sabato 21 gennaio | 04:05
pubblicato il 18/feb/2011 20:30

Giustizia/Governo rilancia riforma.Premier: Anche intercettazioni

Cdm approva relazione Alfano. Anm: Non ci faremo intimidire

Giustizia/Governo rilancia riforma.Premier: Anche intercettazioni

Roma, 18 feb. (askanews) - Con una relazione del ministro Angelino Alfano "approvata all'unanimità" dal Consiglio dei ministri è ripartito l'accidentato percorso della riforma della giustizia. Separazione delle carriere (e Csm separati) fra magistratura requirente e giudicante, riforma del sistema elettorale del Csm per limitare il potere delle correnti, responsabilità civile dei magistrati, maggiori poteri disciplinari al ministro, inappellabilità delle sentenze di assoluzione in primo grado: sono queste le linee guida della riforma, che ripropongono con qualche limatura, dicono alcuni parlamentari del Pdl, la 'bozza Alfano' sottoposta a ottobre ai presidenti delle Camere, al vicepresidente del Csm e al capo dello Stato ed oggetto di molte riserve. Il testo del nuovo pacchetto che va a incidere anche sulla Carta costituzionale sarà pronto, hanno fatto sapere dal Governo, dopo una riunione con un "comitato di ministri ed esperti" che dovrebbe aver luogo martedì. E sarà probabilmente messo a punto definitivamente in occasione della riunione della Consulta giustizia del Pdl, in programma mercoledì prossimo. Nel corso della riunione del Governo Silvio Berlusconi è intervenuto per sottolineare la necessità di reintrodurre la vecchia formula dell'immunità parlamentare ed ha chiesto tempi veloci anche per il ddl intercettazioni, per il quale vorrebbe tornare al 'testo originario'. Un intervento che qualcuno dei presenti ha interpretato come una sorta di "rimbrotto" indirizzato allo stesso Guardasigilli. Il premier chiede di cancellare le modifiche imposte dai finiani alla Camera prima che il ddl venisse abbandonato in un 'binario morto' parlamentare. Ma il testo approvato in prima lettura dal Senato era già frutto di correzioni dalle quali Berlusconi si era pubblicamente dissociato; e d'altro canto era assai poco apprezzato dal Quirinale, che pur non intervenendo ufficialmente sul procedimento legislativo, aveva lasciato filtrare preoccupazione per i limiti alle indagini e la 'stretta' sulla libertà di stampa. Chi lo conosce bene racconta che Berlusconi non abbia in mente una soluzione 'tecnica' precisa o una particolare versione del testo: ma ribadisce sempre che le intercettazioni andrebbero limitate ai reati "gravissimi" come mafia e terrorismo. E che l'Italia dovrebbe adeguare la sua normativa a quelle più restrittive di altri Paesi europei. Scontate le reazioni polemiche delle opposizioni, interviene anche l'Associazione nazionale magistrati, che avverte: "Non ci faremo intimidire", lasciando presagire una nuova fase di rovente contro tra la maggioranza di governo e la magistratura associata.

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