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pubblicato il 27/lug/2011 12:14

Giustizia/ Consiglieri Csm: Preoccupa processo lungo, dirompente

Plenum ne discute nel pomeriggio, laici Pdl annunciano battaglia

Giustizia/ Consiglieri Csm: Preoccupa processo lungo, dirompente

Roma, 27 lug. (askanews) - Il Csm si prepara a 'bocciare' la proposta di legge sul processo lungo. Un insieme di norme che presenta per i consiglieri dell'organo di autogoverno della magistratura "gravi e motivate ragioni di preoccupazione", tanto da spingere a discuterne con urgenza nel pomeriggio in plenum. Una proposta di risoluzione presentata da cinque di loro, in rappresentanza di tutte le correnti togate e dei laici di centrosinistra: a firmarla sono stati Vittorio Borraccetti (Md), il laico di area Pd Guido Calvi, il togato indipendente Paolo Corder, Riccardo Curzio (Unicost) e Angelantonio Racanelli (Mi). Documento sul quale i laici Pdl annunciano invece battaglia, sia sul merito che sul metodo. Il ddl all'esame del Senato "si caratterizza per l'evidente capacità di rallentare a dismisura la durata di tutti i processi penali attualmente in corso fatta eccezione per quelli per i quali sia stato già chiuso il dibattimento di primo grado", avvertono i consiglieri del Csm, sottolineando come l'intervento in questione abbia "dirette ricadute sul cuore dell'attività giudiziaria", da rendere "necessario" che il Consiglio intervenga. "Preoccupante" viene giudicata, in particolare, la norma che prevede l'applicazione delle novità ai processi in corso in primo grado, col rischio che debbano "ricominciare daccapo tutti". I consiglieri del Csm denunciano anche l'incostituzionalità della norma in questione: "L'intervento proposto si muove in direzione opposta a quella prescritta dall'articolo 111 della Costituzione, il quale impone la ragionevole durata del processo"; così come "dirompente" viene considerato il combinato disposto delle norme sul cosiddetto processo lungo con cui "viene dilatata la durata dei processi" e quelle di riduzione dei termini di prescrizione cui cui "vengono di fatto negate le condizioni per pervenire ad un accertamento dei fatti oggetto delle imputazioni in tempi ragionevoli, con ciò vanificando ogni tentativo di offrire un servizio di giustizia efficiente per i cittadini". (Segue)

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