venerdì 20 gennaio | 11:07
pubblicato il 01/feb/2014 11:04

Giustizia: Cancellieri, riforme possibili non sono quelle migliori

(ASCA) - Firenze, 1 feb 2014 - Le riforme ''possibili'' non sono sempre quelle ''migliori''. Lo ha detto Anna Maria Cancellieri, ministro delle Giustizia, intervenendo in Palazzo Vecchio a Firenze, all'apertura dell'anno giudiziario dei penalisti. Riprendendo il titolo della cerimonia 'Le riforme possibili', la Cancellieri ha sottolineato che ''le riforme possibili non sono quelle migliori, assumendo in questa definizione - va da se' - un punto di vista spiccatamente soggettivo, ma sono quelle che danno le maggiori garanzie di buon funzionamento.

Mi sento di affermare che solo le riforme possibili, intese nel senso che ho appena esposto, sono le riforme utili e giuste, perche' magari hanno sacrificato qualche aspetto di maggiore apprezzabilita' tecnica, ma cio' hanno fatto in nome di un rafforzamento della capacita' di cambiare realmente l'esistente in un contesto di accresciuta partecipazione democratica. E' con questo programma ideale che, appena insediata al Ministero della Giustizia, ho provveduto a istituire commissioni e gruppi di studio in numero consistente, ben cinque, a composizione mista, avvocati, magistrati, professori''. Pero', ha precisato, ''non e' soltanto ai risultati degli studi e degli approfondimenti posti in essere dalle Commissioni che volgo la mia attenzione. Se cosi' facessi, verrei in qualche modo meno ad un primo e preciso dovere, di assunzione di responsabilita' circa le scelte da fare; come se mi servissi delle Commissioni non gia' per formare la base solida di un piu' ampio lavoro di riforma, ma per schermarmi dalle inevitabili critiche che l'annuncio di una iniziativa legislativa provoca.

Il mio compito, condivisa l'elaborazione delle Commissioni, e' di tentare un passo in piu', pur sempre mosso nella direzione tracciata da quelle riflessioni; e di saper rinunciare, magari, a qualche piu' coraggioso suggerimento, quando mi rendo conto che il contesto politico-parlamentare non e' per nulla favorevole, assai poco disponibile gia' all'avvio di un confronto approfondito su quel tema. Il ruolo politico - ha concluso - chiama ad un dovere di ascolto e di mediazione, che si adempie in piu' momenti e su piu' piani, ma sempre nella prospettiva di maggiore soddisfacimento dell'interesse collettivo''.

afe/mar

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