giovedì 08 dicembre | 10:59
pubblicato il 08/feb/2011 19:58

Giustizia, processo breve infiamma lo scontro. Alfano lo difende

Bongiorno mette proposta Pdl all'ordine del giorno da 15 febbraio

Giustizia, processo breve infiamma lo scontro. Alfano lo difende

Roma, 8 feb. (askanews) - Il processo breve torna in testa alle priorità della maggioranza e al centro delle polemiche con l'opposizione, con il ministro della Giustizia Angelino Alfano che difende la proposta (di origine parlamentare, primo firmatario Maurizio Gasparri) in una intervista: "Viene impertinentemente definito 'breve'", ma "è semplicemente di ragionevole durata, ha lo scopo di dare un tempo certo e risorse adeguate alla giustizia". Dopo averlo accantonato a settembre con la pubblica benedizione di Silvio Berlusconi, che lo escluse dai cinque punti sui quali chiedere la fiducia, il progetto di legge, già approvato al Senato, è stato oggetto di una calda riunione dell'ufficio di presidenza della commissione Giustizia della Camera, nella quale il capogruppo del Pdl Enrico Costa ha chiesto la calendarizzazione del provvedimento e le opposizioni hanno tuonato contro gli effetti "devastanti" del medesimo, definito una "amnistia mascherata". Il Pd, l'Idv e l'Udc hanno annunciato l'intenzione di chiedere numerose audizioni sul processo breve, cosa che prolungherebbe i tempi dell'esame parlamentare. La presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno ha poi accolto la richiesta del Pdl di calendarizzare la proposta di legge sul processo breve, mettendola all'ordine del giorno dal 15 febbraio. L'esponente di Futuro e Libertà, assente oggi per maternità dalla riunione dell'ufficio di presidenza della commissione, ha avvertito che porrà dei limiti alle audizioni richieste dalle opposizioni, chiedendo che vengano elencate solo quelle "davvero indispensabili". "La richesta rimane sul tavolo, se ne discuterà" dicono però al Pd, che ha proposto l'audizione di tutti i ventisette presidenti delle Corti d'appello. Dopo il teso vertice Berlusconi-Tremonti-Calderoli di ieri ad Arcore, comunque, nella maggioranza appare in grado di tenere lo "scambio" denunciato a gran voce dalle opposizioni tra federalismo, che sta a cuore alla Lega, e provvedimenti sulla giustizia, sui quali il Pdl è tornato a chiedere una stretta. In qualche modo, il tema si rifletterà anche sulla visita che il leader della Lega Umberto Bossi renderà domani a Giorgio Napolitano in Quirinale. Ma sempre domani altri due fatti sono destinati ad acuire drammaticamente le tensioni fra maggioranza e opposizione sul tema della giustizia: l'annunciata richiesta della Procura di Milano di processare Silvio Berlusconi con il rito immediato per il caso Ruby, e il voto del Csm sulla pratica a tutela aperta dopo le dichiarazioni del presidente del Consiglio sul pm milanese del caso Mills, Fabio De Pasquale, definito "famigerato" nela stessa occasione in cui il premier parlò di una "un'associazione a delinquere nella magistratura".

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