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pubblicato il 05/mag/2014 14:33

Giustizia: Napolitano, magistrati dovere riserbo e no...(1 upd)

Giustizia: Napolitano, magistrati dovere riserbo e no...(1 upd)

(ASCA) - Roma, 5 mag 2014 - ''Ricordate che la mancanza del doveroso riserbo, il protagonismo personale, la trascuratezza nella redazione dei provvedimenti, il grave ritardo nel loro deposito incidono sulla immagine di terzieta' che deve accompagnare il magistrato nel concreto esercizio delle sue funzioni, provocando una piu' generale sfiducia nell'operato dei giudici e nel controllo di legalita' che ad essi e' demandato ed esponendoci a censure in sede europea. Sappiate dunque essere degni del prestigio e dell'autorevolezza della vostra funzione, poiche' il rispetto effettivo della dignita' della magistratura e' affidato anzitutto ai suoi appartenenti, che devono rifuggire da ogni atteggiamento che sia o possa apparire di parte, mentre il ''mestiere'' di magistrato e' per sua natura connotato da quella imparzialita' che invera la funzione di garanzia riconosciuta dall'ordinamento''. Cosi' il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano si rivolge al Quirinale ai nuovi magistrati italiani in tirocinio.

Napolitano spiega che ''il principio di leale collaborazione enunciato dalla Corte costituzionale esige che i rapporti tra le Istituzioni e tra chi in esse opera ed esercita funzioni di responsabilita' si ispirino a 'correttezza e lealta', nel senso dell'effettivo rispetto delle attribuzioni a ciascuno spettanti': lealta' e correttezza sono dunque un'endiadi per indicare la condotta doverosa e orientata al rispetto del principio di divisione dei poteri''. Da qui, spiega il Capo dello Stato, ''l'esigenza per i magistrati, come per tutti coloro che sono investiti di responsabilita' pubbliche, di mantenere una rigorosa osservanza dell'ambito e delle competenze delle funzioni rivestite, nella consapevolezza che la sola, alta missione da assolvere - per chi ha il compito di amministrare giustizia - e' quella di far rispettare la legalita' e di tutelare l'effettivita' dei diritti dei cittadini, rifuggendo dal sentirsi investiti di missioni improprie e fuorvianti''.

Penetrare nella dimensione della responsabilita' istituzionale per Napolitano ''comporta sentirsi sempre meno potere e sempre piu' 'servizio', come vuole la Costituzione.

Occorre pertanto acquisire e sviluppare lo 'spirito' del servizio che si rende alla comunita', prestando una costante attenzione ai bisogni e alle problematiche dei cittadini, specie i piu' deboli e vulnerabili, attenzione oggi ancor piu' necessaria in un contesto lacerato da difficolta' economiche e sociali e pervaso da inquietudini, paure e diffidenze crescenti''.

Un giudice, spiega, puo' amministrare la giustizia se conosce il mondo in cui opera, ne comprende le dinamiche, sa prospettarsi le conseguenze dei propri provvedimenti e misurarne le ricadute. ''E' pertanto importante - e cio' la Scuola sta gia' iniziando a promuovere - che i giovani magistrati facciano esperienze presso istituzioni e organismi esterni alla giurisdizione, ma - chiarisce Napolitano - che svolgono compiti con essa correlati o su cui essa incide in vario modo; familiarizzino con gli strumenti informatici, che concorrono a rendere piu' celeri i procedimenti e piu' efficiente l'organizzazione; si confrontino con le istanze, gli spunti, le critiche provenienti dalla opinione pubblica, dagli altri operatori della giustizia e dalle varie articolazioni sociali, nella consapevolezza che l'esercizio della funzione giudiziaria e' anche frutto di una interazione tra soggetti portatori di una comune responsabilita' istituzionale, evitando personalismi e arroccamenti su posizioni precostituite, che non si confanno alla funzione''.

''Non mi stanco di ripetere - continua Napolitano - che il ruolo che vi apprestate a svolgere, come giudici o magistrati del pubblico ministero, esige scrupolosa applicazione delle norme, equilibrio, tensione morale, serenita' e sobrieta' di comportamenti, professionali e anche privati. L'incisivo potere di interpretare la legge, creando il 'diritto vivente', e l'ampia discrezionalita' di cui godono i magistrati nell'esercizio delle loro funzioni spiegano poi l'importanza che assumono anche le apparenze. Come si e' detto molte volte da piu' parti, il magistrato non deve essere solo capace di mantenersi estraneo a interessi di parte e di valutare le questioni con obiettivita' ed equidistanza priva di pregiudizi, ma deve altresi' assicurare la sua 'immagine di imparzialita'', come precisato anche nel Codice deontologico che l'Associazione Nazionale Magistrati si e' dato''.

fdv

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