A questo punta soprattutto Scelta civica dopo la separazione dai montiani del gruppo di Pier Ferdinando Casini e Mario Mauro che hanno dato vita al gruppo Per l'Italia.

Il 28 dicembre, dichiara Davide Faraone, renziano, responsabile Welfare del partito: ''L'esecutivo Letta stia attento: o si cambia radicalmente o si muore. Non basta un rimpasto o un semplice ritocco''. Renzi e' consapevole che l'esecutivo e' uscito ulteriormente indebolito dall' ingorgo legislativo di fine anno e dagli avvertimenti in merito del presidente Napolitano.

Il 29 dicembre, in un colloquio con il quotidiano ''la Stampa'', Renzi precisa la sua posizione: ''Non posso accettare l'impostazione che Enrico ha dato alla sua conferenza stampa di fine anno, quando ha detto che un salto generazionale e' compiuto, facendo quasi immaginare una intesa tra lui, Alfano e me. Le cose bisogna raccontarle per come stanno. Lui, Enrico, e' stato portato al governo anni fa da D'Alema, che io ho combattuto e combatto in modo trasparente; e Angelino Alfano al governo ce l'ha messo Berlusconi, quando io non ero ancora nemmeno sindaco di Firenze. Io non voglio assolutamente essere accomunato a loro''.

gar/sat

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