lunedì 23 gennaio | 20:09
pubblicato il 10/lug/2013 15:38

Giornalisti: Marina Berlusconi, si vuol mettere informazione in manette

+++Mule': contro di noi un atto intimidatorio+++.

(ASCA) - Roma, 10 lug - Marina Berlusconi, presidente Mondadori, esprime solidarieta' al direttore del settimanale Panorama condannato a otto mesi di reclusione per omesso controllo nel caso di un articolo (a firma di Maurizio Tortorella) giudicato diffamatorio nei confronti del pm romano Luca Tescaroli.

''Ancora una volta -sostiene Marina Berlusconi in una nota-, si vogliono mettere le manette alla liberta' di informazione. Ancora una volta, nel giro di poche settimane, una sentenza colpisce addirittura con il carcere per il suo direttore un giornale che come sempre ha fatto, e bene, solo il proprio dovere: raccontare i fatti, approfondire, criticare, che non significa ne' offendere ne' diffamare. E ancora una volta, e' un magistrato che si vede dare ragione da un altro magistrato''. ''Ai sempre piu' gravi motivi di allarme e preoccupazione per lo stato della giustizia in questo Paese, si aggiunge l'ulteriore segnale -prosegue Marina Berlusconi- rappresentato da questa sentenza. Al direttore Giorgio Mule', a Maurizio Tortorella e all'intera redazione di Panorama, tutta la vicinanza e l'apprezzamento per il lavoro quotidianamente svolto. A chi ha davvero a cuore un'informazione senza condizionamenti, l'invito a riflettere molto seriamente sulle conseguenze di certi verdetti''.

Il direttore di Panorama Giorgio Mule' in un suo comunicato sostiene che ''La nuova condanna al carcere e' un atto intimidatorio che colpisce e mortifica la liberta' di critica giornalistica oltre che calpestare la dignita' della professione. Ancora una volta vengo condannato per un articolo in cui un magistrato, giudicato da un collega magistrato, lamenta di essere stato diffamato. La mia colpa e' quella di aver garantito da direttore responsabile il diritto di espressione a un giornalista, 'reato' di cui vado fiero. Gli articoli su Messineo e Tescaroli non contengono una sola frase offensiva o ingiuriosa nei loro confronti, ne' riportano la falsa attribuzione di un fatto. Alla Camera e al Senato, oltre che al Parlamento europeo, si sta discutendo, proprio a seguito della condanna per il processo Messineo, la necessita' di riformare la legge sulla diffamazione abolendo la pena del carcere. A questo punto la riforma e' non solo urgente ma anche non rinviabile. Non posso non cogliere, dopo il nuovo verdetto, la conferma di un sospetto alimentato anche da un'inchiesta in corso a Napoli che mi vede indagato per una strampalata, fantasiosa e assai offensiva ipotesi di corruzione: si vuol mettere a tacere, con il piu' umiliante strumento qual e' la privazione della liberta', una voce non allineata. E' mio dovere denunciare con forza il tentativo illiberale in atto. Da parte mia e di Panorama la risposta sara' quella di continuare a raccontare i fatti con il consueto scrupolo ed esprimere le nostre critiche o opinioni nel solco della tradizione liberale del settimanale''.

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