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pubblicato il 14/mar/2011 15:01

Giustizia/ La proposta Pd: 'Nostro programma è la Costituzione"

"Uffici giudiziari fissino priorità azione penale"

Giustizia/ La proposta Pd: 'Nostro programma è la Costituzione"

Roma, 14 mar. (askanews) - Il Pd ha presentato oggi il proprio pacchetto di proposte in materia di giustizia, basato sulla "Costituzione" e che prevede di intervenire sulle "emergenze" (giustizia civile, organizzazione e carceri), sui "tempi del processo penale" e sul sistema di garanzie e che, infine, ribadisce "l'indipendenza dell'ordine giudiziario", sia pure proponendo delle modifiche all'attuale assetto. "Il programma fondamentale del Partito democratico per la Giustizia si chiama Costituzione repubblicana", si legge nella nota diffusa dal Pd. "La nostra idea di riforme ha come obbiettivo la piena attuazione del modello di giurisdizione e del sistema di garanzie contenuti nella nostra Carta fondamentale. Le nostre proposte riformatrici mirano a realizzare pienamente l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge". Per questo - prosegue il Pd - non possono restare mere disposizioni non solo l'art. 3, ma anche l'insieme delle norme costituzionali che regolano il funzionamento della giustizia: la presunzione di non colpevolezza sino a condanna definitiva, il diritto alla ragionevole durata del processo, il diritto alla difesa garantito anche ai non abbienti, la finalità riabilitativa della pena. Attuare la Costituzione significa prima di tutto rimuovere le vere emergenze che caratterizzano il servizio giustizia e che impediscono l'esercizio di diritti fondamentali, significa garantire un giusto processo che per tempi e modalità riduca il rischio di discriminazioni originate da differenze sociali, di razza o di sesso, sia per chi è imputato, sia per chi fa valere un suo diritto o è parte offesa o vittima di un reato. Per questo, infine è necessario adeguare l'ordinamento in modo funzionale al pieno perseguimento di questi obbiettivi,anche valorizzando e qualificando l'attività e la professionalità di tutti gli operatori del servizio giustizia". I filoni principali di intervento sono tre: le "emergenze", "tempi del processo penale e le garanzie", "l'indipendenza ed organizzazione dell'ordine giudiziario". Tra le "emergenze" c'è l'inefficienza della giustizia civile, una "vera e propria ipoteca sulla competitività"; poi l'organizzazione, e quindi "la revisione della geografia giudiziaria da un lato e delle dimensioni degli uffici giudiziari dall'altro, rappresenta una priorità da perseguire. Allo stesso tempo si dovrà procedere verso l'incremento delle risorse strumentali e umane, attualmente del tutto insufficienti"; infine, il problema delle carceri: "E' necessario ampliare la tipologia delle misure alternative alla pena detentiva", "adeguare le piante organiche riferite al personale di Polizia penitenziaria e alle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi", bisogna quindi rivedere "le norme sulla custodia precautelare e sulla custodia cautelare in carcere limitandola a criteri più stringenti". Il Pd chiede quindi di intervenire sulla durata del processo penale e sul sitema delle garanzie. L'azione penale obbligatoria "va rafforzata, resa effettiva e trasparente per garantire l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Oggi l'elevatissimo numero di procedimenti non consente alle procure di perseguire con la stessa tempistica tutti i fatti penalmente rilevanti. Per questo devono essere individuate delle priorità che non siano rimesse al singolo magistrato ma bensì siano ricondotte al potere generale di programmazione dell'attività dell'ufficio". Infine, per quanto riguarda l'indipendenza e l'organizzazione dell'ordine giudiziario, il Pd ribadisce il principio dell'indipendenza della magistratura e propone di individuare "le procedure per l'esercizio dell'autogoverno più idonee a realizzare l'impiego dei magistrati secondo criteri ispirati al merito e alla trasparenza": bisogna scrivere una nuova legge per attenuare "l'influenza delle correnti nelle designazioni dei posti messi a concorso" e "ampliare il numero degli eletti" al Csm. Soprattutto, "deve essere rafforzata la sezione disciplinare che ha cognizione dei procedimenti a carico dei magistrati ordinari", e "l'esercizio dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati - nel quadro dell'attuale assetto costituzionale e salvo una valutazione più complessiva per la quale si rinvia al lavoro del Forum sulle riforme - deve essere regolato attraverso procedure che garantiscano una più netta separazione, pur sempre in seno al Csm, delle funzioni amministrative da quelle giudicanti". Insomma, no all'ipotesi di trasferire altrove il potere di intraprendere azioni disciplinari, meglio "una sezione separata del Consiglio Superiore per l'esercizio dell'azione disciplinare". Infine, il Pd sollecita "una normativa che affronti il tema dell'incandidabilità dei magistrati nelle istituzioni elettive secondo le recenti indicazioni del Csm in proposito, estendendo alle elezioni regionali ed europee quanto già previsto per le elezioni politiche".

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