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pubblicato il 24/set/2013 09:33

Giustizia: Vietti, magistrati si liberino dalla sindrome dell'assedio

Giustizia: Vietti, magistrati si liberino dalla sindrome dell'assedio

(ASCA) - Roma, 24 set - Per le riforme che riguardano il pianeta giustizia ''serve ponderazione e ampio consenso''. Ne e' convinto il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, che in un'intervista al 'Messaggero' ha commentato le parole del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, sulla necessita' 'una attitudine meno difensiva e piu' propositiva' da parte dei magistrati sulle riforme'. ''Anche la magistratura deve fare autocritica, liberarsi dalla sindrome dell'assedio evitando di cadere nelle provocazioni, nella consapevolezza di avere fatto per la gran parte il proprio dovere''.

Secondo Vietti ''occorre trovare un nuovo punto di equilibrio. In questo clima non e' certo immaginabile ripristinare semplicemente il regime preesistente. La politica smetta di affrontare ogni emergenza socio-economica introducendo un nuovo reato, salvo lamentarsi dell'uso improprio che ne farebbero i magistrati e dimenticando che viviamo in un sistema ad azione penale obbligatoria. Si occupi piuttosto, come peraltro sta scritto nelle proposte degli esperti voluti dal Quirinale, di meglio definire legislativamente i presupposti e la durata delle indagini, i criteri di priorita' dell'azione penale, gli strumenti investigativi piu' invasivi - si pensi alle intercettazioni - garantendone la funzione di ricerca della prova e non del reato, la ragionevole durata del processo senza la scorciatoia della prescrizione''.

Quanto alle parole dell'ex premier Silvio Berlusconi, secondo cui l'Italia 'non e' uno Stato di diritto', Vietti ha voluto richiamare ''le parole del Comitato di Presidenza del Csm che, dopo aver espresso amarezza e sconcerto per l'ennesima ripetizione di giudizi sprezzanti e di attacchi infondati che colpiscono in modo indiscriminato la magistratura italiana, ha ricordato che l'esito di qualsiasi processo, esperiti tutti i gradi di giudizio, e' una sentenza che va accettata ed applicata, pena il venir meno dello Stato di diritto e il presupposto della ordinata convivenza civile''.

red-brm/cam/bra

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