mercoledì 22 febbraio | 11:56
pubblicato il 02/feb/2012 14:25

Giustizia/Aumenta responsabilità toghe,anche per manifesto errore

Da Camera ok a norme a suo tempo bloccate da 'rivolta' giudici

Giustizia/Aumenta responsabilità toghe,anche per manifesto errore

Roma, 2 feb. (askanews) - Non più solo per dolo e colpa grave, ma anche per "manifesta violazione del diritto". La responsabilità civile dei giudici per le loro decisioni, grazie al voto della Camera che ha approvato a scrutinio segreto l'emendamento della Lega alla legge comunitaria nonostante il no di Governo e, a parole, dei leader di almeno Pd e Terzo polo, si amplia decisamente rispetto alla legge del 13 aprile 1988 che aveva tradotto in norme il risultato del referendum dell'anno prima, voluto dai Radicali sull'onda del caso Tortora. Sta ora al Senato, dove la comunitaria dovrà passare dopo l'ok definitivo della Camera, confermare o meno la nuova disciplina. "Chi ha subìto un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell'esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia - è scritto nella norma approvata -può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale. Costituisce dolo il carattere intenzionale della violazione del diritto". "Ai fini della determinazione dei casi in cui sussiste una violazione manifesta del diritto - argomenta ancora il testo- deve essere valutato se il giudice abbia tenuto conto di tutti gli elementi che caratterizzano la controversia sottoposta al suo sindacato con particolare riferimento al grado di chiarezza e di precisione della norma violata, al carattere intenzionale della violazione, alla scusabilità o inescusabilità dell'errore di diritto. In caso di violazione del diritto dell'Unione europea, si deve tener conto se il giudice abbia ignorato la posizione adottata eventualmente da un'istituzione dell'Unione europea, non abbia osservato l'obbligo di rinvio pregiudiziale ai sensi dell'articolo 267, terzo paragrafo, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nonché se abbia ignorato manifestamente la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea". Già lo scorso anno, sempre nella legge comunitaria, di cui era relatore, il leghista Gianluca Pini - aveva tentato di inserire una norma analoga, bocciata oltre che dall'allora opposizione al governo Berlusconi anche dai giudici che la ritennero talmente generica da essere pericolosa.

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