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pubblicato il 31/ott/2013 12:00

Francesco celebra a sorpresa messa sulla tomba Giovanni Paolo II

Vigilia del 68esimo dell'ordinazione sacerdotale di Wojtyla

Francesco celebra a sorpresa messa sulla tomba Giovanni Paolo II

Città del Vaticano, 31 ott. (askanews) - Oggi, a sorpresa, e molto presto, alle sette circa, Papa Francesco ha celebrato messa non, come d'abitudine, nella cappella della sua residenza, la casa Santa Marta, ma nella cappella di San Sebastiano, a San Pietro, pronunciando una breve omelia presso l'altare del beato Giovanni Paolo II alla vigilia del 68esimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale. A questo altare, ogni giovedì, la comunità polacca partecipa alla celebrazione eucaristica in memoria del beato Wojtyla. La tomba del beato Giovanni Paolo II, dopo la sua beatificazione, è stata allestita in questa cappella, dove è collocato il grande mosaico del martirio di San Sebastiano. Con Bergoglio hanno concelebrato 120 sacerdoti in gran parte polacchi. Numerosi i fedeli presenti. La messa è stata trasmessa in diretta in Polonia. Il Papa ha commentato le letture del giorno: la lettera di San Paolo ai romani in cui l'apostolo delle genti parla del suo amore per Cristo e il passo del vangelo di san Luca in cui Gesù piange su Gerusalemme che non ha capito di essere amata da lui. "In queste letture - ha detto Papa Francesco - ci sono due cose che colpiscono. Prima, la sicurezza di Paolo: 'Nessuno può allontanarmi dall'amore di Cristo'. Ma tanto amava il Signore - perché lo aveva visto, lo aveva trovato, il Signore gli aveva cambiato la vita - tanto lo amava che diceva che nessuna cosa poteva allontanarlo da lui. Proprio questo amore del Signore era il centro, proprio il centro della vita di Paolo. Nelle persecuzioni, nelle malattie, nei tradimenti, ma, tutto quello che lui ha vissuto, tutte queste cose che gli sono accadute nella sua vita, niente di questo ha potuto allontanarlo dall'amore di Cristo. Era il centro proprio della sua vita, il riferimento: l'amore di Cristo. E senza l'amore di Cristo, senza vivere di questo amore, riconoscerlo, nutrirci di quell'amore, non si può essere cristiano: il cristiano, quello che si sente guardato dal Signore, con quello sguardo tanto bello, amato dal Signore e amato sino alla fine. Il cristiano sente che la sua vita è stata salvata per il sangue di Cristo". "L'altra cosa che mi colpisce - ha proseguito Bergoglio - è questa tristezza di Gesù, quando guarda Gerusalemme. 'Ma tu, Gerusalemme, che non hai capito l'amore'. Non ha capito la tenerezza di Dio, con quell'immagine tanto bella, che dice Gesù. Non capire l'amore di Dio: il contrario di quello che sentiva Paolo. Ma sì, Dio mi ama, Dio ci ama, ma è una cosa astratta, è una cosa che non mi tocca il cuore ed io mi arrangio nella vita come posso. Non c'è fedeltà lì. E il pianto del cuore di Gesù verso Gerusalemme è questo: 'Gerusalemme, tu non sei fedele; tu non ti sei lasciata amare; e tu ti sei affidata a tanti idoli, che ti promettevano tutto, ti dicevano di darti tutto, poi ti hanno abbandonata'. Il cuore di Gesù, la sofferenza dell'amore di Gesù: un amore non accettato, non ricevuto. Queste due icone oggi", ha detto il Papa: "Quella di Paolo che resta fedele fino alla fine all'amore di Gesù, di là trova la forza per andare avanti, per sopportare tutto. Lui si sente debole, si sente peccatore, ma ha la forza in quell'amore di Dio, in quell'incontro che ha avuto con Gesù Cristo. Dall'altra parte, la città e il popolo infedele, non fedele, che non accetta l'amore di Gesù, o peggio ancora, eh? Che vive quest'amore ma a metà: un po' sì, un po' no, secondo le proprie convenienze. Guardiamo la fedeltà di Paolo e l'infedeltà di Gerusalemme e al centro guardiamo Gesù, il suo cuore, che ci ama tanto. Che possiamo farcene? La domanda: io somiglio più a Paolo o a Gerusalemme? Il mio amore a Dio è tanto forte come quello di Paolo o il mio cuore è un cuore tiepido come quello di Gerusalemme? Il Signore, per intercessione del Beato Giovanni Paolo II, ci aiuti a rispondere a questa domanda".

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