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pubblicato il 16/nov/2013 19:35

Forza Italia: governo regge, tramontano riforme? (nota)

Forza Italia: governo regge, tramontano riforme? (nota)

(ASCA) - Roma, 16 nov - Una giornata sottotono, a conferma che il confronto reale nel centrodestra e' avvenuto lo scorso 2 ottobre con il voto di fiducia al Senato. La ''resurrezione'' del nome di Forza Italia, come l'ha definita Berlusconi, e' avvenuta in clima crepuscolare, come quando alla televisione ritrasmettono Carosello, a sanzionare, se ce ne fosse stato bisogno, che si e' concluso un ciclo, caratterizzato dall'ammissione del leader di Arcore della sconfitta della missione che si era auto-attribuito: riunire i moderati italiani. Piu' che mai l'anziano leader e' apparso prigioniero delle fazioni che hanno dilaniato il Pdl negli ultimi anni: piu' che manipoli di irriducibili, gli uomini e le donne raccolti intorno a lui al Palazzo dei Congressi di Roma, sono apparsi in gran misura attenti pretendenti a parti delle spoglie. Conclusa con Fini la stagione delle espulsioni in chiave stalinista, dopo il non accoglimento dell'Udc di Casini nel Pdl, la fuoriuscita di La Russa e Meloni con il loro Fratelli d'Italia, Berlusconi ha preso atto che cio' che gli rimaneva, a vent'anni dalla sua discesa in politica, era la creatura originaria, Forza Italia, e che conveniva applicare a questa fase della sua esperienza politica la ricetta gia' utilizzata (con poco successo) in Alitalia della ''bad company''. Ad un Pdl da cui tutti appaiono oggi in fuga (Alfano che ne era segretario nel Nuovo Centrodestra, Berlusconi che ne era presidente in Forza Italia), rimangono gli insuccessi. Alle nuove formazioni il futuro. Un futuro che, secondo le parole di Berlusconi, deve vedere riunite comunque tra loro le schegge del centrodestra, Alfano incluso. Difficile vedere infatti, in questa fase, quali valori differenzino Forza Italia e Nuovo Centrodestra: cio' che li divide e' la valutazione politica su questa fase, il giudizio sul governo, le prospettive sulle riforme, forse la concezione della ''sacralita''' del corpo del sovrano, il cui destino si decidera' con il voto dell'assemblea di Palazzo Madama.

Il passaggio difficile e' quello che puo' vedere una Forza Italia di traverso sul cammino delle riforme, quella elettorale e quella costituzionale, un passaggio che puo' restituirci la sterilita' di precedenti tentativi finiti nel nulla. Tanto da poter considerare che, forse, sara' il caso di ''rassegnarci'' al quadro definito da questa Costituzione, invece di caricarla di colpe sulle inefficienze e gli insuccessi delle stagioni politiche che si sono succedute.

In questo senso vita del governo e percorso delle riforme non appaiono piu' cosi' strettamente legati. Difficile immaginare una crisi di governo a breve: la fiducia del Parlamento sembra garantita, nonostante analoga separazione in altra forza politica di maggioranza, Scelta Civica. Un mondo politico che appare impazzito e poco credibile a destra come a sinistra, in una stagione che ricorda da vicino la crisi verticale delle forze politiche della Prima Repubblica, apre tuttavia scenari inquietanti di incursioni di interessi internazionali nel nostro Paese e asfalta un'autostrada per movimenti di impronta populista, irresponsabili per definizione, a partire dal Movimento 5 Stelle.

Inevitabili le preoccupazioni dei partner internazionali dell'Italia, a partire da quelli dell'Unione Europea, sui prossimi destini ed atteggiamenti del governo Letta.

Di questo e' opportuno tenga conto anche il Partito Democratico, con la nuova leadership che si appresta a mettersi alla stanga per tirare il carro: antica definizione di De Gasperi rivolta ai giovani seguaci di Dossetti in particolare, perche' contribuissero a trasformare il Paese.

Il banco di prova, dopo l'invito di Bruxelles al riesame, e' rappresentato dalla legge di stabilita', su cui si e' giocato ieri un minuetto a parti inverse: Forza Italia a sottolineare i richiami, il Pd a sminuirli.

E' questione gia' di oggi ed eloquenti saranno i comportamenti.

dir/vlm

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